Accademia Olearia
Forbes Italia

Un anno di Small Giants: le 10 più belle storie di Pmi italiane del 2022

Occupano l’82% dei lavoratori in Italia e rappresentano il 92% delle imprese attive. Ma soprattutto contribuiscono ad oltre il 90% del Pil, ritagliandosi un posto di primo piano nell’economia italiana. Forbes Italia ha deciso di raccontare le Pmi italiane dedicandogli una sezione del sito, un giornale (trimestrale durante il 2022, che diventerà mensile da marzo 2023) e un roadshow, un tour alla scoperta dei distretti industriali del nostro Paese. Per la fine dell’anno la redazione ha scelto 10 tra le più belle storie di successo imprenditoriale raccontate durante il 2022.

Storie di Pmi raccolte da tutta Italia – dalle colline del Chianti, dove Sting e consorte hanno avviato la loro azienda agricola, a Bolzano, dove Thema Optical si distingue per innovazione nel distretto dell’occhialeria – tra aziende con più di un secolo di storia e altre nate da un decennio, divise tra settori che vanno dall’agrifood alla moda, dal design al manifatturiero. Ciascuna con le sue peculiarità ma tutte riunite sotto un elemento comune: la capacità di compiere, nonostante le dimensioni a volte modeste, passi da giganti, vincendo le sfide con innovazione, resilienza e anche con una buona dose di coraggio. Quegli ingredienti necessari per trasformare un’azienda qualunque in una Small Giant.

Dal palcoscenico alla vigna

A inizio anni 90 Gordon Matthew Thomas Sumner, in arte Sting, si innamorava per la seconda volta. Il suo cuore, dopo aver fatto spazio a Trudie Styler, dalla quale ha avuto quattro figli dal 1984 al 1995, rimaneva irrimediabilmente folgorato anche dalla campagna toscana. Proprio lì, tra le colline a sud di Firenze, sopra la cittadina di Figline Valdarno, il cantante dei Police decide di acquistare la residenza Il Palagio, una tenuta circondata da 350 ettari coltivati in vitigni e in olio extravergine di oliva, tutto rigorosamente biologico.

Oggi l’azienda di famiglia Sting dispone anche di un Farm shop, punto di incontro per assaggiatori, esperti, novizi e appassionati, e dallo scorso anno anche di una pizzeria. “Con i nostri vigneti e la nostra fattoria diamo lavoro a molte persone del posto”, afferma Sting. “E poter contribuire con qualcosa alla zona che ci ha accolto così calorosamente è importante”.

Il gigante della sicurezza nato in un garage

Tutto ha inizio in un garage di Avellino, dove un giovane ingegnere neolaureato comincia a sviluppare le sue idee di business. L’azienda nel suo stato embrionale si chiama Dimms e si occupa di ispezioni, controlli, diagnostica e certificazioni per i settori infrastrutture, ambiente e sicurezza. Ha avuto questa forma per più di 25 anni, fin quando nel 2018 la francese Socotec, un gigante da più di 10mila dipendenti, un miliardo di ricavi e circa 200mila clienti, l’ha integrata nel suo gruppo con un’operazione di M&A facendola diventare la sua filiale italiana.

Oggi Socotec Italia punta tutto sulla sicurezza e sull’economia circolare, che poi sono due facce della stessa medaglia, perché “più manutenzione e controllo significa maggior durabilità, e quindi sostenibilità”, afferma il ceo Massimo De Iasi. Oggi il gruppo è tra i principali operatori europei e la filiale italiana ha condotto l’intervento sul Ponte Morandi. Nel futuro l’intenzione di trasferire le sue competenze al mondo dell’energia.

Quattro generazioni di olio dop

Lungimiranza, passione ma anche e soprattutto il clima favorevole e la terra generosa e fertile di Alghero, in Sardegna, dove il vento marino e l’aria pulita creano le condizioni ottimali per il proliferare della natura incontaminata. Qui, nell’estremo nord della costa occidentale dell’isola, nasceva a metà del 1800 un’azienda agricola, fondata e gestita con dedizione e passione dalla famiglia Fois.

