Come un imprenditore di origini italiane ha conquistato l’America con la sua piattaforma di investimento

Damián Ariel Scavo
Damián Ariel Scavo
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La sua storia parte dall’Argentina, passa per l’Italia e approda in Silicon Valley. Damián Ariel Scavo è un imprenditore seriale e un personaggio straordinario. Non solo ha saputo trasformare le sue idee in realtà, raggiungendo il successo giovanissimo, ma continua a realizzarle con progetti rivoluzionari. Non solo fa impresa in modo etico, ma lo vive come una missione per un mondo migliore. Gli abbiamo parlato nella sede della sua attività, la startup Streetbeat: una villa a Menlo Park, che ha trasformato in una sorta di campus.

La sede di Menlo Park

In che cosa consiste Streetbeat?
Streetbeat è una piattaforma gratuita di investimento e trading per azioni, criptovalute e DeFi. In Streetbeat ho unito la mia esperienza in Borsa con quella nei dati, per creare una tecnologia che permetta alle persone di investire senza perdere. Quest’anno i clienti di Robinhood hanno perso il 35% e il mercato il 20%. Ormai, i dati in Europa sono ufficiali ed è provato che l’80% delle persone che investe in Borsa perde. I nostri clienti, invece, ottengono risultati positivi, perché diversifichiamo le operazioni in base ai dati delle società e verifichiamo in tempo reale la situazione. Tramite il primo round di finanziamento, nel 2021, abbiamo raccolto dieci milioni, ora ci prepariamo a un round di serie A da 20 milioni. Abbiamo acquisito oltre 40mila clienti in quattro mesi, senza marketing. E, siamo in continua crescita.

Come ha avuto questa idea?
Nel 2019 notai che amici, parenti e molte altre persone facevano trading. Mi chiedevano spesso dove investire, ma era difficile dirlo. Nel 2020 il mercato era molto forte, ma prevedevo che sarebbe arrivato il crollo del 2022. E a mio avviso, il mercato sarà molto volatile e debole fino al 2026. Pensai che, se tutto questo fosse stato gestito nella maniera giusta, sarebbe accaduto per tante persone qualcosa di miracoloso.

In Silicon Valley molti temono di essere copiati. Anche per lei è così?
Hanno iniziato a copiarci sia Robinhood, sia Public, ma ne sono felice perché la mia missione è proprio quella di costringere il mercato a cambiare. I broker sono in conflitto di interesse, guadagnano anche quando le persone perdono, incentivano tanto sia il trading, sia le leve finanziarie. Per questo voglio che tutti i broker mi copino, introducano investimenti di qualità, mitighino il rischio di perdere in Borsa. In base ai nostri dati, il titolo da comperare oggi è Microsoft. Lo facciamo noi in automatico, lo comperiamo all’ora giusta e lo venderemo domani al momento giusto, massimizzando le chance di guadagno. E se accade qualcosa di imprevisto, evitiamo il crollo.

La vostra piattaforma è aperta anche ai clienti europei?
Siamo registrati in America, ma accettiamo utenti e aziende da tutto il mondo. La maggior parte dei nostri dipendenti, circa il 60%, è in Europa, molti in Polonia e Italia. Avevamo previsto l’attacco russo all’Ucraina e avevamo spostato alcuni nostri dipendenti e le loro famiglie, ma alcuni hanno voluto rimanere e ora lavorano nei bunker ora. Ci stiamo impegnando ad assumere molto personale in Ucraina e Bielorussia.

Lei è argentino, ma con origini italiane.
Sono nato in Argentina, da genitori che erano figli di immigrati italiani. Dal lato materno le origini erano abruzzesi e toscane, da quello paterno siciliane. I miei genitori, comunque, si trasferirono in Italia, in provincia di Firenze, e quindi mi considero anche italiano. Alla fine ho trascorso nove anni in Argentina, 22 in Italia e oltre dieci negli Stati Uniti.

