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Come i data center possono diventare più sostenibili e sicuri

Articolo a cura di Marco Percoco, professore di economia delle infrastrutture, dell’energia e dell’ambiente Università Bocconi

In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e incertezza economica, gli investimenti in infrastrutture si sono rivelati una delle poche ancore di stabilità, grazie alla loro capacità di generare rendimenti stabili nel tempo. Dopo i settori dei trasporti e dell’energia, sono le infrastrutture digitali, e in particolare i data center, a guidare una nuova ondata di crescita, trainati dall’impetuoso sviluppo della digitalizzazione, del cloud computing e dalla domanda crescente di gestione dei dati.

Secondo le stime più recenti, la capacità installata dei data center in Italia è destinata a raggiungere i 500 MW IT entro il 2025, sostenuta da investimenti complessivi pari a 10 miliardi di euro. Questo dato non solo testimonia la vitalità del settore, ma evidenzia il ruolo centrale che queste infrastrutture ricoprono nel sistema industriale italiano, ponendo al contempo interrogativi cruciali per le politiche pubbliche e per le strategie di investimento.

Uno dei primi temi da affrontare riguarda l’impatto delle grandi infrastrutture digitali sui territori. La rumorosità delle apparecchiature e l’impatto paesaggistico dei data center di grandi dimensioni sollevano preoccupazioni, specialmente nelle aree urbane. Tuttavia, l’evidenza empirica recente mostra che questi non hanno effetti significativi sui valori immobiliari, ridimensionando la necessità di regole urbanistiche eccessivamente restrittive.

Inoltre, con il consumo energetico dei data center che rappresenta quasi il 3% della domanda elettrica mondiale (e in costante crescita), risulta prioritario migliorare l’efficienza energetica. L’adozione di pratiche sostenibili non è più solo una scelta etica, ma un’esigenza operativa: in Italia, il 65% dei gestori di data center pianifica l’implementazione di soluzioni basate su energie rinnovabili per abbattere i costi operativi, che possono pesare tra il 30% e il 50% dei costi totali di gestione. Per sostenere questa transizione, è necessario uno snellimento dei processi autorizzativi per gli investimenti congiunti in impianti di rinnovabili e infrastrutture digitali.

La sicurezza informatica è ormai un tema imprescindibile per il settore. L’aumento delle minacce cyber – con un incremento del 38% degli attacchi globali nel 2023 secondo un rapporto di Check Point Research – richiede investimenti massicci in tecnologie avanzate e sistemi di protezione. Il valore strategico dei dati è tale che ogni falla nella sicurezza può avere impatti devastanti, non solo per le aziende coinvolte, ma per l’intera economia digitale.

In questo contesto, è fondamentale garantire che il patrimonio di dati prodotto dalle imprese italiane rimanga all’interno dei confini nazionali. Questo implica un focus sulla costruzione di una filiera completa dei data center, dalla progettazione alle operazioni, riducendo la dipendenza da tecnologie prodotte all’estero, o almeno fuori dai confini europei.

La crescita tumultuosa del settore richiede un ingente afflusso di capitali, che non può essere affidato esclusivamente al sistema bancario tradizionale. Le imprese devono considerare attentamente la provenienza dei finanziamenti, valutando la coerenza con i principi esg e le implicazioni di lungo termine. Parallelamente, una semplificazione burocratica nelle procedure autorizzative potrebbe garantire non solo un’accelerazione degli investimenti, ma anche un ritorno economico più rapido.

Il settore dei data center rappresenta una delle colonne portanti della transizione digitale ed ecologica dell’Italia. Puntare su infrastrutture energeticamente efficienti, alimentate da fonti rinnovabili, non solo migliorerebbe la redditività dei progetti, ma contribuirebbe anche al raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, i data center possono ridurre il consumo energetico del 30-40% adottando tecnologie avanzate di raffreddamento e gestione termica.

La sfida per l’Italia è quindi chiara: investire in un futuro digitale che sia al tempo stesso sostenibile e sicuro. Solo così sarà possibile creare un ecosistema che non solo soddisfi le esigenze di oggi, ma getti le basi per un sistema industriale competitivo e resiliente per le generazioni future.

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