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Smart Mobility 17 Luglio, 2020 @ 3:33

L’era della condivisione di Daimler e Bmw

di Gabriele Di Matteo

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Articolo apparso sul numero di Forbes di luglio 2020. Abbonati

La macchina come oggetto, prezioso, da lucidare a cera, da esporre davanti al bar degli aperitivi o da parcheggiare strombazzando sotto casa delle ragazze è un costume che abbiamo nel nostro dna. C’è poco da discutere. E l’operazione di trasformare questo oggetto di culto, di status e di appartenenza in un servizio, in qualcosa di immateriale, è uno dei passaggi più difficili che si appresta a compiere la nostra società.

Anni fa, un amico svedese che lavora nel ministero dei Trasporti a Stoccolma mi mise la mano sulla spalla e, guardando la mia macchina parcheggiata e multata davanti casa, mi disse: “My friend, ho una ricerca realizzata dal nostro governo da cui si evince che le auto di proprietà passano l’80% della loro vita inattive e parcheggiate in strada”. Fu come una puntura di insetto. “Rolph, ci penserò”, risposi. In quei giorni stavo scrivendo un libro sull’internet of things e mentre scendeva la notte a Milano, guardavo negli occhi un manager di Accenture che stavo intervistando e feci fatica a seguire il suo ragionamento: “Dobbiamo compiere questo passaggio disruptive nella nostra era digitale e dare ai dipendenti di aziende e ai cittadini l’auto as a service”.

Poi arrivò il giorno della conferenza stampa in cui il colosso tedesco Daimler ci volle provare per davvero: presentò le sue Smart in sharing grazie a un accordo con il Comune di Milano, apertissimo alla politica dei mezzi as a service sparse in città a migliaia, e lanciò prima Smart elettrica, sempre in sharing, a Roma. Scaricata l’app, eseguita l’iscrizione con carta di credito e scansionata la patente, guardai la piantina di Milano e trovai decine e decine di puntini blu. Erano le auto “non mie” – o mie per qualche minuto – che mi aspettavano.

Quando la macchina si aprì con il codice inserito nell’applicazione restai frastornato. Entrai, cercai la chiave, misi in moto, feci il mio giro, arrivai a destinazione. In tutto pagai 4 euro e nel momento in cui lasciai la macchina e la richiusi, mi sorse un dubbio. Ma se qualcuno, dopo di me, la riapre e continua la corsa, la pago io? Ma se non mi porto via la chiave come farò la prossima volta? Perplessità di un utente che per decenni, serrate ben bene le portiere, si è messo le sue chiavi in tasca, per poi ritrovare la sua vettura nello stesso punto, magari con un foglietto bianco sotto il tergicristallo.

In seguito, mi ritrovai a Berlino per una grande fiera tech, la Ifa. Pioveva a dirotto e mi toccava raggiungere un posto a quattro chilometri di distanza, dove si teneva l’evento. Mi ricordai dell’app di sharing: funzionerà? Non solo funzionò ma mi offrì la possibilità di scegliere tra Smart due posti, Smart forfour e Bmw. Bmw? Individuai un modello a pochi metri, nuovo di pacca, lo aprii, misi in moto e regolai la lingua del navigatore dal tedesco all’italiano. Però!

Cosa era successo nel frattempo? Perché la stessa app mi permetteva di scegliere anche Bmw e perfino auto elettriche, con un lieve sovrapprezzo? Seppi dopo che le due società tedesche avevano deciso di unificare il servizio in qualcosa che si sarebbe chiamato Share Now, integrando sia il servizio Car2Go delle Smart, che quello di DriveNow, della Bmw. Il cambiamento riguardava i clienti delle location in cui sia Car2go che DriveNow avevano finora operato distintamente (Berlino, Amburgo, Monaco, Colonia, Düsseldorf, Milano e Vienna). A quasi due anni dall’annuncio di fusione delle flotte, oggi i veicoli possono essere prenotati utilizzando esclusivamente l’app di Share Now, la joint venture pienamente operativa in Italia dal gennaio 2020. App a parte siamo di fronte a una rivoluzione profonda del mercato della mobilità. Un manager della Bmw che ho ospitato nel mio talkshow durante la Milano Digital Week ha detto: “Le vendite delle auto stanno calando in molti mercati del mondo e ci dobbiamo preparare a diventare fornitori di servizi per la mobilità, a cambiare il nostro lavoro di produttori di auto che va avanti dagli inizi del 1900. Questa è una sfida alla quale non possiamo sottrarci”.

