Missione compiuta per Vega C: il lanciatore di Esa ha rilasciato i satelliti in orbita

Vega C (ESA)
Vega C (ESA)
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Missione compiuta per Vega C, il nuovo lanciatore dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) costruito principalmente dalla italiana Avio. Il vettore, nonostante sia riuscito a decollare solo al terzo tentativo e a pochi secondi dalla chiusura della finestra temporale possibile per il lancio, ha rilasciato come previsto i satelliti in orbita. L’intera operazione si è conclusa in due ore e 15 minuti.

Il Vega C trasportava un carico prezioso: il satellite scientifico Lares 2 dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e 6 micro-satelliti cubesat. Questi sono gli italiani Astrobio, creato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), il Greencube dell’Università La Sapienza di Roma e l’Alpha.

Il primo testerà una soluzione per rilevare le bio-molecole nello Spazio; il secondo è un esperimento legato alla coltivazione delle piante in un ambiente di micro-gravità. Il terzo, infine, punta a fornire informazioni utili per comprendere i fenomeni legati alla magnetosfera terrestre, come l’aurora boreale e quella meridionale. Gli altri cubesat sono il Trisat-R sloveno, nonché il MTCube-2 e il Celesta francesi. Il loro compito sarà studiare gli effetti di un ambiente di radiazioni ostile sui sistemi elettronici.

Un vettore sempre più performante

Lo stesso Vega C è prezioso per le innovazioni che incorpora. In particolare, è dotato di una maggiore capacità di carico (sia in termini di masse maggiori sia di volumi per un totale di 2.300 chili contro i 1.450 del modello precedente) grazie all’adattatore Small Spacecraft Mission Service (SSMS), di un secondo stadio Zefiro-40 perfezionato e soprattutto di un nuovo motore P120 C a combustibile solido.

Il propulsore ha una capacità di 141 tonnellate di propellente solido ed è stato collocato nel primo stadio del lanciatore Vega C. In futuro, peraltro, sarà anche il propulsore dell’Ariane 6. Inoltre, il motore AVUM+, montato sul quarto stadio del lanciatore, permetterà a Vega C di rilasciare i payload in tre orbite differenti. Il motore ha infatti la capacità di effettuare sette riaccensioni e di indirizzare lo stadio finale in un’orbita di rientro. Ciò affinché si auto-distrugga e non ci sia il rischio che diventi uno dei tanti detriti della spazzatura spaziale che girano attorno alla Terra.

Un viaggio slittato di 2 ore

Il lanciatore europeo avrebbe dovuto originariamente cominciare il suo viaggio inaugurale alle 13:13 da Kourou in Guyana francese, ma un problema tecnico aveva fermato il countdown a meno di due minuti dal decollo. Poi, c’è stato un secondo tentativo alle 14:13, anch’esso abortito all’ultimo momento. Infine, alle 15:13 c’è stato il lancio. Il successo della prima missione del Vega C ha anche una forte valenza simbolica: conferma ancora una volta l’eccellenza dell’Unione Europea e dell’Italia, con il suo comparto industriale e scientifico, nel settore spaziale.

Non è un caso, infatti, se il primo Vega nel suo lancio inaugurale, avvenuto dieci anni fa (il 14 febbraio 2012), ospitava nove satelliti scientifici. Quattro erano italiani e tra questi c’era il proprio il primo modello di Lares, il cui compito era verificare un aspetto della teoria della relatività di Einstein.

La prossima sfida sarà ora quella del Vega E, che si dovrebbe concretizzare nel 2026. Il vettore avrà un’architettura semplificata e una nuova struttura, grazie alla sostituzione degli attuali terzo e quarto stadio con un nuovo stadio superiore criogenico. Inoltre, sarà dotato di un motore M10, costruito in Europa dalla Avio, che utilizza propellenti più sostenibili dal punto di vista ambientale (ossigeno liquido criogenico e metano). Secondo i piani avrà, infine, un sistema avanzato di controllo della pressione che consente arresti e riavvii multipli nello Spazio.

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