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Utopia
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Come Utopia è diventata un’istituzione nel mondo delle relazioni istituzionali

Articolo apparso sul numero di settembre 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

Sono trascorsi 15 anni dalla fondazione di Utopia, società costituita nel settembre del 2008 per svolgere l’attività di lobbying e relazioni istituzionali, diventata nel tempo un gruppo societario attivo anche nelle media relation, nella comunicazione corporate, nelle strategie digitali e nell’editoria, con sedi a Roma, Milano e Bruxelles.

Utopia negli ultimi anni è stata inserita nella classifica mondiale Global Top 250 Pr Aetgency e nel 2022 ha registrato un fatturato aggregato di 7,5 milioni di dollari, grazie ai risultati conseguiti in Italia e in Belgio. La sua crescita non sembra arrestarsi nemmeno nel 2023. “Merito degli investimenti che il gruppo continua a effettuare”, dice l’amministratore delegato, Giampiero Zurlo.

Che tipo di investimenti fate e in quali mercati?

Utopia ha sempre guardato con interesse ai mercati attigui al proprio business. È così che siamo passati dai public affairs agli affari legali, dalla comunicazione alla produzione di contenuti digitali. In particolare nel triennio pandemico 2020-2022, spinti da un coraggio irrazionale e anticiclico, abbiamo effettuato massicci investimenti, soprattutto nel settore editoriale e televisivo, inaugurando gli Utopia Studios di Roma e The Advocacy Hub a Milano, dove produciamo i nostri talk web-tv in collaborazione con alcune delle più importanti testate giornalistiche italiane. L’efficacia di questi investimenti ci ha portato nel 2023 a costituire Urania Media, una newco nella quale sono confluite tutte le attività editoriali e di produzione contenuti multimediali, inclusa la testata giornalistica The Watcher Post, che oggi prosegue in autonomia il suo percorso. Urania, a sua volta, ha elaborato un considerevole piano di investimenti che include l’ingresso nel capitale di Base per Altezza, società editrice di Formiche e di altre autorevoli testate dedicate all’approfondimento politico-istituzionale. Questa strategia ci consente di continuare a crescere in modo costante e sostenibile.

L’improvviso ingresso nel mercato editoriale ha spiazzato i vostri competitor.

C’è un bellissimo aforisma che dice: ‘L’improvviso ha sempre bisogno di una lunga preparazione’. Il nostro è un percorso lungo 15 anni, in cui abbiamo innovato incessantemente e, cavalcando l’onda del cambiamento, siamo diventati un gruppo societario diversificato. L’attività di public affairs è il pilastro da cui è partita la nostra avventura, ma oggi è solo un aspetto del lavoro. Con la costituzione di Urania siamo formalmente diventati anche una media company. A settembre, ad esempio, presenteremo il nostro primo docufilm, per celebrare i 100 anni di storia del miele Ambrosoli, un’azienda italiana unica. Continuiamo a integrare fra loro nuovi prodotti e servizi, tutti tesi a rafforzare la nostra leadership nell’attività di advocacy, per contribuire al dibattito pubblico in tutti i suoi ambiti, da quello istituzionale a quello mediatico/editoriale. Sempre stando dalla parte delle aziende e dei lavoratori: il nostro è un approccio liberale pro-impresa, pro-mercato, pro-lavoro, pro-crescita.

Quante società si basano sul vostro stesso modello di servizi integrati?

Non esistono in Europa esperienze societarie come la nostra. Possiamo dire di essere stati i game changer del mercato. E lo abbiamo fatto da soli, senza fusioni o aggregazioni societarie. È stata una crescita organica, gestita interamente da noi, con capitali propri, anche rifiutando le avance di qualche soggetto che avrebbe voluto essere pivot di operazioni di accorpamento con mero scopo finanziario, ma anche di grandi multinazionali della consulenza che stanno cercando la via d’ingresso nei nostri mercati. Se c’è una cosa a cui non abbiamo guardato in questi anni, sono stati gli utili. Utopia ha un ebitda basso perché non deve mettersi in mostra per cercare investitori. Anzi, reinvestiamo la totalità dei proventi in nuovi progetti e nelle persone che mandano avanti il gruppo.

A proposito di persone e di capitale umano. Come selezionate i vostri talenti?

Il nostro successo è merito di un team di oltre 80 persone con esperienze molto diversificate: dagli avvocati ai giornalisti, fino ai registi. Tuttavia, tracciare nuove rotte porta con sé la difficoltà di trovare marinai coraggiosi, disposti a navigare tra le grandi onde oceaniche del cambiamento. Il nostro approccio integrato comporta una preparazione in più settori, attigui ma differenti: serve competenza giuridica e politico-istituzionale, ma serve anche la conoscenza dei media, online e offline, senza dimenticare i social network e il digitale. I nuovi professionisti dei public affairs non possono prescindere da questa conoscenza trasversale. Come diceva Henry Ford, “abbiamo bisogno di persone brave, non solo di brave persone”. Purtroppo, degli oltre duemila curricula che riceviamo ogni anno, solo pochi candidati passano le selezioni, e da quando entrano in azienda serve quasi un anno perché siano formati. Il mio invito è ai giovani di talento animati da una curiosità intellettuale che li spinge a guardare oltre gli steccati dei loro studi specifici. Il nostro mercato ha bisogno di voi, fatevi avanti.

Nel futuro cosa vi aspetta? Quali sono i prossimi obiettivi?

Nel settore editoriale l’obiettivo è quello di internazionalizzare la società Urania, portando i nostri prodotti, in particolare gli studi tv e i relativi talk, a Bruxelles, dove siamo già operativi con un team specializzato in politiche europee. Sotto il profilo economico, puntiamo a raggiungere in breve i 10 milioni di euro di fatturato di gruppo: ulteriori risorse economiche fondamentali per i nuovi investimenti. Abbiamo le idee molto chiare sulla direzione in cui lavorare, ma la strada è ancora lunga: realizzare una grande utopia imprenditoriale ha bisogno di tempo, visione e una buona dose di follia.

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