Senza dubbio il mercato del car sharing è un settore difficile, dove i costi sono alti e i margini tendono a essere molto bassi. Resta però uno dei principali vettori per puntare l’auto come servizio e non più come asset da comprare e possedere.

Tra tutti, Bmw e Daimler hanno capito da tempo la possibile evoluzione del mercato e, già nel marzo 2018, avevano annunciato la fusione dei rispettivi servizi di condivisione delle auto in uno solo, per poter fare economia di scala e avere un’unica forte piattaforma.

Lo stato attuale vede sul territorio italiano circa 700mila utenti registrati e 3mila vetture disponibili. Strategicamente questa fusione in cloud, visto che le due aziende nella realtà restano ben distinte, ha anche l’obiettivo di consolidare la base utenti e magari sottrarre clienti all’unico concorrente che ha un certo spessore: Enjoy, servizio di sharing abilitato da Eni Smart Consumer, una divisione del gruppo Eni, che mette a disposizione le famose Fiat 500 rosse, che hanno raggiunto una capillare penetrazione in Italia ma che purtroppo, come sappiamo, hanno subito atti di vandalismo in alcune città, come Catania, dove il servizio è stato sospeso.

E qui si apre il capitolo sulla maturità dei cittadini e sul loro senso civico. Di quanti anni abbiamo bisogno per far digerire il concetto che un’auto “che non mi appartiene” – e che non posso riporre in garage per lucidarla la domenica – è comunque da rispettare? Proprio perché è un bene comune, come fosse l’acqua del rubinetto o la corrente che fa andare il frullatore.

Innovazione 6 Luglio, 2020 @ 8:44

Samsung Pay e Helbiz insieme per la mobilità digitale

di Forbes.it

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salvatore palella
Salvatore Palella, ceo e founder di Helbiz

Samsung Electronics Italia e Helbiz, principale operatore di micro mobilità in sharing in Italia, hanno annunciato una collaborazione attraverso l’attivazione di una campagna dedicata a tutti i cittadini che usufruiscono dei mezzi elettrici in sharing della società. Da oggi, tutti gli utenti Helbiz di Milano, Roma, Torino, Verona e Bari grazie a Samsung Pay, il sistema di pagamento elettronico di Samsung, avranno accesso ad uno sconto per sbloccare i monopattini e le bici elettriche a pedalata assistita in sharing Helbiz e avranno a disposizione anche 30 minuti di utilizzo gratuito.

Per accedere a questa opportunità, gli utenti dovranno visitare la sezione Discover dell’app Samsung Pay disponibile sugli smartphone Samsung Galaxy, dove troveranno l’offerta sviluppata in collaborazione con Helbiz. La campagna sarà live fino al 6 settembre, data ultima per la richiesta dei codici bonus, con la possibilità di utilizzare gli stessi sull’app Helbiz fino al prossimo 6 novembre.

