Jp Morgan fa causa alla fondatrice di una startup: “Ha inventato milioni di clienti per convincerci a comprare”

Charlie Javice Frank
Charlie Javice, fondatrice di Frank (foto Buck Ennis/Cnyb per Forbes)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

Il colosso finanziario ha citato in giudizio la fondatrice di una startup acquisita con il supporto finanziario di Mark Rowan. Sostiene che la fintech, Frank, l’avrebbe indotto all’acquisto con una “bugia”. 

JPMorgan Chase (Jpcm) ha citato in giudizio la 30enne fondatrice di Frank, una startup fintech acquisita dalla banca per 175 milioni di dollari, accusandola di avere mentito sulle sue dimensioni e sul suo successo, creando un enorme elenco di utenti falsi per indurre il colosso finanziario ad acquistarla.

Frank, fondata nel 2016 dall’ex amministratore delegato Charlie Javice, offre un software progettato per migliorare la procedura di richiesta di prestiti studenteschi per i giovani americani. Il suo obiettivo, quello diventare “un’Amazon per l’istruzione superiore”, ha ottenuto il supporto finanziario del miliardario Marc Rowan, investitore principale di Frank secondo Crunchbase, e di importanti società di venture capital come Aleph, Chegg, Reach Capital, Gingerbread Capital e Swat Equity Partners.

“Quattro milioni di clienti falsi”

L’atto di citazione, depositato alla fine dello scorso anno alla Corte distrettuale degli Stati Uniti nel Delaware, sostiene che Javice abbia adescato Jp Morgan nel 2021 “mentendo” sul fatto che più di quattro milioni di utenti si fossero iscritti per chiedere gli aiuti federali. Quando Jp Morgan ha chiesto di fornire prove nel corso della due diligence, Javice avrebbe creato un enorme elenco di “clienti falsi – una lista di nomi, indirizzi, date di nascita e altre informazioni personali per 4,265 milioni di ‘studenti’ che in realtà non esistevano”. In realtà, secondo gli atti di causa, all’epoca Frank aveva meno di 300mila clienti.

“Javice ha dapprima respinto la richiesta di Jpmc, sostenendo di non poter condividere l’elenco dei propri clienti per motivi legati alla privacy”, prosegue la denuncia. “Dopo che Jpmc ha insistito, Javice si è inventata di sana pianta diversi milioni di account clienti di Frank”. La denuncia include schermate di presentazioni che Javice ha fornito per mostrare la crescita di Frank e sostenere che avesse più di quattro milioni di clienti.

La causa contraria di Charlie Javice

La stessa settimana in cui Jp Morgan le ha fatto causa, Javice ha promosso a sua volta una causa contro la banca. Nella denuncia afferma che Jpmc, la scorsa primavera, avrebbe “avviato una serie di indagini infondate sulla condotta della signora Javice”, avrebbe in seguito “architettato un licenziamento per giusta causa in malafede” e avrebbe “fatto di tutto per costringere la signora Javice a lasciare la società”, per evitare di pagare i milioni di dollari di compensi che le spettavano. In occasione di tali indagini, si legge nella denuncia, Jp Morgan avrebbe “accusato falsamente la signora Javice di comportamenti scorretti”, durante e dopo l’acquisizione di Frank.

“Dopo essersi precipitata ad acquisire l’attività commerciale di Charlie, Jpmc si è resa conto di non poter aggirare le leggi sulla privacy degli studenti, ha commesso una scorrettezza e ha quindi cercato di ritrattare l’affare”, ha dichiarato il legale di Javice, Alex Spiro, in una dichiarazione inviata per e-mail a Forbes. “Charlie ha lanciato l’allarme e poi ha fatto causa. La nuova causa da parte di Jpmc non è altro che una copertura”.

Anche Olivier Amar, responsabile capo dello sviluppo di Frank, viene menzionato nella denuncia di Jp Morgan. Secondo la banca, Javice e Amar avrebbero preliminarmente chiesto a un ingegnere capo di Frank di creare un elenco di clienti falsi. A suol rifiuto, Javice avrebbe chiesto aiuto a “un professore di scienze dei dati di un college della zona di New York”. Utilizzando i dati di alcune persone che avevano già iniziato a utilizzare Frank, il professore avrebbe creato 4,265 milioni di account di clienti falsi, ricevendo da Javice 18mila dollari per tale servizio, e li avrebbe fatti certificare da un fornitore terzo su indicazione della stessa Javice.

L’allarme del Congresso

La denuncia include schermate delle fatture del professore e sostiene che la Javice avrebbe fatto di tutto per assicurarsi che la documentazione di questa attività venisse distrutta o alterata per non destare sospetti. Amar, nel frattempo, avrebbe speso 105mila dollari per acquistare dallo studio Asl Marketing un set di dati separato di 4,5 milioni di studenti, secondo quanto dichiarato nella denuncia. Amar e Asl Marketing non hanno ancora risposto alla richiesta di rilasciare un commento.

