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L’ex chirurgo plastico e l’informatico: chi sono Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, i nuovi miliardari italiani delle criptovalute

Ci sono due italiani dietro una delle principali criptovalute del mondo. Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino sono il direttore finanziario e l’amministratore delegato di Tether, l’azienda che ha creato la più importante tra le stablecoin, cioè le valute digitali il cui valore è ancorato a un altro bene. In questo caso, il dollaro statunitense.

Devasini e Ardoino possiedono il 47% e il 20% della società e sono due dei dieci nuovi miliardari italiani. Il patrimonio di Devasini è di 9,2 miliardi di dollari e lo rende la quarta persona più ricca d’Italia e la 266esima più ricca del mondo. Quello di Ardoino è di 3,9 miliardi e lo colloca al 26esimo posto in Italia e all’809esimo nel mondo. Le loro storie non potrebbero essere più diverse.

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Chi è Giancarlo Devasini

Devasini, nato a Torino nel 1964, si è laureato in medicina e ha fatto il chirurgo plastico. Dopo due anni il suo lavoro gli è diventato insopportabile. “Tutto sembrava una truffa, un approfittarsi dei capricci delle persone”, ha detto in una galleria d’arte italiana nel 2014. In particolare, ricordava la frustrazione provata di fronte a una donna che era convinta di doversi ridurre il seno, che “le stava perfettamente”.

Abbandonata la chirurgia, Devasini è diventato un imprenditore nel campo dell’elettronica. Secondo la sua biografia pubblicata sul sito di Bitfinex, una piattaforma per lo scambio di criptovalute che fa capo alla stessa società di Tether, in quella veste ha creato un gruppo che ha superato i 100 milioni di euro di ricavi e lo ha venduto poco prima della crisi del 2008. Un’inchiesta del Financial Times, ripresa in Italia dal Fatto Quotidiano, ha rivelato però che nel 2007 il gruppo fatturava solo 12 milioni. A febbraio 2008 un incendio ha distrutto il magazzino e gli uffici. A giugno la capogruppo, Solo SpA, è stata messa in liquidazione.

Per un breve periodo Devasini si è dedicato poi alla consegna di cibo a domicilio, con una società chiamata Delitzia. Quindi, nel 2012, è arrivato alle criptovalute. Sempre il Financial Times ha raccontato che iniziò con affari molto piccoli: offriva dvd e cd a 0,01 bitcoin (pari all’epoca a circa 11 centesimi di dollaro) su un forum di criptovalute. Finché è entrato in Bitfinex/Tether, di cui oggi è considerato la mente.

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Chi è Paolo Ardoino

Ardoino, 39 anni è arrivato a Tether dopo un percorso più lineare. Originario di Cisano sul Neva, in provincia di Savona, si è appassionato all’informatica da piccolo. Ebbe il primo computer a sei anni: un Olivetti 386. “Ero così emozionato che l’ho detto a tutti i miei amici a scuola”, ha raccontato alla testata specializzata CoinDesk. “Ricordo che il mio insegnante di matematica mi sentì e rispose che i computer erano solo uno spreco di denaro e tempo e non sarebbero mai stati utili alle persone”.

Ha studiato matematica applicata all’informatica all’Università di Genova, dove ha lavorato per un periodo come ricercatore. “Guadagnavo 800 euro al mese”, ha raccontato al Corriere della Sera. “Ricercatore informatico a contratto e sottopagato come tanti altri. E c’era pure da pregare per ogni rinnovo di assegno di ricerca. Dopo due anni ho deciso di mollare tutto”.

Allora si è avvicinato alla finanza. La prima esperienza, ha detto al sito svizzero Ticinonline, l’ha fatta a Lugano, poi si è trasferito a Londra per avviare una startup di servizi tecnologici legati alla finanza. Voleva “innovare un sistema finanziario che è molto antiquato, ancora appiccicato con spago e chewing-gum, quanto a processi e tecnologia”, ha detto al Corriere. È entrato in Bitfinex nel 2014 come sviluppatore. Due anni più tardi è diventato chief technology officer, quindi ha assunto la stessa carica in Tether. È stato nominato ad nell’ottobre 2023. Ha la sua base a Lugano, ma viaggia “il 95% del tempo”.

Tether Giancarlo Devasini Paolo Ardoino
Giancarlo Devasini (a sinistra) e Paolo Ardoino di Tether (foto Ufficio Imagoeconomica, Twitter @paoloardoino)

Che cosa fa Tether

Se Devasini è la mente di Tether, Ardoino è il tecnico. Il primo non parla quasi mai con la stampa, il secondo è il volto pubblico della società. È stato Ardoino a spiegare a Ticinonline che i mercati interessanti per l’azienda non sono l’Europa o gli Stati Uniti, ma il Sud America, l’Africa e l’Asia. “È lì che vediamo il futuro delle criptovalute”, ha detto. Il cliente tipo non è “il trader di Wall Street che manda soldi da una banca all’altra”, ma “il normale cittadino che vive in un mercato emergente, in un Paese in via di sviluppo, che grazie a questa valuta ottiene l’accesso al dollaro”.

Oggi la capitalizzazione totale di Tether è di circa 105 miliardi di dollari. Il Ft l’ha definita “la valuta di riserva della criptoeconomia globale”. Forbes.com ha riassunto così il modello di business della società: i clienti consegnano all’azienda dollari statunitensi in cambio di un token coniato dall’azienda stessa, chiamato Usdt. Tether detiene garanzie collaterali, sotto forma di buoni del Tesoro, fondi comuni, bitcoin o prestiti garantiti. Su queste ‘riserve’ guadagna il rendimento di mercato.

I quattro nuovi miliardari delle stablecoin

Negli ultimi anni Tether, la cui capogruppo ha sede nelle Isole Vergini Britanniche, è stata attaccata più volte delle autorità statunitensi. Una delle principali ragioni è la trasparenza sulle riserve. Fino al febbraio 2019, la società dichiarava di possedere un dollaro per ogni token emesso. In seguito ha cambiato versione e ha detto che ogni token è ‘sostenuto’ da attività in dollari. Un’altra questione è la natura dei rapporti fra Tether e Bitfinex.

Forbes.com ha scritto che, se il Congresso statunitense dovesse approvare nuove regole sulle stablecoin, Tether potrebbe risentirne. Circle, uno dei principali concorrenti, sembra più allineato con le probabili direttive, e presto potrebbero entrare sul mercato nuovi attori, come le banche. Di recente diversi membri della Camera dei rappresentanti e del Senato statunitensi hanno detto che una legge potrebbe arrivare entro la fine del 2024.

Nel frattempo, però, Tether ha chiuso il 2023 con un utile di 6,2 miliardi e ha prodotto quattro miliardari. Oltre a Devasini e Ardoino, sono entrati nella classifica di Forbes anche il consulente legale Stuart Hoegner, che ha un patrimonio di 2,5 miliardi di dollari, e l’ex ceo di Tether e amministratore delegato di Bitfinex Jean-Louis van der Velde, con 3,9 miliardi.

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