Spotify pronta a tagliare il 6% della sua forza lavoro

Daniel Ek Spotify
Daniel Ek, fondatore di Spotify (foto Drew Angerer/Getty Images)
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*Articolo aggiornato alle ore 14.30 del 23 gennaio 2023

Un altro colosso tech potrebbe aggiungersi alla lista di quelli che nelle ultime settimane hanno già programmato di tagliare una parte consistente della forza lavoro. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Spotify starebbe pianificando dei licenziamenti già per questa settimana per tagliare i costi così come fatto da Alphabet, Amazon e Microsoft.

Le fonti riportate da Bloomberg non hanno specificato il numero di posti lavoro che Spotify avrebbe intenzione di eliminare, considerando che il gigante dello streaming musicale ha circa 9.800 dipendenti. Già a ottobre Spotify ha licenziato 38 persone dai suoi studi podcast. Secondo quanto aveva riportato TechCrunch, la società aveva conseguentemente annunciato la cancellazione dal palinsesto di 11 podcast originali di Spotify.

La nota di Daniel Ek

La notizia è stata confermata da Daniel Ek che, attraverso una nota, ha comunicato la decisione presa da Spotify.

“Come diciamo nel nostro Manifesto”, premette Ek, “il cambiamento è l’unica costante. Per questo motivo, continuo a ribadire che la velocità è la strategia fondamentale per un’azienda. Ma la velocità da sola non basta. Dobbiamo anche operare con efficienza. Sono queste due cose insieme che alimenteranno il nostro successo a lungo termine. In quest’ottica, oggi ho alcune importanti novità da condividere”. La premessa segue poi la comunicazione di una revisione dello staff. “Se negli ultimi anni abbiamo fatto grandi progressi nel migliorare la velocità”, continua Ek, “non ci siamo concentrati altrettanto sul miglioramento dell’efficienza. Passiamo ancora troppo tempo a sincronizzare strategie leggermente diverse, il che ci rallenta. E in un contesto economico difficile, l’efficienza assume un’importanza maggiore. Per questo motivo, nel tentativo di aumentare l’efficienza, controllare i costi e accelerare il processo decisionale, ho deciso di ristrutturare la nostra organizzazione“.

In primo luogo Ek annuncia una riorganizzazione dei vertici di Spotify, con Gustav Söderström e Alex Norstrom, rispettivamente chief freemium business officer e chief research & development officer, che diventeranno copresidenti e Dawn Ostroff che ha deciso di lasciare il ruolo di chief content & advertising business officer di Spotify e per facilitare la transizione assumerà il ruolo di consulente senior.

Tagli del 6%

La seconda parte della comunicazione riguarda invece i licenziamenti che saranno pari al 6% della forza lavoro.”Nell’ambito di questo sforzo e per allineare i nostri costi, abbiamo preso la difficile ma necessaria decisione di ridurre il numero dei nostri dipendenti“, spiega Ek. “Nelle prossime ore si terranno colloqui individuali con tutti i dipendenti interessati. Pur ritenendo che questa decisione sia giusta per Spotify, mi rendo conto che, data la nostra storica attenzione alla crescita, molti di voi la considereranno un cambiamento nella nostra cultura. Ma mentre ci evolviamo e cresciamo come azienda, anche il nostro modo di lavorare deve rimanere fedele ai nostri valori fondamentali”.

Come molti altri leader, continua Ek, “speravo di sostenere i forti venti di coda della pandemia e credevo che la nostra ampia attività globale e il rischio minore di subire l’impatto di un rallentamento della pubblicità ci avrebbero isolato. Col senno di poi, sono stato troppo ambizioso nell’investire prima della crescita dei ricavi. Per questo motivo, oggi stiamo riducendo il numero dei nostri dipendenti di circa il 6% in tutta l’azienda. Mi assumo la piena responsabilità delle mosse che ci hanno portato qui oggi”.

Ek annuncia poi che per i dipendenti interessati dai licenziamenti sarà applicata una policy di tutela post-licenziamento. Avranno infatti un’indennità da licenziamento: i dipendenti infatti riceveranno circa 5 mesi di liquidazione. Questa cifra sarà calcolata in base ai requisiti del periodo di preavviso locale e all’anzianità di servizio del dipendente; tutte le ferie maturate e non utilizzate saranno pagate ai dipendenti licenziati; Spotify continuerà a coprire l’assistenza sanitaria per i dipendenti licenziati; per i dipendenti il cui stato di immigrazione è legato al loro impiego, “gli uffici hr stanno lavorando con ogni individuo interessato in collaborazione con il nostro team di mobilità”; infine tutti i dipendenti avranno diritto a servizi di outplacement per 2 mesi.

I tagli delle big tech

Nelle ultime settimane, Alphabet, la società a capo di Google ha dichiarato che avrebbe eliminato 12.000 posti di lavoro, mentre Microsoft ha dichiarato che ne avrebbe eliminati 10.000. La tornata di licenziamenti di Amazon interesserà più di 18.000 ruoli.

Gli ultimi tagli annunciati da Google, saranno globali e avranno un impatto immediato sul personali negli Stati Uniti, riguarderanno diversi dipartimenti della società, tra cui il reclutamento e alcune funzioni aziendali, oltre ad alcuni team di ingegneria e di sviluppo prodotti. Come spiega la nota, Alphabet ha già inviato un’e-mail ai dipendenti americani interessati, mentre in altri Paesi il processo sarà più lungo a causa delle leggi locali in materia di occupazione. Ad assumersi le responsabilità della decisione è stato Sundar Pichai che dichiarato: “Mi assumo la piena responsabilità delle decisioni che ci hanno portato a questo punto.

Microsoft, nei giorni scorsi ha annunciato di voler tagliare circa 10.000 posti di lavoro, pari al 5% della forza lavoro. Dopo le prime indiscrezioni infatti, Microsoft ha confermato la notizia, annunciando che continuerà comunque ad assumere nelle aree ritenute strategiche. Alcuni dei licenziamenti, spiega l’azienda in una nota, avranno effetto immediato. Microsoft ha poi comunicato che la revisione dei costi comporterà anche modifiche al proprio portafoglio di hardware e una razionalizzazione delle proprie sedi in affitto. L’obiettivo? Risparmiare circa 1,2 miliardi di dollari.

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