Per i lavoratori il work-life balance e la modalità ibrida sono diventati più importanti dello stipendio

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Uno stipendio più alto non è più una leva sufficiente a giustificare un cambio di lavoro. Lo rivela il rapporto Decoding Global Talent, a cura di Bcg e The Network, che analizza l’evolversi delle necessità dei lavoratori. Oggi i talenti, sempre più consapevoli del proprio valore, sono alla ricerca di un impiego che possa coniugarsi al meglio con la sfera privata e fornire concrete possibilità di carriera nel lungo termine.

Professionisti consapevoli del proprio valore

Il report, dal titolo What Job Seekers Wish Employers Knew, ha coinvolto 90mila persone in 160 Paesi per capire quali sono i fattori più importante nella ricerca del lavoro e quali aspetti del percorso di assunzione risultano invece demotivanti.

“Ricercare e scegliere i talenti migliori è sempre più difficile. Le aziende oggi affrontano grandi sfide e tempi complessi, che richiedono talento e costante capacità di apprendimento a tutti i livelli”,  spiega Monia Martini, emc people and hr operations executive director.

“Ci si confronta spesso con professionisti ben consapevoli del proprio valore oltre che molto richiesti, ed è sempre più importante tener conto delle loro numerose esigenze”.

Il 74% del campione globale afferma di essere contattato più volte in un anno per delle nuove proposte di lavoro, con un 39% che dichiara di ricevere offerte per nuovi impieghi anche a cadenza mensile. Ne consegue che il 68% dei lavoratori intervistati si sente in una posizione di forza quando attiva una ricerca di lavoro.

I più soddisfatti risultano essere i lavoratori europei: il 45% di loro afferma di non cercare una nuova posizione lavorativa ma di essere disposto a valutare alternative, contro il 41% a livello mondiale. Il 42%, invece, afferma di essere impegnato attivamente nella ricerca di un nuovo lavoro.

Cosa deve offrire un nuovo lavoro

Se prima un adeguato riconoscimento in busta paga poteva essere un fattore determinante, oggi potrebbe anche non bastare. La priorità che emerge dalla ricerca è il bilanciamento tra vita professionale e sfera privata. Ben il 69% del campione globale e il 70% di quello europeo considera l’equilibrio vita-lavoro al primo posto nella classifica.

“In fase di selezione è importante tenere sempre a mente che ogni persona, anche la più focalizzata sulla sfera professionale, ha una vita privata e vuole poter pianificare il proprio tempo in termini di avanzamento di carriera ed economico. Specialmente in determinate fasce d’età”, spiega Martini.

“Anche i più giovani, interessati a sviluppare esperienza e nuove competenze, non necessariamente attribuiscono minor valore a tutto ciò che non fa parte della dimensione strettamente professionale”.

Per chi viene contattato da agenzie di selezione o dalle aziende, la scala delle necessità cambia. Il 65% del campione globale e il 59% di quello europeo sono attratti da un miglioramento nello stipendio e nei benefit, mentre al secondo e terzo posto c’è un avanzamento di carriera o una posizione con seniority più alta (28%) per entrambi i campioni. Per il 60% dei talenti europei è importante la possibilità di avere una forma di lavoro ibrida e operare da remoto almeno per parte della settimana.

Dall’equilibrio casa-lavoro all’attenzione verso il processo di selezione

L’equilibrio casa-lavoro viene tenuto in considerazione dai profili fra i 30 e i 50 anni, fascia d’età che di solito corrisponde agli impegni familiari più vincolanti.

Gli intervistati con oltre 60 anni sono disponibili a un impiego ad alto impatto, purché sia direttamente proporzionale al ruolo a loro riconosciuto. Tuttavia, non passa in secondo piano l’offerta economica, che continua ad avere una certa importanza.

Dalla ricerca emerge inoltre un’attenzione maggiore da parte dei profili professionali sulle modalità di reclutamento. Ben il 52% degli intervistati nel mondo ha affermato di essere pronto a rifiutare un’offerta a fronte di un processo di selezione negativo.

Per evitare questo ostacolo, chi si occupa di selezione deve personalizzare il più possibile il colloquio di lavoro tenendo conto non solo del curriculum, ma anche della personalità e delle attitudini del candidato. Ciò significa costruire un clima di fiducia fin dal momento di valutazione e considerare elementi come le motivazioni e il potenziale che il soggetto potrebbe esprimere.

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