“Grazie alla partnership con Helbiz, siamo davvero entusiasti di poter offrire questa nuova e importante opportunità per tutti gli utenti di Samsung Pay. La nostra azienda sta nel tempo ampliando e diversificando sempre più le funzionalità di Samsung Pay nell’ottica di una trasformazione progressiva dello smartphone in uno strumento pienamente mobile, in grado di migliorare concretamente la vita degli utenti e di contribuire ad accelerare la trasformazione digitale in Italia”, dichiara Paolo Bagnoli, head of marketing della divisione telefonia di Samsung Electronics Italia

“Siamo estremamente lieti di questa partnership con Samsung Pay in quanto condividiamo la volontà di creare un futuro sempre più digitale offrendo soluzioni innovative che semplificano la vita delle persone”, dichiara Matteo Fioribello, marketing manager di Helbiz Italia. “Chi usufruisce del nostro servizio lo fa perché è più ecologico e – perché no – più divertente dei classici mezzi cittadini, ma soprattutto perché è comodo e facile da usare in qualsiasi momento. Siamo certi che anche gli utenti di Samsung apprezzeranno notevolmente questo nuovo modo di muoversi nelle loro città, che sia su un monopattino elettrico o su una e-bike”.

Business 4 Marzo, 2020 @ 1:48

I camion a idrogeno di Nikola si quotano in Borsa

di Forbes.it

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Trevor Milton ceo Nikola
Trevor Milton, founder e ceo di Nikola (Foto Twitter @nikolatrevor)

L’azienda produttrice di camion elettrici a idrogeno Nikola si fonde con VectoIQ, specialista della mobilità sostenibile da 3,3 miliardi di dollari, e si quota al Nasdaq.

Fondata dal ceo Trevor Milton in Arizona, Nikola utilizzerà i proventi dell’operazione per finanziare la crescita, riferisce Forbes. Proventi che derivano da un’iniezione di liquidità di VectoIQ e da un collocamento di azioni ordinarie da 525 milioni di dollari per 10 dollari ad azione, una mossa decisa da Fidelity, ValueAct Spring Fund e P. Schoenfeld Asset Management.

La fusione è attesa nel secondo trimestre 2020 non appena sarà approvata dalla Sec, l’organismo di vigilanza della borsa americana. Quando la fusione sarà completata il ticker sui listini di VectoIQ cambierà nome da VTIQ a NKLA. Il titolo intanto è cresciuto dell’11% sul Nasdaq raggiugendo un valore di 11,5 dollari per azione.

“Iniezioni di capitale da parte di investitori blue chip sono un segno di fiducia nel futuro del nostro business”, ha commentato in una conference call Milton che, secondo Forbes, con il suo 40% in Nikola, è il primo miliardario dei camion a idrogeno. Milton, dopo la fusione con VectoIQ dovrebbe detenere il 30% della nuova entità.

A febbraio Nikola ha presentato a Badger, il pickup che sfida il Cybertruck Tesla di Elon Musk. E ad oggi sono circa 14 mila le ordinazioni di camion elettrici per un fatturato potenziale da 10 miliardi di dollari.

Smart Mobility 4 Febbraio, 2020 @ 10:00

Quattro ragazzi italiani hanno raccolto 6 milioni di euro per la loro startup

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Startup, Italia: i quattro ragazzi di 2Hire raccolgono 6 milioni di euro
Andrea Verdelocco, Matteo Filippi, Filippo Agostini e Elisabetta Mari sono i co-fondatori di 2hire.

La startup 2hire, che sviluppa una tecnologia in grado di connettere qualsiasi tipo di veicolo (automobili, motorini, bici e monopattini elettrici) e abilitare servizi di mobilità condivisa ha chiuso un round di investimento da 5,6 milioni di euro. L’investimento è stato condotto dal gestore di venture capital P101 Sgr – attraverso il suo secondo veicolo Programma 102, che ha investito 3,9 milioni di euro – con la partecipazione di Linkem – uno dei leader nazionali delle telecomunicazioni wireless a banda larga – e assieme ai soci precedenti Invitalia Ventures, LVenture Group e Boost Heroes.

Nel 2017, 2hire aveva ricevuto un primo finanziamento da parte di LVenture Group, Invitalia Ventures, Boost Heroes, MobilityUP e altri investitori per un totale di 680mila euro, portando così la raccolta totale della startup a circa 6,2 milioni di euro.