Come ha cominciato la sua carriera in Italia?
In Argentina c’erano ottime scuole, che mi hanno dato le basi della programmazione, ma in Italia la mia famiglia era molto povera. Vivevamo in case popolari e non potevamo permetterci un computer. Ne avevo uno a scuola, ma, non avendo un computer a casa, in principio scrivevo i codici sulla carta e poi li portavo a scuola, dove potevo usare il computer qualche ora alla settimana. Alle superiori scelsi un percorso in programmazione, anche se decisi poi di studiare finanza all’università. Non riuscii, però, a terminare, perché mio padre morì improvvisamente. Non avevamo nemmeno il denaro per pagare la sua sepoltura e dovetti cominciare a lavorare. Avevo 20 anni. Accettai un lavoro come marketing e business developer per List Group, ora acquisito da Ta Associates, dove costruivo il software usato dai trader.

Si distinse subito?
Un anno dopo, a 22 anni, navigavo nell’ambiente con agilità, la professione mi appassionava. A 23 avevo più di 100 clienti in tutto il mondo, perché parlavo inglese, spagnolo e anche un po’ di francese. Facevo presentazioni a Intesa in italia, a Bbva in Spagna, a Nomura in Giappone. Fu una grande scuola, sarò sempre grato al team che mi permise di crescere. Lasciai quando mi sentii pronto a iniziare qualcosa di mio.

Che cosa fece?
A 26 anni creai un trading desk privato, con alcuni dei migliori trader che avevo come clienti. Andò molto bene e, finalmente, risolsi i miei problemi finanziari. Riuscii a pagare i debiti di tutti i miei familiari e delle famiglie vicine alla nostra, ad aiutare negli studi i miei parenti e molto altro. Allora guadagnavo già mezzo milione netto l’anno. Cominciai a girare il mondo e a fare molta formazione. Prima dei 30 anni avevo girato il mondo 30 volte. Guadagnai il mio primo milione a 27 anni. Ma, a questo punto della mia vita, avevo ancora bisogno di una svolta.

Fu allora che prese un anno sabbatico.
Sapevo che volevo lavorare nel mondo delle startup, ma dovevo imparare. Mi dedicai per un anno alla beneficenza e alla microfinanza in Africa e in altri paesi in via di sviluppo. Collaborai con associazioni no profit, come Emergency, L’albero della vita e Amici di Francesco. Con quest’ultimi ideai The Savana Bank, un’iniziativa per applicare un modello di business sociale di finanza, basato su un’idea del premio Nobel Mohammed Yunus, per una struttura di microcredito in Benin.

Poi si dedicò totalmente alle startup.
In principio diedi una mano a Quadro Vehicles. Avevano inventato il primo tre ruote venduto da Piaggio e un quattro ruote che aveva delle potenzialità. Con loro girai il mondo per trovare fornitori. In quel periodo – era il 2009 – riuscii a raccogliere due milioni in Italia, che per allora era tantissimo. In tutto, in Italia furono investiti 14 milioni in startup in un anno. Alla fine vendetti le mie quote di Quadro, dove ero un socio di minoranza, e decisi di lanciarmi in una nuova avventura.

Fu allora che arrivò in Silicon Valley?
Sì, arrivai nel 2012, a 33 anni. Non conoscevo nessuno, ma trovai tante persone disposte ad aiutarmi. Quando mi incontravano, mi chiedevano: ‘Damián, cosa posso fare per te?’. È una domanda che ho sentito spesso qui e raramente altrove. Incontrai Fabrizio Capobianco, che mi diede molti consigli. Qui il tuo successo è il successo di tutti, perché tutti diventano collaboratori, e quindi se tu fai bene, tutti fanno bene. È una comunità in cui tutti cercano di sostenersi a vicenda. Ho incontrato gente che mi ha insegnato come far crescere un’app nello store, o un gruppo di irlandesi che mi ha prestato gratis un hardware del valore di un milione di dollari per renderci più forti.

