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Credit Suisse potrebbe licenziare il 30% dei dipendenti. Intanto la procura svizzera indaga sull’acquisizione da parte di Ubs

Sono settimane ancora di assestamento per Credit Suisse dopo l’acquisizione da parte di Ubs Group. Oltre alla notizia riportata da Bloomberg, che la procura svizzera avrebbe aperto un’inchiesta per fare luce sull’accordo, il quotidiano svizzero SonntagsZeitung ha riferito che la fusione potrebbe comportare il taglio di fino al 30% della forza lavoro.

La procura svizzera ha aperto un’indagine sull’operazione mediata dal governo dell’acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs per identificare possibili reati. Secondo quanto riporta una nota inviata all’agenzia Bloomberg e riportata da Ansa: “Vista la rilevanza degli eventi” la Procura “vuole adempiere in modo proattivo al suo mandato e alla sua responsabilità di contribuire a una piazza finanziaria svizzera pulita e ha istituito un monitoraggio con lo scopo di adottare misure immediate in caso di qualsiasi circostanza che rientri nella sua giurisdizione”.

La questione licenziamenti

Secondo il giornale elvetico che riporta la dichiarazione di un dirigente Ubs, Credit Suisse potrebbe licenziare 11.000 dipendenti in svizzera e altri 25.000 in tutto il mondo. Alla fine del 2022, i due istituti di credito impiegavano insieme quasi 125.000 persone, di cui circa il 30% in Svizzera. L’accordo porta delle inevitabili  sovrapposizioni che probabilmente porteranno a perdite di posti di lavoro. Ubs ha dichiarato pubblicamente che farà chiarezza sui tagli ai posti di lavoro non appena possibile.

L’accordo e il nuovo ceo di Ubs

Il 19 marzo in una nota congiunta, Ubs e Credit Suisse hanno annunciato la loro immediata fusione, date le difficoltà economiche che stava attraversando la banca diretta da Ulrich Körner. Secondo l’accordo, tutti gli azionisti di Credit Suisse riceveranno 1 azione di Ubs per 22,48 azioni di Credit Suisse. Si tratta in totale di un’operazione pari a 3 miliardi di franchi svizzeri, che dovrebbe essere completata entro la fine del 2023. L’operazione è stata resa possibile dal sostegno del governo federale svizzero, dall’autorità della vigilanza svizzera sui mercati finanziari (la Finma) e dalla Banca nazionale svizzera, come dichiarato dallo stesso istituto centrale in una nota ufficiale.

Proprio in occasione della chiusura di questo importante accordo Ubs ha richiamato alle armi il suo storico ceoSergio Ermotti. Il 29 marzo, infatti, Ubs ha accettato le dimissioni di Ralph Hamers – presentate per “servire gli interessi della nuova fusione, del settore finanziario svizzero e del Paese” – e ha dato di nuovo il benvenuto a Ermotti come ceo e presidente esecutivo del board.

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