La crisi delle crypto colpisce anche Opensea, il marketplace di Nft: licenziato il 20% del personale

OpenSea
(foto Shutterstock)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

Giovedì, OpenSea, il più grande marketplace mondiale di token non fungibili, ha rivelato di aver licenziato il 20% della sua forza lavoro nel bel mezzo del ‘cripto winter’ a causa del calo delle vendite e dei prezzi degli Nft.

Fatti principali

  • Il co-fondatore e ceo di Open Sea, Devin Finzer, ha condiviso un memo aziendale interno su Twitter in cui ha comunicato la notizia, dando la colpa all’instabilità economica generale e al forte calo dei mercati Nft e delle criptovalute.
  • I licenziamenti erano necessari per “preparare l’azienda alla possibilità di una recessione prolungata “, ha scritto Finzer, aggiungendo che ai lavoratori licenziati è stato fornito un pacchetto di fine rapporto “generoso”, copertura sanitaria fino al prossimo anno e aiuto in termini di inserimento inserimento lavorativo.
  • OpenSea è l’ultima di una serie di società crypto che ha annunciato dei licenziamenti. Lo hanno già fatto, infatti, Coinbase, Crypto.com, BlockFi, Gemini (dei gemelli miliardari Winklevoss). Senza dimenticare che la famosa piattaforma di gestione del patrimonio crypto, Celsius, ha dichiarato bancarotta.

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Background

A gennaio, OpenSea è stato valutata 13,3 miliardi di dollari. Cifra che ha reso i cofondatori Finzer e Alex Atallah i primi miliardari del settore degli Nft, secondo le stime di Forbes. Da allora, però, il mercato degli Nft è andato incontro a un calo. Il prezzo dell’indice JPG NFT, che tiene traccia delle raccolte di token di alto profilo, è sceso di quasi il 69% dal suo lancio ad aprile. All’inizio di quest’anno aveva fatto scalpore una notizia molto particolare: dopo aver comprato per 2,9 milioni di dollari l’NFT del primo tweet dell’ex CEO di Twitter, Jack Dorsey,  il proprietario ha cercato di rivenderlo per $48 milioni di dollari. Ma l’offerta più alta che ha ricevuto al termine dell’asta è stata di circa $280 dollari.

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