Come una startup ha trasformato la smart mobility in un gioco a premi

Wecity
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Articolo tratto dal numero di aprile 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Chi va al lavoro in bici può ‘vincere’ fino a 50 euro al mese. I clienti di un supermercato ottengono buoni sconto se si muovono con i mezzi pubblici o a piedi. I ragazzi di un liceo invece partecipano gratuitamente alla gita scolastica. E i cittadini di un comune ottengono monete virtuali da spendere al bar se contribuiscono a ridurre la produzione di Co2. È il grande gioco della mobilità sostenibilità pensato e sviluppato da Wecity per incentivare i comportamenti ecologicamente corretti in città.

Paolo Ferri ha dovuto attendere quasi dieci anni per vedere apprezzata la sua idea. Ha avuto pazienza, ha tenuto duro e dopo la pandemia ha visto crescere l’interesse e le richieste per Wecity, la startup da maratona partita da Modena e adesso in pieno mainstream, come direbbe un critico di musica jazz: la transizione energetica è un obiettivo europeo, reso ancora più necessario dalla crisi causata dal conflitto fra Russia e Ucraina, e la promozione di scelte di mobilità con un minore impatto per il clima e l’ambiente è diventata un obbligo di legge per aziende e amministrazioni pubbliche.

La nascita di Wecity

Ingegnere meccanico, Ferri progetta impianti di produzione per l’energia rinnovabile da un paio di decenni. Conosce bene, quindi, la materia. All’inizio del nuovo secolo con tre amici comincia a pensare a Wecity: Paolo Levoni è ingegnere come lui, Gianluca Gaiba viene dal mondo digitale (è stato uno dei primi dipendenti in Italia di Simulmondo, software house specializzata in videogiochi), Manuel Maggio si occupa di comunicazione e marketing. 

“Eravamo ancora nella preistoria della mobilità sostenibile. Non c’era neanche l’app di blablacar e pensavamo a qualcosa per ridurre il numero di auto in circolazione e spostare più persone a parità di emissioni”, ricorda Ferri. “Poi è arrivata blablacar ma quel modello non era economicamente sostenibile senza importanti risorse finanziarie. Noi, però, non abbiamo gettato la spugna, anche perché il nostro territorio si presta a spostamenti misti bici, monopattino, mezzi pubblici. Del resto il 60% degli spostamenti in Italia sono sotto i 5 chilometri e in area urbana”. Detto in altri termini, l’auto nella maggior parte dei casi è una scelta dettata dall’abitudine più che dalla necessità.

Wecity nasce per lavorare sulle nostre scelte di mobilità, dando la possibilità ad aziende e amministrazione pubbliche di premiare cittadini, dipendenti e clienti che si muovono riducendo l’impatto sull’ambiente. È la soluzione economicamente sostenibile dell’idea originale (dopo l’intervento di qualche investitore, nel 2021 la startup ha raccolto 200mila euro con una campagna di equity crowdfunding). “Ma facevamo molta fatica a proporre questo meccanismo premiante, non c’era attenzione e interesse”, racconta Ferri. “Poi nel 2020, nel giro di pochi mesi, è cambiato tutto e abbiamo cominciato a vendere il nostro servizio con più facilità. Prima sono arrivati i Comuni e adesso ne abbiamo una cinquantina, poi le aziende”. E tra queste ci sono nomi come Ferrari, Coop, Conad e Bper.

Bike to Work

Per la casa del cavallino rampante, e altre 11 aziende del territorio, Wecity ha gestito il progetto Bike To Work, promosso dal Comune di Maranello: i dipendenti che vanno al lavoro pedalando ricevono 20 centesimi per ogni chilometro percorso e registrato dall’app, fino a 50 euro al mese. Conad, invece, ha coinvolto i clienti della provincia di Modena e Reggio Emilia che ottenevano un buono sconto di 5 euro ogni 25 chilometri fatti a piedi, in bici o sui mezzi pubblici. “L’app capisce come ti muovi, che mezzo stai usando, quante volte ti sposti, come lo fai e calcola la quantità di Co2 risparmiata. Questi sono tutti dati che possono entrare nel bilancio di sostenibilità di un’azienda”. 

La mobilità è uno dei principali fattori di inquinamento e dalla fine del 2020 gestirla in modo sostenibile è un obbligo per le aziende, così come nelle amministrazioni pubbliche, sopra i 100 dipendenti: per legge devono avere un mobility manager, una figura che ha come principale strumento il piano di spostamento casa-lavoro, in codice Pscl. Gli obiettivi? Ottimizzare la mobilità, garantire il benessere dei dipendenti e ridurre la produzione di Co2. 

“Per coinvolgere le persone puoi partire con una gamification, proponendo un gioco o una gara. Così facendo raccogli dati sulle abitudini di mobilità, senza fare domande ma rilevando i comportamenti. E questa caratteristica li rende ancora più attendibili e preziosi”, spiega Ferri.

Gara di sostenibilità

La chiave è premiare i comportamenti virtuosi. In palio possono esserci soldi, buoni sconti ma non solo. Per i comuni Wecity, che è diventata società benefit, ha sviluppato il Co2 Coin, che equivale a un centesimo. Chi pedala ottiene queste monete virtuali, che possono essere poi spese nei negozi del territorio. “In un video abbiamo il sindaco di Legnano che paga il caffè al bar con i Co2 Coin”, racconta Ferri. “Ogni amministrazione può decidere dove possono essere spesi i Co2 Coin. Questo è un meccanismo che permette di restituire al territorio parte del valore sviluppato con la mobilità sostenibile. E presto sarà utilizzato anche in altre aree geografiche”. 

In un liceo di Sassuolo, 1.500 studenti, la preside ha usato Wecity per lanciare una gara tra le classi: quella che, nel suo insieme, ha prodotto meno Co2 non ha pagato le quote per partecipare alla gita scolastica. “La scuola è uno snodo fondamentale per lo sviluppo di una cultura diffusa della mobilità sostenibile”, osserva Ferri che aggiunge: “Noi lavoriamo con Bper, banca che ha 18mila dipendenti, e con Comuni che ne hanno 30, perché il nostro modello di business è modulare e si adatta a tutte le esigenze e le dimensioni. Bastano 10mila euro per un progetto di avvio di un anno, anche perché non serve creare un’app per ogni azienda o progetto ma personalizziamo quella che abbiamo già”.

Per arrivare a una vera smart mobility non basta, quindi, incentivare gli acquisti di bici che magari poi restano in garage o di veicoli elettrici che si rischia di non sapere dover ricaricare. Serve una politica di sostegno ai comportamenti virtuosi perché solo quelli potranno cambiare la nostra impronta sull’ambiente nel medio e lungo termine. È questa la sfida di Wecity che ora, infatti, punta a ‘esportare’ la sua app dalle comunità (i dipendenti di un’azienda, i cittadini di un comune o gli studenti di una scuola) agli individui.

“Il prossimo passo è passare dal business b2b al b2c”, conferma Ferri. “Il nostro obiettivo è fare un’app che possa essere utilizzata da chiunque senza passare dal progetto di un’azienda o di un’amministrazione pubblica. Stiamo pensando di realizzare un navigatore per percorsi sicuri sulla base delle indicazioni degli utenti. E dobbiamo lavorare per sviluppare i giochi e i premi per i privati: entro fine anno avremo una grossa novità. Ma per fare tutto questo va potenziato il team e serve un nuovo round di finanziamento”, conclude Ferri che incrocia le dita e conta possa arrivare nel primo semestre 2022”.

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