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Così questa società di produzione audiovisiva vuole creare un polo cinematografico all’avanguardia per attrarre le produzioni straniere

Articolo tratto dal numero di dicembre 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

Lavorare con coraggio ogni giorno per creare progetti che fanno battere il cuore e regalare al pubblico quel brivido che si prova ogni volta che si accendono le luci in sala. Queste le parole che riassumono lo spirito di Masi Film, società di produzione audiovisiva di film, serie tv e spot pubblicitari guidata dal fondatore, presidente e ad, Massimiliano Di Lodovico.

Un imprenditore entrato nel mondo cinematografico dopo un incontro casuale in treno con una regista, che lo ha portato a realizzare il suo primo film in veste di produttore insieme alla Walt Disney: Febbre da Fieno. Dopo una serie di esperienze nel settore, nel 2013 è arrivata la fondazione di Masi Film. “Sentivo il bisogno di creare la mia società, avevo tante idee in testa che volevo sviluppare e aspettavo solo l’occasione giusta”, racconta Di Lodovico.

Nel tempo, Masi Film ha potuto vantare numerose collaborazioni di rilievo, lavorando con artisti del calibro di Sophia Loren (La Voce Umana) e Alessandro Gassmann (Razzabastarda), ricevendo premi e riconoscimenti come la nomination al David di Donatello e la shortlist agli Oscar (Il turno di notte lo fanno le stelle).

La società è ormai una presenza fissa nei principali festival e manifestazioni cinematografiche in Italia e nel mondo. Dal 2020, inoltre, è diventata il punto di riferimento per numerosi brand che decidono di affidarle le loro campagne pubblicitarie, come Bulgari, Gillette, Nestlè e Nivea.

Masi Fim è entrata in società con la holding Aliante Industrial e la casa di produzione Indigo Film: due realtà che vi hanno permesso di gettare le basi per un nuovo polo cinematografico.

Con queste realtà abbiamo creato una grande forza finanziaria. Aliante Industrial investe nella creazione di valore delle aziende partecipate con un orizzonte temporale ampio e una strategia transatlantica. Indigo Film rappresenta invece un booster creativo e qualitativo per il gruppo. L’obiettivo è fondare insieme un polo cinematografico che si occupi di produzione cinematografica per attrarre le grandi produzioni americane. Il progetto punta a creare entro il 2025 un centro innovativo di studios cinematografici e teatri di posa d’avanguardia, con particolare attenzione al mondo della realtà aumentata e del digitale. Questo perché vogliamo dare lustro al made in Italy, per cercare di invertire quella rotta che sta spostando buona parte della proprietà intellettuale italiana nei mercati esteri. L’apporto finanziario di grandi corporation esterne nell’acquisto di conglomerati produttivi nazionali ne garantisce la sopravvivenza, ma allo stesso tempo depaupera il grande patrimonio di diritti cinematografici italiani perché ne determina l’acquisizione da parte di altri paesi.

Quanto puntate sui giovani?

Abbiamo una struttura molto flessibile, che crede nel valore delle persone. Oggi collaboriamo con circa 200 persone, in buona parte sotto i 30 anni, attivi su progetti multipli. L’idea è creare un grande vivaio di registi, sceneggiatori e produttori che possano realizzare film di qualità per il nostro Paese con una distribuzione internazionale.

Ha dichiarato di ritenersi un imprenditore di questa industria: in che senso?

Mi ritengo un imprenditore più che un produttore di questo settore. Intanto perché credo di non potermi paragonare ai grandi nomi del passato come Dino De Laurentis, Goffredo Lombardo, Mario Cecchi Gori. Inoltre, perché la figura del produttore sta mutando e sono sempre meno quelli che fanno scuola come un tempo. Per questo siamo fortunati ad avere nella nostra società uno dei pochi grandi produttori rimasti, Nicola Giuliano, fondatore della Indigo Film. Mi ritengo un imprenditore cinematografico perché credo che il cinema vada trattato come un’azienda e per questo insisto sul respiro imprenditoriale di Masi Film. Cerchiamo sempre di bilanciare l’emozione di ogni nuovo progetto con un’attenta cultura economico-finanziaria, a fronte di una crescita del fatturato del 300% negli ultimi anni. Abbiamo una presenza sia a Roma, sia a Milano, beneficiando di una forte vicinanza ai nostri clienti sia in ambito cinematografico, sia di pubblicità, marketing ed eventi. L’attività pubblicitaria continua a rappresentare per noi un filone importante, per il quale abbiamo investito recentemente con la creazione di una nuova unit.

Quali sono gli altri progetti in cantiere?

Stiamo sviluppando una serie di progetti su vari livelli e diversi grandi marchi si sono affidati a noi. Prevediamo che tutto questo ci porterà a raggiungere un fatturato di oltre 100 milioni di euro in tre anni. Tra i progetti in espansione ci sono cinema e serie tv, soprattutto biopic, ma stiamo strizzando anche l’occhio a fashion short film. Stiamo sviluppando una serie tv di livello internazionale, La Ciociara, tratta dal romanzo di Moravia e ispirata al film che ha consacrato Sophia Loren, e un’altra sulla vita di Ferruccio Lamborghini, icona del made in Italy. E poi lungometraggi, di cui uno sulla vita di Elena ‘la matta’, l’ebrea ribelle che provò ad avvertire il ghetto di Roma del rastrellamento delle Ss. Una novità è poi l’anteprima mondiale al Torino Film Festival dell’opera prima della regista Catrinel Marlon, Girasoli, prodotta da Masi Film con Rai Cinema e altri partner internazionali. Portiamo in sala un
tema difficile ma importante, come la malattia mentale dei bambini, perché crediamo che il ruolo del cinema debba tornare a essere non solo quello di intrattenere, ma anche di porre domande e arricchire il dibattito.

 

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