A luglio 2012 ha fondato a Palo Alto Axwave, una società di dati che opera nei media.
Con la tecnologia Axwave fornivamo dati molto accurati sull’esposizione pubblicitaria. Riconoscevamo in tempo reale ciò che le persone stavano guardando in tv, ascoltando alla radio, guardando al cinema. Si chiamava Gsound. Ero in vacanza in Messico quando Amazon fece una presentazione di qualcosa di molto simile per il suo Firephone. Il mio team si preoccupò, pensando subito che ci avessero copiato. Io, invece, compresi che eravamo nella direzione giusta e decisi di scrivere direttamente a Jeff Bezos per proporgli il nostro aiuto. Mi rispose dopo tre ore e mi mise in contatto con Douglas Booms che ci fece una proposta di acquisizione. Non accettai, perché volevo crescere. Questo mi portò a conoscere molti ceo nel mondo dei dati. Nel dicembre 2018 vendetti Axwave a Samba Tv, con un incredibile guadagno, perché pensavo già a Streetbeat. Fu l’unica exit di un italiano in Silicon Valley dal 2018.

Cosa prevede per il mercato nel prossimo futuro?
Mi aspetto tre anni di grande instabilità. Fino a luglio-agosto 2025 il mondo sarà abbastanza agitato, poi le cose cominceranno a calmarsi. Ma fino ad allora ci saranno problemi legati al Covid e alla guerra, e grossi problemi come quello della fame, dato che stiamo combattendo nei “granai d’Europa”, dell’inflazione, del petrolio, dell’immigrazione.

A suo parere, ci sarà una terza guerra mondiale?
Credo che l’abbiamo evitata, perché altrimenti sarebbe già accaduta. Ci hanno salvato la creazione di stati cuscinetto e la battaglia alla disinformazione, in cui la Russia provoca tanti danni. Penso, in particolare, alla disinformazione sul Covid. Esisterà sempre tensione fino a quando personaggi come Putin avranno il controllo delle fonti energetiche. Per questo è fondamentale cessare al più presto la dipendenza da gas e petrolio e focalizzarsi su soluzioni sostenibili.

È impegnato anche sul fronte ambientale?
Conto di quotare Streetbeat in Borsa entro cinque anni e stiamo lavorando anche agli investimenti in crediti verdi, dato che c’è ancora confusione. Ho in mente di impegnarmi poi in campo ambientale per i prossimi 25 anni. Voglio attirare capitali di fondi di investimento per iniziative a favore dell’ambiente e intendo fare coaching per insegnare a ingegneri e scienziati a diventare imprenditori sostenibili. Solo così non si lascia il problema ai governi e ai politici del momento. Servono investitori iniziali, ma poi la sostenibilità deve dare anche risultati economici ed essere produttiva, per funzionare davvero. Voglio poi combattere la disinformazione, che considero il ‘cancro’ dell’umanità, e la povertà, che aumenterà.

Lei ha studiato filosofia, spiritualità e la mente da quando aveva otto anni. Ancora oggi pratica la meditazione. In che modo tutto questo la aiuta?
Ritengo la spiritualità molto importante, e vorrei collegarla alla consapevolezza. Sono convinto che la crisi che sta vivendo adesso l’umanità sia legata a questo: abbiamo tecnologie troppo avanzate per il livello di consapevolezza medio della gente. TikTok o Facebook hanno un effetto incredibile sui cuori e le menti delle persone. Aumentare il livello di consapevolezza è un’altra missione che l’umanità deve perseguire. Grandi guide spirituali, come il Dalai Lama e il Papa, ci insegnano a conoscere noi stessi per conoscere l’uomo. Dobbiamo renderci conto che tutto ciò che facciamo ha piccole e grandi conseguenze. Dobbiamo sviluppare empatia e compassione. In altre parole, non dobbiamo fare solo quello che è meglio per noi stessi, ma dobbiamo guardare al quadro più ampio.

Lei scala montagne, corre in macchina e in moto, fa scuba diving e paracadutismo, guida aerei e barche. L’adrenalina è uno stimolo nella sua vita?
Sono sempre stato appassionato di velocità e sport estremi, che insegnano sensibilità e attenzione al dettaglio. Purtroppo, negli ultimi anni gli investitori vogliono che faccia assicurazioni sulla vita che mi impediscono di essere attivo come prima. E poi adesso ho due figli: Gabriel, nato a San Francisco, e Michael, nato ad Assisi durante la pandemia. Con mia moglie, che dopo una laurea come dentista ha lavorato in startup biotech, abbiamo deciso di passare un periodo in Italia durante la pandemia ed è stato molto bello. Penso che in futuro mi dividerò sempre più tra Italia e Silicon Valley.

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