I membri di entrambi i partiti del Congresso statunitense avevano lanciato l’allarme su Frank già nel 2020, chiedendo alla Federal Trade Commission (Ftc) di indagare sulle “pratiche ingannevoli” della società e di disporre un’ordinanza restrittiva temporanea nei confronti della medesima società per porre fine a tali pratiche.

“Temiamo che Frank stia creando false aspettative e confusione negli studenti, contribuendo al tempo stesso a creare un inutile sovraccarico di lavoro per i gestori degli aiuti finanziari”, hanno scritto in una lettera i legislatori, tra cui i deputati Lloyd Smucker e Haley Stevens. “Sospettiamo inoltre che la società possa utilizzare i dati raccolti dagli studenti ingannati per trarre profitto vendendo i dati a inserzionisti terzi. Questo strumento non agevola l’ottenimento dei fondi di assistenza da parte degli studenti e sembra invece un modo per prelevare e sfruttare dati a scopo di lucro”. Frank ha poi ricevuto una lettera di diffida dall’agenzia per la tutela dei consumatori. L’avvocato Spiro di Javice non ha risposto subito alla richiesta di rilasciare commenti in merito alla lettera della Ftc.

I maxi-bonus di Charlie Javice

In occasione dell’acquisizione di Frank, avvenuta nel settembre 2021, Jp Morgan ha assunto come dipendenti Javice, Amar e altri collaboratori di Frank. Javice si è laureata all’Università della Pennsylvania a Wharton e nel 2019 è stata inserita nella lista 30 Under 30 di Forbes nel campo finanziario. All’epoca raccontò che Frank avrebbe aiutato 300mila studenti a richiedere aiuti finanziari. Quando, due anni dopo, ha annunciato l’acquisizione di JP Morgan su LinkedIn, ha detto che allora la società “serviva oltre cinque milioni di studenti in più di seimila college” (in occasione della presentazione della lista 30 Under 30, quando le è stato chiesto quale fosse l’ostacolo più grande che la società stava affrontando, Javice ha risposto: “La scalabilità”).

Secondo il suo profilo LinkedIn, dopo l’acquisizione di Frank Javice è stata managing director di Jp Morgan e si è occupata della supervisione dei prodotti di Chase per studenti. Ha ricevuto quasi dieci milioni di dollari in occasione dell’acquisizione, negoziando un ulteriore bonus di 20 milioni da corrispondere a una data successiva, ad alcune condizioni. Amar, che secondo il suo profilo LinkedIn è stato nominato direttore esecutivo del business relativo alle soluzioni per gli studenti in Jp Morgan, ha ricevuto circa cinque milioni di dollari dall’accordo e ha negoziato un bonus di tre milioni di dollari, secondo quanto indicato nella denuncia. La causa è stata riportata in precedenza dal Wall Street Journal.

“Valore gonfiato”

Secondo quanto risulta dall’atto di citazione, una volta conclusa l’operazione, Jp Morgan avrebbe chiesto a Frank l’elenco dei suoi clienti per poter iniziare a vendere loro prodotti e servizi. Javice e Amar hanno inviato un elenco di dati ricavati da Asl Marketing e da un altro fornitore terzo, Enformion. Quando Jp Morgan ha inviato e-mail pubblicitarie di prova a quelli che pensava fossero 400mila clienti di Frank, i risultati “furono disastrosi”, sostiene la banca stessa. Solo un quarto delle e-mail fu consegnato e solo l’1% fu aperto, secondo quanto dichiarato negli atti di causa.

A seguito dei “rendimenti insolitamente scarsi” di quella campagna di marketing, Jp Morgan dovette ricredersi su ciò che pensava di sapere su Frank e scoprì quelle che ora ritiene essere liste false.

“In ogni aspetto dei suoi rapporti con Jpmc, Javice poteva scegliere tra rivelare la verità sulla sua startup, accettando il valore effettivo di Frank, e mentire per gonfiarne il valore, raccogliendo i frutti di tale gonfiaggio”, si legge negli atti. “Javice ha scelto ogni volta di mentire e le prove dimostrano che ha ripetutamente compiuto frodi su frodi per ingannare Jpcm”. Javice e Amar hanno utilizzato l’elenco dei clienti fittizi e altre dichiarazioni consapevolmente false per indurre in modo fraudolento Jpmc a dare il proprio consenso alla fusione”.

Bando alla pazienza

Nella denuncia di Javice contro Jp Morgan si afferma che la banca non sarebbe riuscita a “sfruttare le doti della signora Javice e di Frank per attrarre un nuovo pubblico giovane e diversificato verso i servizi della Chase” e avrebbe invece perseguito “piani commerciali mal progettati”, incentrati sui “clienti storici di Frank”.

“La Chase ha gestito sin dall’inizio in modo gravemente scorretto il proprio investimento e ha deciso di rinunciare all’investimento piuttosto che continuare ad occuparsene”, si legge nella denuncia di Javice.

Amar è stato licenziato a ottobre e Javice a novembre. Secondo LinkedIn, molti altri ex dipendenti di Frank sono ancora impiegati in Jp Morgan.

In occasione della presentazione dei 30 under 30 su quale fosse il peggior consiglio che avesse mai ricevuto, la Javice ha risposto: “Sii paziente”.

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