Dentro Plb World, il nuovo “oratorio digitale” per e-sport di Bobo Vieri e Bernardo Corradi

Christian Vieri Bernardo Corradi Plb
Bernardo Corradi (a sinistra) e Christian Vieri
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“È come un oratorio. Un oratorio digitale” dice uno, mentre l’altro gli sogghigna di fianco. Uno è Bernardo Corradi e l’altro, il sogghignatore, è Christian Vieri. Parlano di sport e videogiochi, intesi come ambiti senza più un confine, senza più una soluzione di continuità. Parlano della loro impresa più recente, Plb World, l’entertainment hub in centro a Milano (in via Francesco Restelli, al 3) con cui i due campioni puntano ad approcciare l’e-sport alla loro maniera. Un hub, sì, ma non solo, cosa su cui si tornerà a breve.

Perché intanto, che fra vero e virtuale la demarcazione sia una quisquilia accademica, è un’osservazione quasi ovvia. Quando a spiegarne i come e i perché, però, sono Bobo e Bernardo, conviene l’accademia si accomodi. Per prendere appunti.

“Siamo cresciuti in un mondo in cui, invece dei device, c’era il pallone. Si giocava con quello”, dice Corradi, che oggi è anche commissario tecnico della Nazionale Under 17. “Adesso è l’opposto, l’offerta per le nuove generazioni è tanto vasta da impressionare. Per dire, i miei figli conoscono il calcio attraverso la sua simulazione, trascorrono i pomeriggi a gareggiare, inneggiano a campioni che hanno un pad in mano, non la palla fra i piedi. Con Bobo tentiamo di fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per capire la tecnologia e per utilizzarla in modo consapevole”.

Che cos’è Plb World

Lo spettro è ampio, ma l’intenzione precisa. Da anni e con una crescita inarrestabile il gaming competitivo, l’e-sport appunto, accumula proseliti come fosse un culto globale – roba per cui anche il Super Bowl, ormai, ne invidia ascolti e profilazione -. Cosa meno evidente, però, è che al di là dei numeri da fuochi d’artificio, dietro ai gamer superstar, ma anche alla logistica di un torneo, il lavoro e la competenza abbondano ed esigono talento, dedizione, sacrifici; non meno di una qualsiasi carriera nello sport tradizionale, quello non virtuale.

Ecco perché la versione di Bernardo e Bobo è importante. La loro Plb, acronimo di ‘Power, Leadership, Balance’, punta a essere un ponte fra gli appassionati e gli aspiranti professionisti. Cosa nuova, e non solo in Italia, è che fin dalla sua fondazione, nel 2020, Plb non si racconti come un team competitivo – una ‘org’, in gergo -, ma come un’occasione e un luogo d’incontro, in cui trovare strumenti, conoscenze, supporto e opportunità per affermarsi.

“La mattina si va a scuola”

“Sia chiaro, il talento non si inventa”, dice Vieri, “Messi l’avresti riconosciuto anche a sette anni. Ma arrivare a competere ai massimi livelli ha imposto a noi e impone alle nuove generazioni disciplina, allenamento, controllo. Un processo educativo che, in una parola, si potrebbe tradurre con consapevolezza. Diventare ottimi giocatori non significa stare otto ore davanti a un computer”. E non è un caso che la gaming house milanese, aperta al pubblico e dotata di bar ristorante al primo piano, rimarrà chiusa la mattina: “La mattina si va a scuola”, chiarisce Corradi, “e, senza buoni risultati scolastici, sarà preclusa la nostra academy”, per il resto orientata al massimo dell’inclusività.

“Il nostro obiettivo, in fondo, è diventare il tramite ideale per chi, magari, invece di sognarsi campione, potrebbe orientarsi al mental coaching, voler diventare allenatore, organizzatore, content creator, oppure tutt’altro. Con Plb vorremmo trasmettere l’importanza dell’impegno e della conoscenza, senza lo stress cui eravamo sottoposti in campo”.

Un’infrastruttura da pro gamer

Motivo per cui, ispirata a modelli healty sport, Plb si avvarrà di mental coach e addirittura di posturologi esperti. E sebbene la sua lezione non riguardi solo l’ambito videoludico o digitale, l’hub sfoggia un’infrastruttura degna dei pro gamer di punta, già tali o in divenire: partner come ManPower, Ak Informatica e InternetOne – che, giubilino i nerd, garantiscono una connessione da 2,5 gigabit al secondo simmetrico – hanno permesso di realizzare uno spazio di oltre 700 metri quadrati distribuiti su due piani, dotato di 24 postazioni pc per gaming, nove simulatori racing di ultima generazione e sei console PlayStation 5 con schermo dedicato. È il nirvana per chi punti, creando un luogo di aggregazione, a promuovere e sviluppare attività di accessibilità e inclusione sociale.

Che poi è il valore aggiunto e riconosciuto anche dai partner della prima ora: “Ci abbiamo creduto dall’inizio”, conferma Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup. “Siamo saliti a bordo tre anni fa, perché avevamo la necessità di valorizzare le competenze dei videogiocatori, fortemente convinti sia un potenziale che possa essere integrato in un mondo del lavoro che oggi vive uno dei più elevati talent shortage di sempre”.

Il mercato degli e-sport

Secondo il Rapporto sugli e-sport in Italia 2022, commissionato a Nielsen da Iidea – l’associazione di categoria – nel nostro Paese sono 475mila le persone che dichiarano di seguire eventi competitivi ogni giorno. Più di un milione e 620mila, se si conta anche chi segue eventi e-sport più volte alla settimana. Il numero è stabile rispetto alla rilevazione precedente, ma segna un consolidamento della passione da parte di chi l’ha sviluppata durante gli anni della pandemia. Si tratta di un target perlopiù maschile (63%), con un’età media di 28 anni, un livello di istruzione e un reddito superiori alla media nazionale. In sintesi, un fenomeno non marginale, ma ancora immaturo, soprattutto se paragonato ai dati di crescita extra-nazionali.

Viene da chiedere quanto, in questo quadro, Plb sia sostenibile economicamente: l’orizzonte è fondare un team in grado di contendere i montepremi milionari all’estero? “Tutt’altro”, risponde Vieri, che peraltro proprio dalla gaming house d’ora in poi trasmetterà la sua Bobo Tv. “Come suggerisce il nome, Plb World, è il mondo che ci interessa. Non è escluso che molto presto replicheremo l’esempio di Milano altrove. Questa è solo una finestra, o la punta di un iceberg”. E quando Bobo parla sogghignando, pare sia bene prenderlo sul serio.

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