Donald Trump non è più tra i 400 più ricchi d’America: è la prima volta in 25 anni

(Photo by Erin Schaff – Pool/Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

Donald Trump, adesso, ha un patrimonio stimato di 2,5 miliardi di dollari, ossia 400 milioni di dollari in meno rispetto alla soglia minima per entrare nella classifica Forbes delle 400 persone più ricche d’America di quest’anno. Nonostante possegga una ricchezza più o meno pari a quella dell’anno scorso, quando si trovava al n. 339 della classifica, il suo patrimonio è diminuito di 600 milioni di dollari dall’inizio della pandemia.

Nel dettaglio, se da una parte i titoli tecnologici, le criptovalute e altri asset hanno prosperato nell’era del Covid-19, dall’altra le proprietà immobiliari che si trovano nelle grandi città, e che costituiscono la maggior parte della fortuna di Donald Trump, hanno sofferto. Facendo, quindi, uscire l’ex presidente americano dal più esclusivo club del Paese. E anche se sta cercando un nemico da accusare, Trump deve prima di tutto incolpare se stesso.

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Cinque anni fa, infatti, ha avuto un’occasione d’oro per diversificare la sua fortuna. Dopo le elezioni del 2016, i funzionari federali di etica stavano spingendo Donald Trump a cedere i suoi beni immobiliari. Ciò gli avrebbe permesso di reinvestire i proventi in fondi indicizzati ad ampio spettro e assumere incarichi senza conflitti di interesse. Altri nel ramo esecutivo non hanno altra scelta che ascoltare i funzionari di etica. Le persone che detengono beni che potrebbero entrare in conflitto con il loro lavoro quotidiano nel governo corrono il rischio di violare la legge penale sui conflitti di interesse. Il presidente, però, è esente da quello statuto, come aveva fatto notare con orgoglio Trump durante una conferenza stampa, organizzata nella Trump Tower nove giorni prima di entrare alla Casa Bianca: “Potrei effettivamente gestire la mia attività e gestire il governo allo stesso tempo. “Non mi piace l’aspetto, ma potrei farlo se volessi. Sarei l’unico che sarebbe in grado di farlo”.

Trump, quindi, aveva deciso di aggrapparsi ai suoi beni. All’epoca valevano circa 3,5 miliardi di dollari, al netto delle tasse. Se, invece, avesse scelto di vendere tutto, avrebbe dovuto pagare un importante quantità di tasse sulle plusvalenze. In sintesi, Donald Trump ha acquisito le sue cinque partecipazioni più redditizie molto tempo fa e ora ha probabilmente enormi guadagni non tassati bloccati in ciascuna di esse. Se avesse pagato la massima imposta possibile sulle plusvalenze – 23,8% al governo federale, più 8,8% alle autorità dello Stato di New York su ogni centesimo che possedeva – avrebbe diminuito di circa 1,1 miliardi di dollari la sua fortuna, portandola a 2,4 miliardi di dollari al primo giorno della sua presidenza. Ma quello che all’inizio poteva sembrare un importante sacrificio, oggi si sarebbe potuto trasformare in un colpo molto redditizio. Ad esempio, investendo quei 2,4 miliardi di dollari in un fondo indicizzato che replica l’S&P500, la fortuna di Trump sarebbe arrivata a 4,5 miliardi di dollari. L’80% in più alta rispetto a oggi. Il suo rifiuto, quindi, gli è costato 2 miliardi di dollari.

E questa è una stima prudente: gli sarebbe potuto costare molto di più. Una sezione poco conosciuta del codice fiscale federale consente ai dipendenti pubblici che si liberano delle loro proprietà di ottenere un documento chiamato certificato di cessione, che consente loro di evitare di pagare le tasse sulle plusvalenze. Si tratta, in sintesi, di un modo con cui il governo invoglia i funzionari a prendere la scelta migliore ed evitare conflitti di interesse. Walter Shaub, che gestiva l’Ufficio per l’etica del governo all’epoca in cui Trump stava passando al suo nuovo ruolo, ha detto a Forbes che sarebbe stato felice di consegnare a Trump un certificato di cessione, ma non è chiaro se i funzionari dell’Internal Revenue Service avrebbero onorato il documento. Secondo Shaub, il team di Trump non l’ha nemmeno chiesto. “Non hanno mai mostrato alcun interesse per la cessione”, ha detto.

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La chiusura mentale, quindi, ha i suoi costi. Se Trump fosse riuscito a evitare le tasse sulle plusvalenze, avrebbe potuto teoricamente reinvestire 3,5 miliardi di dollari nell’S&P500 il giorno in cui è entrato alla Casa Bianca. In quello scenario alternativo, Trump lo scorso settembre, momento in cui Forbes chiude tutti i conti per la scrittura della classifica, avrebbe avuto un patrimonio stimato di 7 miliardi di dollari. Cifra che gli avrebbe permesso di essere la 133ª persona più ricca del Paese. E, invece, per la prima volta in 25 anni è fuori dalla classifica delle 400 persone più ricche d’America.