Sostenibilità, digitalizzazione e un occhio allo spazio: i nuovi orizzonti di Enav, la società che controlla il traffico aereo in Italia

Francesca-Isgrò, presidente del consiglio di amministrazione di Enav
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Quattromiladuecento persone al lavoro per garantire, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, la gestione del traffico aereo, la sicurezza dei milioni di passeggeri che solcano ogni giorno i cieli italiani e la puntualità dei loro voli. Un’attività dispensata sui 733mila chilometri quadrati di azzurro sopra le nostre teste da 45 torri e quattro centri di controllo d’area, in gergo Acc. Questa, in cifre, è l’Enav, cioè la società nazionale di assistenza al volo. Spa dal 2001, quotata alla Borsa di Milano nel 2016, l’Enav è controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze e vigilata da quello delle Infrastrutture e dei trasporti.

Le cifre non sono in grado di raccontare appieno il peso strategico dello spazio aereo nazionale e, per conseguenza, di chi ne assicura e gestisce il presidio per svilupparne anche il valore e la sostenibilità economica. Beninteso, non che i numeri riescano a dar conto della visione di Enav e, per rimanere in tema, dei suoi orizzonti: quelli della digitalizzazione di tecnologie e processi, della urban air mobility e della riduzione del proprio impatto ambientale. Cioè, a costo di semplificare troppo a favor di sintesi, gli orizzonti di un futuro sostenibile ed etico – è di pochi mesi fa la collaborazione con Transparency International, l’associazione che dal 1993 lavora per prevenire la corruzione di istituzioni, governi e imprese. Motivo per cui è bene spingersi oltre le cifre e farlo con chi, di Enav, dal 2020 presiede il consiglio di amministrazione: Francesca Isgrò.

Isgrò, sul versante della corporate goverance quali sono le mete che Enav ha raggiunto dal 2020, cioè da quando ne è presidente?

Sono diversi gli strumenti e le azioni che abbiamo messo in campo per garantire all’azienda la protezione da tutti i fenomeni che in ogni modo possono intaccare un sistema sano. Le aziende devono avere firewall che impediscano, per esempio, a fenomeni corruttivi di trovare terreno fertile. Abbiamo lavorato per garantire un sistema di protezione. Cito, fra tutti, l’ottenimento della certificazione Iso 37001. Al di là delle certificazioni, bisogna lavorare sulla cultura della legalità e della trasparenza. Enav è presente in 50 sedi sul territorio italiano e ovunque ci deve essere questa consapevolezza. Ci sono stati molti passi in avanti. Non da ultimo, il nostro Internal Audit Quality Assurance Review. Ci è stato riconosciuto un giudizio pienamente positivo e di livello più elevato con riferimento al grado di conformità rispetto al Codice etico della professione di Internal Audit e agli standard internazionali.

Quali sono le difficoltà incontrate durante il suo mandato?

Le stesse che hanno dovuto affrontare il nostro Paese e tutta la comunità internazionale. Ricordo quando ci siamo insediati: era il 2020 ed eravamo nel pieno della pandemia. Sono entrata in una società che stentava a riconoscere il mondo attorno. Eravamo abituati a fare, e bene, il nostro lavoro, quello di rendere sicuro il volo di ogni aereo. Ma gli apparecchi erano a terra. Una situazione mai vista prima. Il contesto era davvero drammatico, ma non credo di raccontare nulla di nuovo. Ognuno di noi ha dato il proprio contributo sperando che la situazione potesse cambiare, anzitutto dal punto di vista sanitario e poi per la nostra economia. Sono fiera di dire che anche noi abbiamo dato il nostro fondamentale contributo alla ripartenza.

A proposito di cose non facili: quali sono, dal suo osservatorio, le sfide più rilevanti che Enav dovrà fronteggiare nei prossimi mesi? E, più in generale, quali quelle del comparto trasporto aereo italiano?

Enav ha risposto alla domanda di ripartenza. Lo abbiamo fatto grazie alle donne e agli uomini che ogni giorno svolgono il loro compito. È in corso un processo di innovazione tecnologica e di digitalizzazione importante. Il controllo del traffico aereo sta cambiando e noi siamo al passo con questo mutamento. Penso alla prima torre remota che abbiamo inaugurato a Brindisi. Ma lo abbiamo visto quest’estate: il sistema aeronautico è interconnesso. Quello che accade negli altri aeroporti del mondo ricade su di noi. Dobbiamo progredire insieme, altrimenti il sistema non evolve.

Parlando di tecnologie innovative, quali sono il rapporto e l’uso che Enav fa delle informazioni e delle infrastrutture spaziali?

Parlando di satelliti, Enav è impegnata, con una partecipazione azionaria e industriale, in Aireon, la società che gestisce il primo e unico sistema satellitare al mondo di sorveglianza per il controllo del traffico aereo. Identificativo e posizione esatta del velivolo, velocità, quota e rotta: sono questi i dati che in tempo reale Aireon è in grado di trasmettere ai centri di controllo. Grazie a 75 satelliti, Aireon garantisce la sorveglianza su tutto il globo, che prima era assicurata solo dai sistemi radar, con una copertura del 30% dello spazio aereo globale. Aireon avrà un impatto rilevante sull’aviazione mondiale: maggiore sicurezza e rotte di volo più efficienti. Nei prossimi dieci anni, grazie ad Aireon, si calcolano risparmi per circa 4,8 miliardi di chilogrammi di carburante, con una riduzione dell’impatto ambientale per 14,3 miliardi di chilogrammi di anidride carbonica.

Rimanendo in ambito spaziale, quale futuro prevede per mezzi che possano coprire rotte suborbitali o sistemi di volo avveniristici?

Dove possibile, la tecnologia si sta pian piano spostando sul satellite. Un esempio è quello delle procedure di avvicinamento agli aeroporti, che, in alcuni casi, non si basano più su strumenti posizionati a terra, ma sulla navigazione satellitare. Ciò premesso, non credo che i voli suborbitali rappresentino un futuro così lontano. Siamo direttamente coinvolti in progetti per sviluppare il trasporto aereo ‘spaziale’ e, di certo, è un’evoluzione che ci vedrà protagonisti.

Enav è un unicum: è il service provider dello spazio aereo italiano, partecipata dal Mef al 53,28% e quotata in Borsa. Quale rapporto ha con le istituzioni nazionali?

Il rapporto con il mondo istituzionale europeo, nazionale e locale è fondamentale: ogni azienda deve essere osmotica, e questo vale soprattutto per una società come la nostra, che svolge un ruolo strategico per la sicurezza del Paese. Da quando ci siamo insediati, abbiamo garantito un dialogo costante con i rappresentanti istituzionali. Questo è uno dei compiti a cui è chiamato il presidente del consiglio di amministrazione: garantire dialogo e trasparenza. Quando ci sono opinioni diverse su progetti specifici, noi abbiamo il dovere di spiegarlo alle comunità locali, a chi ne rappresenta le istanze. Penso che lo abbiamo fatto senza clamore, ma con efficacia.

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