Ecco come questa piattaforma di investimenti alternativi vuole rivoluzionare il settore grazie all’Intelligenza Artificiale

Francesco Marini, fondatore di Lio Factory
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Articolo tratto dal numero di novembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

I private market sono sulla cresta dell’onda. E non è un caso: nell’attuale congiuntura economica di incertezza e con l’inflazione alle stelle, questo tipo di investimenti rappresenta un supporto importante per aumentare la performance di portafoglio. Lio Factory, piattaforma paneuropea che sviluppa nuove società nel mondo dei servizi finanziari, si basa su tre pilastri fondamentali: il settore degli investimenti alternativi, la tecnologia come catalizzatore e la creazione di un unico ecosistema che riunisca talenti e investitori.

Il fondatore di Lio Factory Francesco Marini, ex McKinsey&Company, Merrill Lynch e Mediobanca, dal 2010 ha fatto degli investimenti alternativi la sua missione principale, oltre che la sua passione. “Penso che sia importante per investitori istituzionali e privati diversificare una parte del proprio patrimonio, grande o piccolo che sia, per contrastare momenti di volatilità e decrescita”, dice.

La quarta rivoluzione industriale

Il secondo pilastro della Factory è la tecnologia come acceleratore. “Siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale, che trasformerà radicalmente in modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo con gli altri. Dopo la prima, che ha sfruttato l’acqua e il vapore per meccanizzare la produzione, la seconda, che ha messo l’elettricità al servizio della produzione di massa, e la terza, che ha consentito di automatizzare la produzione attraverso i progressi dell’information technology, la quarta è centrata su dati e l’intelligenza artificiale”. Nella Lio Factory molti dei processi decisionali dei team di investimento (divisi tra Milano e Boston) vengono sviluppati con l’ausilio di algoritmi proprietari e con l’uso proprio dell’IA. “Il nostro modello è incentrato sulla tecnologia come pilastro per navigare in maniera efficace il complesso mondo degli investimenti alternativi”.

Lio Factory a tal proposito ha costruito Lio Tech, un team dedicato di oltre 20 persone (quasi la metà della forza lavoro totale della Factory), che sviluppa database e software proprietari, algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale per supportare efficacemente le varie società del gruppo e il lancio delle nuove iniziative. “Crediamo in una augmented humanity, nel tech che non sostituisca la creatività e l’intuito umano, ma che ne faciliti il decision making e ne amplifichi la produttività”. Personaggio chiave di questo secondo pilastro è Riccardo Sabatini, scienziato e imprenditore di fama mondiale specializzato nella modellazione numerica di sistemi complessi, nonché socio del gruppo.

Le partnership di Lio Factory

Anche lo sviluppo del terzo pilastro comprende delle eccellenze, tra cui spicca il padre fondatore dei club deal in Italia. A febbraio 2022 Tip (Tamburi Investment Partners), la holding di investimento fondata da Gianni Tamburi, ha deciso di acquisire in aumento di capitale il 10% di Lio Factory. Un accordo che consente da una parte a Tip di aumentare la propria presenza in aree innovative, e dall’altra alle attività di Lio Factory di avere un respiro ancora più vasto, sia in ottica di competenze settoriali sia di articolazione del network. L’intero ecosistema vanta inoltre una partnership con Mit Ilp (l’Industry Liaison Program del Massachusetts Institute of Technology), per co-costruire, validare o investire nelle innovazioni che la piattaforma intende sviluppare.

Le società del Gruppo

Grazie ai suoi tre pilastri, Lio Factory, come company builder nel settore degli investimenti alternativi, vuole cambiare il mondo nei servizi finanziari, sia attraverso nuove iniziative attualmente in fase di test, sia innestando la tecnologia nelle tre investment companies oggi attive.

La prima di queste società, Lio Capital, opera nel private equity real estate e utilizza algoritmi proprietari sviluppati internamente per guidare e convalidare le analisi di investimento e per rendere accessibili queste opportunità agli investitori del suo ecosistema. “Riteniamo che la tecnologia potrà trovare grandi applicazioni nel real estate, settore che storicamente è rimasto lontano da sviluppi in campo tech”.

La seconda società, Lio Bai (acronimo di Bankruptcy alternative investments) è basata su una piattaforma algoritmica proprietaria per analizzare le procedure concorsuali italiane, identificandone i valori minimi di realizzo degli attivi fallimentari e utilizzando un approccio di cherry picking – ossia selezione molto oculata di singole opportunità con un attrattivo profilo di rischio-rendimento. “Ci serviamo di un software proprietario per l’identificazione delle migliori opportunità, che classifichiamo secondo un nostro punteggio chiamato Lio rating. A quel punto offriamo soluzioni per ripagare il ceto creditorio e per dare liquidità al sistema che è rappresentato da vere e proprie filiere industriali, salvaguardando quindi il tessuto imprenditoriale italiano”, dice Pierluigi De Luca, responsabile delle attività Lio Bai.

A capo di Lio X, la terza società, c’è Luca Marini, che guida il team di investimento offrendo accesso tramite club deal ad opportunità deal-by-deal in ambito deeptech. “Parliamo di società innovative operanti in industrie ad alto contenuto tecnologico”, afferma il ceo. “Il focus principale è sulle nicchie cleantech & energy e biotech. Noi vediamo il venture capital come un ibrido tra l’investire e il costruire. Dove abbiamo le skill per farlo, andiamo a costruire facendo company building, come nel caso del fintech. Nel biotech e nel cleantech invece facciamo sourcing attraverso il nostro ecosistema e troviamo le possibilità di investimento grazie ai nostri algoritmi e alle nostre bussole”.

Ovvero degli esperti di settore come Roberto Casula, ex coo di Eni e ceo di Eni Next (corporate Vc del gruppo), per l’ambito cleantech; o come Leopoldo Zambeletti, ex capo healthcare di Credit Suisse e Jp Morgan, per il biotech. Proprio in questo settore due degli ultimi investimenti di Lio X. “Si tratta di una società che produce proteine in vitro con una tecnologia rivoluzionaria per risultati, velocità e costo. La stiamo per proporre in club deal. E poi abbiamo investito in Orionis, che sta sviluppando una tecnologia che, se funzionerà, dovrebbe permettere di produrre il vaccino per il cancro”.

Rinnovare il mondo degli investimenti

Forte delle esperienze maturate in questi tre verticali, Lio Factory guarda già al futuro. La sua missione per la prossima decade è quella di innovare il mondo degli investimenti, ingegnerizzando l’approccio al company building. “La tecnologia ha completamente trasformato il mondo negli ultimi 30 anni: pensiamo al retail, alla musica, ai viaggi. Il mondo della finanza invece è rimasto tale e quale. Il nostro modo di effettuare transazioni, risparmiare, investire, chiedere ed erogare prestiti ha subito variazioni minime. Un solo dato esemplificativo: solo l’1% di tutti i prestiti al mondo sono effettuati online. La finanza è rimasta all’età della pietra”, conclude Marini. A Lio Factory e al suo ecosistema il compito di aggiornare a prova di futuro il settore finanziario.

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