Fondata a Roma nel 2015 da Filippo Agostino, Matteo Filippi, Andrea Verdelocco ed Elisabetta Mari, tutti ragazzi classe 1993, e accelerata da Luiss EnLabs, acceleratore d’impresa di LVenture Group nato da una joint venture con l’Università Luiss, 2hire offre soluzioni di gestione della mobilità per i veicoli connessi e non.

Grazie alla piattaforma di 2hire è possibile monitorare, gestire e aggiornare i servizi collegati ai parchi auto dei grandi produttori dell’automotive, così come quelli dei nuovi operatori dello sharing. La piattaforma di 2hire connette già oggi oltre 10mila veicoli in tutto il mondo, dall’Europa al Sud America e conta tra i clienti diverse società leader nel noleggio e nello sharing, e molti altri.

I vantaggi e le soluzioni offerti sono diversi e permettono di portare l’intelligenza del veicolo in cloud consentendo in questo modo l’evoluzione e la personalizzazione dei servizi con grande facilità. Un esempio è la possibilità di utilizzare un veicolo – sia esso a noleggio, in sharing o di proprietà – senza l’utilizzo delle chiavi, ma utilizzando soltanto il proprio smartphone. Inoltre, la connessione dei veicoli consente di semplificare e potenziare la gestione amministrativa, la manutenzione dei veicoli stessi e la sicurezza per gli utilizzatori.

“Il nostro obiettivo”, dice Filippo Agostino, che è anche ceo della startup, “è quello di affermarci come piattaforma leader nei servizi legati ai veicoli connessi e questo nuovo aumento di capitale rappresenta un passaggio fondamentale per espanderci e proseguire nel processo di innovazione di un settore, quello dell’automotive, che si sta trasformando a ritmi elevatissimi.

Capitali che trovano una ragione se si considera che il settore di riferimento in cui si inserisce 2hire è quello del mobility-as-a-service, che secondo le più recenti analisi (Accenture Mobility Report 2018) entro il 2030 avrà un valore stimato in circa 3,4 trilioni di euro a livello globale.

Business 9 Gennaio, 2020 @ 12:30

Dalle e-bike ai droni-taxi, il futuro della mobilità di Helbiz

di Matteo Rigamonti

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Mobilità sostenibile: Greta Helbiz e-bike elettrica
Greta, la bici elettrica di Helbiz a Washington (Courtesy Helbiz)

Prosegue la marcia condivisa dei monopattini a noleggio targati Helbiz. Negli ultimi mesi del 2019, la società nata da un’intuizione di Salvatore Palella su come completare l’ultimo miglio di viaggio in contesti di mobilità urbana e in modo sostenibile ha dispiegato le sue flotte in città come Roma e Milano, Washington e Miami. A Torino ha addirittura debuttato con una doppietta: 500 monopattini e 300 e-bike messi in circolazione sulle medesime strade. Greta, così si chiama il modello di bici che Helbiz ha instradato all’ombra della Mole e ancor prima nella Capitale, è un omaggio alla giovane attivista svedese che con le sue battaglie ha fatto il giro del pianeta.

Oltre 740mila sono le sottoscrizioni totali al servizio di noleggio via app della prima società che ha portato i monopattini in sharing anche in Italia, partendo dalla Riviera di Rimini e Riccione, per un totale di quasi 800mila corse effettuate al mondo, pari a più di un milione e 300mila chilometri percorsi in 10 nazioni per più di 10 città: l’equivalente di 32 giri abbondanti della Terra. Contribuendo, secondo le stime della società, ad abbattere anidride carbonica per almeno 700 tonnellate di emissioni nocive che sarebbero entrate nell’atmosfera se tutti quei chilometri fossero stati percorsi in automobile.

