Quanto è grave la situazione se persino Savona fa marcia indietro?

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Paolo Savona, ministro per gli Affari Euopei (Imagoeconomica)

L’uomo è lo stesso. Quel Paolo Savona che non più tardi di tre mesi fa diceva: “Mi chiedono se uscire dall’euro, rispondo che se altri decidono allora bisogna essere pronti a ogni evenienza” e che nella stessa occasione premeva ancora di più sul pedale del gas aggiungendo di aver imparato che  “non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock”.
L’uomo è lo stesso – si diceva. Le parole però oggi sono molto diverse. Quasi prudenti. “Se lo spread ci sfugge la manovra dovrà cambiare“, ha detto il ministro per gli Affari Europei nella registrazione della puntata di Porta a Porta che andrà in onda questa sera. Una posizione in netto contrasto con quella esternata nelle ultime ore dai vicepremier Di Maio e Salvini, ma anche con l’intransigenza che il professore ha voluto dimostrare dal momento in cui si è seduto tra i banchi del governo. Insomma fino a poche ore fa la posizione compatta dell’esecutivo era: lo spread e l’Europa non faranno cambiare di una virgola la legge di bilancio.  Ora tutto è torna in discussione (anche se lo stesso Savona dice di non aspettarsi che lo spread possa raggiungere quota 400).

E’ colpa dello stop al Def da parte di Bankitalia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio che oggi non ha validato la previsione sul Pil? E’ bastato lo spread ai massimi dal giugno del 2013? O forse nei palazzi romani iniziano a filtrare segnali di allarme? Magari  inizia a serpeggiare preoccupazione proprio nell’imminenza delle aste che da domani vedranno arrivare sui mercati finanziari tra i 6,5 e gli 8,5 miliardi di euro di nuovi titoli di Stato? Oppure si teme che la situazione possa addirittura precipitare se entro fine mese dovesse arrivare una decisione negativa sull’Italia da parte delle agenzie di rating?

Entro fine ottobre Moody’s e Standard & Poor’s (il 26 ottobre) dovranno infatti aggiornare il loro rating sull’Italia. E secondo gli esperti il downgrade di un notch da parte di S&P e Moody’s è dato per scontato dal mercato ma un outlook ancora negativo aprirebbe la strada ad un declassamento al livello junk per il debito sovrano italiano. Cosa che potrebbe spingere i fondi internazionali a ridurre le posizioni sull’Italia, innescando una nuova spirale di aumento dei rendimenti e dello spread.

Fabio Fois, analista per la banca britannica Barclays scriveva ieri: “Crediamo che il rischio di un downgrade (di un notch in particolare da Moody’s) sia cresciuto considerevolmente dopo la pubblicazione dei nuovi target sul deficit” e anche gli analisti di Generali Investments nella loro nota settimanale spiegavano: “Riteniamo che la pressione del mercato sulle attività italiane – e in particolare i BTP – nel breve termine rimarrà elevata. La Commissione Europea respingerà il bilancio italiano, mentre entro la fine di ottobre dovrebbero arrivare le revisioni al ribasso nel giudizio delle agenzie di rating”.

Al momento l’Italia è valutata Baa2 (con credit watch negativo) da Moody’s, BBB (con outlook stabile) da S&P e BBB (con outlook negativo) da Fitch.

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