Come Retelit vuole diventare protagonista della digitalizzazione a livello europeo

Federico Protto
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Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

In un’Italia che si digitalizza e mette in cantiere investimenti sull’onda del Pnrr, Retelit vuole recitare un ruolo da protagonista. L’azienda, che dispone di una rete proprietaria in fibra ottica sul territorio nazionale e internazionale, dall’estate 2021 è passata sotto il controllo di Marbles, società del fondo Asterion Industrial Partners. In seguito all’Opa, Retelit non è più quotata in Borsa dal 29 novembre 2021 e ha cambiato diversi elementi del cda, scegliendo però di confermare alla guida della società l’amministratore delegato Federico Protto. “L’avvento del nuovo azionista non ha modificato la direzione strategica della società”, dice. “Una scelta che si riflette nella volontà di mantenere continuità anche nell’operatività”.

In questo senso è stato confermato il piano di investimenti sulla fibra ottica per le aree non coperte da incentivo pubblico, in particolare nelle aree grigie, dove è presente la rete di un solo operatore. Il focus del gruppo, infatti, è rimasto la fornitura di soluzioni per la trasformazione digitale, che si sostanzia nella rete di fibra ottica e nei data center proprietari, oltre ai servizi in cloud. Anche se negli ultimi anni, seguendo una strategia di integrazione verticale, il profilo di offerta del gruppo si è aperto al mondo dei servizi gestiti.

“L’acquisizione di Welol Next nel luglio 2021 ci ha permesso di darci un posizionamento importante nel panorama nazionale in ambito cloud Microsoft Azure e va a completare la nostra offerta nel mondo degli Erp (Enterprise resource planning, i software gestionali per le aziende, ndr)”. Con questa nuova acquisizione Retelit ha aggiunto un ulteriore tassello dopo aver rilevato Pa Group e Brennercom. “Grazie a Welol, Retelit è ora in grado di fornire ai propri clienti soluzioni che coprono l’intero stack tecnologico di Microsoft, di cui è tra i preferred partner in Italia”.

La scelta è la continuità anche per quanto riguarda i grandi cavi sottomarini, con l’Italia che continuerà a essere punto di approdo in Sicilia, Puglia e Liguria. “Noi facciamo parte di un consorzio di data center nei pressi di Palermo, abbiamo una landing station a Bari, ma siamo presenti anche Genova e Savona, dove si stanno mettendo a terra nuovi cavi verso le principali città italiane ed europee, con collegamenti infrastrutturali ad altissima capacità”. Ed è sempre in questo senso che, nell’agosto 2021, è stata annunciata una nuova partnership per l’upgrade tecnologico a 400 gigabit per secondo del sistema di cavi sottomarini IG-1, oltre alla creazione di un nuovo collegamento in fibra ottica a bassa latenza tra l’Europa occidentale e la Penisola balcanica operativo da ottobre 2021.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza profila diverse occasioni per Retelit. Infatti, il governo italiano ha deciso di stanziare sulla digitalizzazione 46,3 miliardi di euro. Di questi, circa 6,7 miliardi saranno dedicati all’espansione della banda ultralarga. “Ci saranno investimenti su infrastrutture per scuola, sanità, isole minori, 5G e anche su aree geografiche dove un operatore non investirebbe. Sono tutti bandi a cui siamo interessati, perché fanno parte del nostro dna infrastrutturale”.

Progetti come Italia a 1 Giga e Italia 5G, tuttavia, presentano anche alcune criticità. “I soldi del Pnrr, lo dico da operatore, sono molto ben allocati e indirizzati a esigenze effettivamente presenti”, sottolinea Protto. “Tuttavia, la sovrapposizione temporale di questi bandi rischia di creare colli di bottiglia, specie in una situazione di scarsità di figure professionali deputate a realizzare questi lavori. Uno studio di Anie, ci dice che andremo incontro a un gap di 20mila figure professionali tra progettisti, addetti agli scavi, antennisti e tecnici specializzati”.

Retelit è impegnata anche in una serie di progetti europei relativi allo sviluppo del cloud. È attiva nell’ambito di Gaia-x, che lavora allo sviluppo di una federazione di infrastrutture di dati e fornitori di servizi per l’Europa, con l’obiettivo di garantire una sovranità digitale europea. Ed è stata anche tra le prime aziende a entrare nella European Alliance on Industrial Data Edge and Cloud, iniziativa del Commissiario europeo per il mercato unico, Thierry Breton, pensata per sviluppare tecnologie informatiche di cloud ed edge di prossima generazione. “Noi europei abbiamo una dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti evidente”, sostiene l’ad di Retelit. “Utilizziamo tecnologie che non sono nostre e abbiamo visto negli ultimi mesi con l’energia quali possano essere i rischi di essere troppo dipendenti da qualcuno. Ma se abbiamo un evidente ritardo rispetto agli altri se si parla di tecnologie alternative, non è troppo tardi per lavorare sul nostro mercato e far sì che i provider esteri debbano seguire certe regole, rendendo più difficile staccare la spina in caso di screzi futuri”.

Di respiro europeo è anche un altro progetto che Retelit sta portando in ambito health, segmento di mercato su cui l’azienda si è focalizzata negli ultimi anni. Retelit, infatti, insieme a Università di Roma Tor Vergata, Istituto scientifico Irccs San Raffaele, Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Genomica sta partecipando all’Ipcei Salute (Il Fondo Ipcei è uno strumento agevolativo per i Progetti di comune interesse europeo) con un progetto che mira ad analizzare e risolvere le criticità relative alla gestione, trasporto, diritti e governance dei dati medico-sanitari. “Stiamo partecipando con istituti nazionali a questo progetto mettendo a disposizione componenti sia di rete che di cloud”, sottolinea Protto.

Cresce infine anche l’impegno sociale del gruppo che dal 2020 ha avviato un percorso verso la sostenibilità che si tradurrà a breve nel primo bilancio di sostenibilità. Oltre al pacchetto di interventi finalizzato a ridurre l’impronta ambientale, incentrato sull’efficientamento dei suoi 19 data center, Retelit si è impegnata per sostenere l’innovazione diffusa. “Stiamo investendo in C.Next, ovvero un progetto di creazione di campus tecnologici in Italia. In questo momento ce n’è uno già operativo a Lomazzo, in provincia di Como, e ha la funzione di creare un luogo dove le startup possono insediarsi, recuperando spazi di aree industriali dismesse. Il piano prevede l’avvio di altri sei poli entro la fine del 2023, creando spazi dove le società possono proporre i loro progetti. Noi le vogliamo mettere a sistema, dar loro lavoro e aiutarle nello sviluppo”.

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