Oggi Accademia Olearia, Pmi con quattro generazioni di olivicoltori alle spalle, ha un’estensione di oltre 250 ettari e circa 28mila piante di olivo. Il pregiato olio extravergine di oliva dell’azienda, considerato uno dei fiori all’occhiello del territorio, è venduto e distribuito sul territorio nazionale e nei maggiori mercati esteri, dall’Europa all’Asia, inclusi Stati Uniti e Giappone. 

Rinascere dalle proprie ceneri

Da golden boy della tv Italiana a scopritore di talenti e imprenditore 4.0. “Oggi mi dedico non più a me stesso, ma al successo degli altri” afferma Francesco Facchinetti che, “risputato” da quello stesso sistema che lo aveva portato in auge, oggi guida la Newco Management. Una “new media company”, come la definisce Facchinetti, che segue oltre 50 talenti tra attori, presentatori, autori e cantanti che il team si impegna a valorizzare e promuovere.

Tra i suoi successi professionali Giulia De Lellis, Selvaggia Lucarelli, Rocco Hunt e soprattutto Frank Matano: “Tra il 2008 e il 2009, che erano gli anni dell’esplosione di YouTube, trovai questo ragazzo che faceva scherzi telefonici e non ebbi alcun dubbio: poteva essere molto di più. Lo contattai e iniziò a far parte dei talent della nostra società. E ho avuto ragione”. Nel 2021 la Newco Management ha messo a segno una crescita del 32% raggiungendo un fatturato di 9,3 milioni di euro e un ebitda di 1,1 milioni di euro.

Gli editori del cioccolato

Nel 1938 a Varazze, in provincia di Savona, Aliberto Lavoratti aprì una bottega nel centro storico del paese, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la fabbrica del cioccolato di riferimento della provincia. In questo periodo l’impresa entra nelle case della zona e nei desideri dei bambini di allora, incluso Fabio Fazio, oggi presidente di Lavoratti, e il suo amico Daniele Petrini, imprenditore del mondo del food e amministratore delegato della società.

Da conduttore a imprenditore, Fazio rileva questa Pmi nel 2020, salvandone i dipendenti e affidandone la rinascita al pasticcere Corrado Assenza, a cui si deve la visione e la ricettazione dell’ampia produzione della nuova Lavoratti. Materie prime di qualità e scelte di stile nel packaging i tratti distintivi: molti dei prodotti richiamano il mondo della grafica e dell’editoria, come nel caso delle matite o dei libri di cioccolato. 

Gli ultimi romantici del design

Quando Giovanni Bonacina scoprì le proprietà del giunco e del midollino, sapeva che avrebbero fatto la differenza, grazie alla loro resistenza. Verso la fine del 1800 ne acquistò una grande quantità per intrecciare ceste e cestini ai contadini brianzoli. La su picola impresa, da quel giorno non si fermò mai. Neanche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando convertirono la produzione e iniziarono a fabbricare le ceste porta munizioni e le stuoie per i carri armati.

Oggi, dopo più di 130 anni e quattro generazioni, Bonacina 1889 è una Pmi diventata icona del grande design made in Italy. Tra le carte vincenti l’idea di imprenditoria costruttiva, che ha permesso a Elia, ceo dell’azienda, di superare con brillantezza la crisi che nel 2012, a soli 21 anni, aveva riscontrato nel mercato e il passaggio generazionale. Oggi il 31enne si impegna a promuovere quell’amore per l’artigianalità e per il design alle nuove generazioni: “Il futuro del made in Italy è nelle loro mani”.

La wonder woman dell’energia

Ideare e produrre piccole e medie centrali idroelettriche di alta qualità, efficienza e affidabilità coniugando i saperi della scienza al servizio dell’ambiente. Questo è l’obiettivo di Hpg, pmi nata nel 2017 da un’idea di Redento Fabbro che quest’anno ha raggiunto i 5 milioni di euro di fatturato. Oggi alla guida c’è Indira Fabbro, una ragazza che dopo la laurea in lingue, un anno come volontaria in un lebbrosario in India e un breve periodo come assessore regionale al bilancio, decide di entrare in azienda.

