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Innovazione 25 Ottobre, 2019 @ 11:54

Se la banca tiene sotto controllo le nostre spese

di Nicola Bernardi

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(Shutterstock)

Tra poco la banca potrebbe non essere più solo l’istituto a cui affidiamo i nostri soldi, ma anche il nostro “grillo parlante”, che ci avverte quando spendiamo troppo, o quando tendiamo ad indebitarci.

Stando all’ultima ricerca del Money and Mental Health Policy Institute (MMHPI) finanziata da Barclays, non dovremmo stupirci se in un futuro non troppo lontano, mentre siamo intenti a fare shopping online e stiamo per autorizzare un pagamento con la nostra carta di credito ci arrivasse improvvisamente un messaggio di alert con cui la nostra banca ci avvisa che, in base al nostro tenore di vita, stiamo esagerando con gli acquisti, e in certi casi bloccarci perfino la transazione.

Se l’intenzione di Barclays era quella di tastare il terreno nei confronti dei consumatori, i risultati del rapporto sembrerebbero accendere quasi un semaforo verde all’introduzione di funzioni di monitoraggio dei clienti, in quanto su 2.000 persone intervistate il 68% di queste sarebbero favorevoli al controllo dei propri conti, e ritengono che sarebbe utile per la loro banca o la loro società di investimento individuare e segnalare i problemi finanziari già fin dal loro insorgere, e due terzi (66%) vorrebbero i controlli per ricevere anche supporto proattivo dai consulenti finanziari quando i conti non quadrano.

E se a lasciare perplessi potrebbe essere l’invasività nella sfera privata dei clienti, i risultati della ricerca evidenziano da una parte che circa la metà degli adulti del Regno Unito affermano di essere effettivamente preoccupati per il modo in cui le banche invaderebbero la loro privacy monitorando il loro andamento finanziario, ma il 51% di essi dichiara invece che i benefici supererebbero i rischi, e per questo solo uno su 10 (11%) è dichiaratamente non d’accordo ad accettare di essere controllato dalla propria banca.

Rispondendo alle legittime preoccupazioni per la privacy degli utenti, il Money and Mental Health Policy Institute, afferma che la tutela della riservatezza sarebbe comunque assicurata dando agli stessi clienti il controllo e la facoltà di decidere se e come attivare i controlli per identificare quando sono a rischio di indebitamento, mantenendo la possibilità di disattivare il servizio in ogni momento.

Riprendendo i dati del National Center for Social Research in cui viene rilevato che ogni anno in Inghilterra circa 100 mila persone tentano il suicidio a causa di indebitamento, il Money and Mental Health Policy Institute sostiene che l’adozione di questi sistemi di monitoraggio potrebbe essere particolarmente utile per le persone con problemi di salute mentale che hanno difficoltà a gestire il proprio denaro a causa di problemi di memoria o per difficoltà a concentrarsi, come in effetti potrebbero costituire un valido aiuto per i soggetti vulnerabili che sono tendenti alla dipendenza al gioco d’azzardo.

Anche se è fuori discussione che di vantaggi ve ne sarebbero, ovviamente un istituto finanziario che decidesse di adottare delle funzioni di monitoraggio dei clienti come quelle prese in esame andrebbe ad implementare notevolmente le già enormi banche dati che gestisce, e per garantire prestazioni efficaci ed affidabili dovrebbe avvalersi di sofisticati algoritmi e nuove tecnologie di intelligenza artificiale, per cui i trattamenti di dati personali presenterebbero sicuramente elevati rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche, ragion per cui i sistemi utilizzati dovrebbero assicurare un livello adeguato di protezione ed essere a prova di privacy.

Trending 1 Settembre, 2019 @ 10:29

Da domani controlli più stretti su prelievi e versamenti oltre i 10mila euro

di Forbes.it

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La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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banconota da 500 euro
(GettyImages)

Da domani 1 settembre banche e Poste dovranno segnalare alla Banca d’Italia i movimenti in contanti pari o superiori ai 10mila euro. Tali dati saranno utilizzati dall’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia per arricchire l’approfondimento delle segnalazioni sospette e per avviare analisi specifiche su flussi finanziari potenzialmente anomali. Le modifiche apportate dal decreto legislativo 90/2017 alla normativa antiriciclaggio prevedono infatti l’obbligo di trasmettere alla Uif, con cadenza periodica, dati e informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Le comunicazioni, spiega Banca d’Italia, dovranno essere inviate, con cadenza mensile, da banche, Poste italiane, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica (incluse le succursali e i punti di contatto comunitari) e riguarderanno le operazioni in contante pari o superiori a una certa soglia.

In particolare, le comunicazioni dovranno contenere i dati relativi alle “operazioni in contante di importo pari o superiore a 10.000 euro eseguite nel corso del mese solare a valere su rapporti ovvero mediante operazioni occasionali, anche se realizzate attraverso più operazioni singolarmente pari o superiori a 1.000 euro. Le operazioni dovranno essere individuate considerando tutte le movimentazioni di denaro effettuate dal medesimo soggetto, in qualità di cliente o di esecutore; le operazioni effettuate dall’esecutore sono imputate anche al cliente in nome e per conto del quale ha operato”.

La rilevazione prenderà avvio a partire dal mese di settembre 2019: il primo invio dovrà essere effettuato entro il 15 settembre 2019 e riguarderà i dati riferiti ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.