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Trending 5 Giugno, 2019 @ 1:05

I minibot italiani e la droga finanziaria del debito

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
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Nel 2009, a seguito di una crisi di liquidità determinata dalla mancata approvazione del bilancio, la California utilizzò delle vere e proprie cambiali come mezzo di pagamento nei confronti di dipendenti pubblici e fornitori. Si trattava di titoli con scadenza a 3 mesi con un tasso di rendimento pari a oltre il 15 per cento. Nella prima settimana di emissione le banche convertirono queste cambiali in depositi (trattenendo gli interessi); successivamente si rifiutarono di accettarle. Da quel momento fino all’approvazione del bilancio, e quindi fino a quando non fu possibile riscattare anticipatamente le cambiali, si creò un mercato secondario in cui queste erano scambiate a un prezzo assai inferiore al valore facciale (a causa della loro illiquidità e del rischio di default dell’emittente).

Finì così l’esperienza dei mini Bond nello Stato di Apple e di Google, che comunque si limiterà ad essere una sorta di cambiale in attesa dei sempre beneamati dollari. Per trovare un altro precedente, comunque legato ad una grave crisi di liquidità dello Stato, bisogna risalire indietro di quasi un secolo, alla Germania di Weimar investita dalla crisi valutaria da cui discende il rifiuto tedesco ad ogni forma di debito. Nella Germania del 1933 il Governo non poteva finanziarsi sui mercati a causa del blocco imposto dai creditori che controllavano la Banca centrale (gli Stati europei vincitori del primo conflitto mondiale). Il Governo creò una società (MEFO, società per la ricerca in campo metallurgico) che emetteva cambiali garantite dallo Stato per pagare i fornitori statali. Esse potevano essere convertite presso la Banca centrale tedesca in moneta con corso legale a un valore inferiore a quello nominale. Sebbene questa moneta non costituisse quindi un debito dello Stato, era chiaramente un debito della società controllata dallo Stato.

Questi i precedenti della moneta fiscale che ha fatto, a sorpresa, la sua comparsa nel dibattito pubblico con l’approvazione all’unanimità da parte della Camera di una mozione che impegna il governo a varare un provvedimento per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese mediante titoli di Stato di piccolo taglio. La proposta, inserita in un provvedimento presentato dal forzista Baldelli (giornalista, professore a contratto, vignettista, imitatore, cantante, vicepresidente emerito di Montecitorio, kitesurfista si legge nel suo blog), ha seminato grande scompiglio. La minimoneta, inserita in corso di votazione da Lega e Cinque Stelle, non si è tradotta né probabilmente si trasformerà mai in una misura specifica, come ha subito precisato il ministero dell’Economia, ma il consenso bipartisan (ha votato a favore pure l’ex ministro Pier Carlo Padoan) sta ad indicare l’esistenza di una tendenza di opinione che ha avuto un’immediata eco tra i creditori dell’Italia come ha testimoniato Lorenzo Codogno, ex alto dirigente del Tesoro ai tempi di Romano Prodi oggi chief economist di LC Macro Advisors a Londra che ha riferito di lunghe riunioni notturne tra i gestori che possiedono Bot e Btp.

Si spiega così la preoccupazione del governatore Ignazio Visco. ” I minibot sono sempre debito, non è di certo una soluzione al problema del nostro debito pubblico”, ha detto, sottolineando che “bisogna evitare che con proposte che possono cercare di risolvere percezioni di problemi si mettano in moto percezioni che facciano salire il costo del debito innescando più sfiducia”. Non vale l’obiezione dei proponenti secondo i quali la nuova passività pubblica potrebbe essere utilizzata per finanziare alcuni tipi di spesa (ad esempio per pagare i fornitori o i dipendenti) superando la presenza di vincoli all’espansione del disavanzo o del debito pubblico. I minibot, non avendo corso legale non violerebbero secondo loro, quanto previsto dai Trattati europei in materia di emissione di moneta.

Al contrario, ha subito precisato Banca d’Italia, il minibot “non potrebbe avere corso legale perché il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Regolamento Ue stabiliscono, infatti, che le banconote e le monete metalliche in euro sono le uniche con corso legale nell’unione monetaria”. Insomma, non sembra che esistano margini per una scorciatoia fallita in California, dove è autorizzata la marijuana ma non la droga finanziaria del debito.