Nominata quest’anno tra le 100 donne di successo da Forbes Italia, Indira è impegnata sul tema energetico e della sostenibilità ambientale, oltre che sul gender gap nel settore siderurgico: “Dobbiamo lavorare su una visione di Green economy insieme alle nuove generazioni di tecnici e laureate. Per quanto riguarda le donne, nei vari meeting ho notato un forte carattere, un atteggiamento propositivo e tante idee: possono farcela”.

I dottori dell’auto grandinata

Pluripremiata dal 2018, Dottor Grandine fattura oggi 20 milioni di euro, conta 500 carrozzerie dislocate in tutto il territorio nazionale e un’assistenza operativa 24 ore al giorno per tutto l’anno. La specialità della casa? Riparazione di auto danneggiate dalla grandine. “Inviamo direttamente l’auto al carrozziere convenzionato, dove viene effettuato il controllo dei problemi riscontrati ed effettuata la riparazione con la tecnica Pdr (Paintless dent repair), una lavorazione artigianale che attraverso leve e martelletti riporta la lamiera esattamente allo stato originale”.

Un sistema che ha permesso all’azienda piemontese di espandersi e di stuzzicare l’interesse di Msa Mizar, leader italiana nell’erogazione di servizi in ambito assicurativo. Una realtà da 40 milioni di fatturato che permetterà a Dottor Grandine di “attivare importanti sinergie con le altre società del gruppo e di generare valore per i clienti lungo l’intera filiera della gestione dei sinistri”, commenta Giovanni Campus, amministratore delegato di Msa Mizar.

Quando l’innovazione diventa business

Si chiamava Modern Workplace Hub ed era un parallelepipedo trasparente, montato in primavera in piazza XXV aprile a Milano. Dentro, in pochi metri quadrati, un assortimento di tecnologie per il lavoro del futuro. Strumenti di gestione delle password, spazi insonorizzati senza porte né vetri, soluzioni per ipovedenti e tanto altro. Oggi queste tecnologie si trovano nella sede di Stim Tech Group, l’azienda milanese che aveva ideato e realizzato il Modern Workplace Hub.

“La nostra forza non sta nel proporre tecnologie diverse da quelle degli altri”, afferma l’amministratore delegato, Stefano Marazzi. “Il nostro segreto è orchestrarle al meglio e vederne facile l’utilizzo”. Oggi la Pmi conta circa 200 dipendenti e 40 milioni di ricavi e i suoi servizi per trasformazione e collaborazione digitale stanno entrando in aziende, banche, hotel, università, scuole e ospedali. Una pmi innovativa a conduzione familiare che ha saputo tenere il passo dell’innovazione, pronta a cogliere le occasioni che il mercato presenterà, anche in futuro.

Vederci meglio per sprecare di meno

A Domegge di Cadore, nel Bellunese, si concentra l’80% della produzione nazionale e il 70% del mercato mondiale dell’occhialeria di fascia medio-alta. Tra i tanti Small Giants cresciuti con il tempo in questa area ce n’è uno che ha deciso di uscire dal coro inventandosi macchine e strumenti che sono figli dell’industria 4.0. Thema Optical infatti ha deciso di abbattere la concorrenza facendo quello che le altre Pmi del distretto non fanno: produce occhiali su misura, adatti e personalizzati in base a gusti, età e conformazione del viso.

Questo, in sintesi, il processo: tramite un’app il cliente disegna da sé il modello che più si addice al proprio viso, o almeno che ritiene più conforme ai propri gusti; poi va in uno dei punti vendita abilitati e infine completa l’ordine. L’occhiale ad personam è pronto. “Siamo i primi al mondo a usare la tecnologia Vea”, commenta il ceo Roberto Valmassoi. “Il vantaggio è che il 100% della nostra produzione è venduta e pagata in anticipo. Il che significa approccio altamente sostenibile e zero invenduti”.

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