Dallo sharing al metaverso: la mobilità sostenibile secondo Matteo Tanzilli

Matteo Tanzilli
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“Sentivo l’esigenza di colmare un vero e proprio gap informativo: sugli organi di informazione si rincorrevano i titoli che raccontavano di un settore pericoloso, ma la realtà era ed è assolutamente diversa”. È partendo da questo chiaro assunto che Matteo Tanzilli, public affairs advisor di primarie aziende, ha deciso di dar via al suo primo libro “Modelli di condivisione. La mobilità sostenibile dallo sharing al metaverso”, pubblicato proprio questo mese, con la prefazione dei Proff. Paola Severino ed Enrico Giovannini, ed edito da Luiss University Press.

Con una laurea in Project Management presso la facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma e un master in cybersicurezza presso la Columbia University di New York, e già tra i migliori manager nella classifica del 2021 redatta da Forbes, oggi Matteo Tanzilli è anche presidente di Assosharing, la prima associazione di categoria del comparto sharing mobility e vice presidente di ANGI, associazione nazionale giovani innovatori.

Come nasce l’idea di scrivere un libro che racconti e analizzi compiutamente un fenomeno in ascesa come la sharing mobility?

Ho voluto costruire un testo che sia corroborato dai numeri e da fonti autorevoli con un approccio che non smarrisse mai la dimensione scientifica e analitica. È stato un modo per mettere a sistema questi anni di impegno quotidiano per un settore in grande crescita che ha portato alla nascita di Assosharing, la prima associazione di settore, con l’obiettivo di creare un referente istituzionale che raccontasse queste nuove modalità di spostamento entrate nelle abitudini degli italiani. Un linguaggio fruibile, destinato a tutti, garantendo un libro utile sia a uno studente che si affaccia alla materia che a un addetto ai lavori. Infine, ho dedicato uno spazio importante agli aspetti pratici. Il mercato richiede nuove competenze ai giovani come la figura del mobility manager, che nel volume viene illustrato tramite un caso concreto con la best practice del Piano redatto da Intesa Sanpaolo che nell’ambito dell’impegno esg promuove progetti con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro delle persone del gruppo per ridurre l’impatto ambientale e favorire modalità di trasporto più sostenibili.

A suo giudizio i decisori hanno saputo raccogliere le sfide evocate dalla sharing mobility? Cosa manca?

Occorre costruire una prospettiva lucida e pragmatica in merito al percorso che si intende intraprendere con la mobilità condivisa. L’intervento pubblico deve essere correttamente calibrato e indirizzato. Se, da un lato, il mondo privato e le amministrazioni pubbliche possono cooperare efficacemente per rendere effettiva una mobilità sostenibile tramite politiche che ne incentivino la domanda e ne indirizzino lo sviluppo, dall’altro si deve prestare attenzione all’imposizione di vincoli che si traducano in obblighi di servizio in assenza di compensazioni o incentivi anche economici come avviene per il Trasporto Pubblico Locale. Un esempio concreto: con l’Associazione abbiamo più volte proposto di allineare l’aliquota IVA al 10% come già avviene per il TPL in modo che gli operatori possano eventualmente riversare nuovi investimenti per tariffe più democratiche.

Qual è il valore aggiunto del suo percorso?

Ritengo fondamentale dialogare sempre con le istituzioni, all’insegna di un senso civico permanente e inossidabile. Privato e pubblico devono collaborare, operare in sinergia, procedere di pari passo soprattutto per temi innovativi che fino a pochi anni fa non esistevano. Le rispettive esigenze possono e devono essere complementari, dentro un rapporto di leale reciprocità. Se si accetta e sviluppa questo assunto, a beneficiarne saranno soltanto famiglie, cittadini, imprese e il sistema Paese nel suo complesso. Ci tengo inoltre a sottolineare che le parole di Papa Francesco sulla sostenibilità, contenute nell’Enciclica ‘Fratelli Tutti’, rappresentano la bussola che mi orienta e che mi indirizza ogni giorno.

Cosa significa per lei sostenibilità e come si inserisce nelle sfide del futuro?

Le abitudini degli italiani stanno cambiando. Il fenomeno del NOWNERSHIP con il quale si preferisce l’utilizzo al consumo rispetto al possesso sta sempre più crescendo. In Italia più della metà degli spostamenti quotidiani sono sotto i 5 chilometri. L’uso dell’auto privata si configura quindi come una scelta dettata più dall’abitudine che da reali necessità. Il nostro è infatti un settore che nell’ultimo anno è cresciuto del 61% in termini di corse e che ad oggi rappresenta un volume di affari di oltre 130 milioni. Proprio per questo occorre spostare l’attenzione sulle reali esigenze di mobilità e sulla definizione di servizi che possano garantire una risposta efficace limitando, allo stesso tempo, l’impatto che tali spostamenti determinano sull’ambiente e sul territorio. Bisogna incidere sulle abitudini tramite un nuovo approccio culturale, con proposte e opportunità che renda conveniente e favorevole spostarsi con mezzi non inquinanti. In un contesto in cui veicoli, infrastrutture dedicate e soprattutto servizi sono sempre più integrati appare dunque ormai inevitabile fare una scelta rispetto a un settore che è una realtà consolidata in ambito internazionale e che in un futuro, magari non troppo remoto, potrà integrare anche nuovi servizi innovativi, come droni aerotaxi a decollo verticale. Il tutto per essere più felici, recuperando le ore perse nel traffico e restituendo spazi urbani preziosi alle città.

Il suo cv è variegato: laurea in Project Management presso la facoltà di Architettura de La Sapienza, Master in cybersicurezza e rapporti istituzionali per primarie aziende. Qual è il comune denominatore di tutte le sue tappe?

Sicuramente l’innovazione. Anche se all’inizio ci può essere una chiusura, come avvenne per esempio con l’introduzione delle biciclette a fine ottocento o con quella dell’auto a inizio secolo, l’innovazione è sempre come un fiume in piena che va avanti e riesce a incanalarsi nel suo percorso. La mia strada ha una matrice chiara: creare contenuti che coinvolgano i miei ambiti di interesse sui temi dell’innovazione, della sostenibilità, del sociale o della cybersicurezza definite in un rapporto di sinergie tra pubblico e privato. A fare la differenza, sia nel mondo della politica, che nel tessuto imprenditoriale, sarà sempre la capacità di sviluppare e veicolare contenuti di qualità. Non bisogna parlare o esprimersi a ogni costo. È fondamentale saperlo fare quando si è in grado di produrre valore aggiunto, a maggior ragione nella comunicazione istituzionale.

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