“Lavorare di concerto con le istituzioni per promuovere un uso consapevole e rispettoso dei mezzi e monitorare di continuo le flotte sia in termini di posizionamento sia per ciò che riguarda il loro corretto funzionamento”. Questo l’obiettivo della nuova stagione di Helbiz secondo le parole del suo fondatore e ceo Palella, che ha, in più di una circostanza, espresso soddisfazione per l’opportunità di “lavorare al fianco di amministrazioni che hanno una visione integrata della mobilità”. Così che Helbiz possa contestualmente “fare ricerca e innovazione di nuove soluzioni” anche “integrando il nostro know how con altre piattaforme di trasporto pubblico”. È partita intanto la partnership con Telepass Pay che consente per tutto il 2020 di usufruire gratis nei grandi centri urbani della prima mezz’ora a bordo dei veicoli elettrici Helbiz. Un esperimento che nella sua prima fase ha già coinvolto le città di Torino, Verona, Milano e Roma. Un accordo nel segno dell’integrazione di servizi dato che Telepass Pay permette anche il pagamento, per esempio, del lavaggio auto a bordo strada waterless, del parcheggio su strisce blu e del taxi. E che apre a ulteriori prospettive di sviluppo.

Palella Helbiz
Salvatore Palella, ceo Helbiz (Courtesy Helbiz)

Ma non c’è solo l’Italia nei piani di Helbiz. L’orizzonte su cui ambisce operare la società è infatti lo scacchiere globale, partendo da quelle città che ritiene, come ha spiegato Palella, “ideali per lo sviluppo di un sistema virtuoso di sharing mobility”. Qualche esempio? Los Angeles e Hong Kong, dove Helbiz è attiva con il sevizio di car sharing peer to peer, le italiane già menzionate e le città spagnole come Malaga, Madrid e Palma de Mallorca. Oppure ancora: Miami, Washington e i prossimi obiettivi tra cui potrebbero rientrare le città di Atlanta e San Francisco così come il Portogallo, la Grecia e la Francia.

Anche la Cina, dove la bicicletta è mezzo di trasporto per antonomasia, è un mercato di riferimento per Helbiz, che non a caso ha siglato un accordo con Zhonglu Group: il più grande produttore locale di veicoli elettrici per la sharing mobility, quotato a Shanghai con una capitalizzazione di mercato da 3,2 miliardi di yuan (circa 410 milioni di euro), ha rilevato, attraverso la controllata Forever Sharing, il 5% della società portando così Helbiz a una valutazione di circa 160 milioni di dollari. Tutti segnali che l’ambizione non manca al team di Helbiz. Altrimenti perché mai attivare sul sito corporate una sezione interamente dedicata ai droni-taxi? C’è scritto “coming soon”, ma il video sullo sfondo lascia immaginare soluzioni di mobilità che un tempo si trovavano soltanto nei film.
L’Italia resta comunque centrale nella strategia di crescita di Helbiz. Lo dimostra il fatto che, dell’ultimo round di finanziamenti del 2019, che ha raccolto qualcosa come 10 milioni di dollari, il 60-70% è destinato a investimenti nel nostro paese, come ha spiegato sul numero di dicembre di Forbes Italia proprio Palella. Ad affiancarlo nella conduzione ci sono il coo Jonathan Hannestad, il cfo Giulio Profumo, il cto Nemanja Stancic e il cso Stefano Ciravegna. Gli uffici di Helbiz, oltre al quartier generale newyorkese nel cuore del distretto finanziario di Manhattan, sorgono a Milano in via Amedeo d’Aosta 5, non troppo distante dal Politecnico, a Madrid, Belgrado e a Singapore sulle strade dove si disputa il Gran Premio di Formula 1. Già più di 300 le persone che in tutto il mondo lavorano per Helbiz, dagli uffici del management ai driver che si occupano del riposizionamento di monopattini e biciclette, senza dimenticare i tecnici che curano manutenzione, ricarica e recupero dei mezzi o la regia che monitora ogni giorno i dati sull’utilizzo.

 

Helbiz in cifre

800 mila corse effettuate

740 mila sottoscrizioni

700 tonnellate di CO2 risparmiate

10 nazioni dove è presente

300 persone che lavorano nel gruppo