Non date da mangiare ai cigni neri

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Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona

Esiste qualcosa di più autolesionistico che alimentare le nostre stesse paure?

La domanda andrebbe rivolta al ministro per gli Affari europei Paolo Savona. Troppo intelligente e conoscitore dei mercati finanziari per non sapere che muoversi sempre sul filo dell’ambiguità ha un costo. Quando, come ieri, Savona dice: “Mi chiedono se uscire dall’euro, rispondo che se altri decidono allora bisogna essere pronti a ogni evenienza”, lascia intendere che potrebbero essere i Paesi del Nord Europa a voler far uscire l’Italia dall’euro.

Le sue parole però invece che osteggiare questo disegno non fanno altro che assecondarlo, rendendolo di giorno in giorno più verosimile. Un po’ come avviene con le profezie autoavveranti, che si realizzano per il solo fatto di essere state espresse e proprio perché un individuo altera il suo comportamento al fine di evitarle.

“Una delle mie case, Banca d’Italia”, dice ancora Savona, “mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del «piano B», che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”. Ma anche qui Savona è troppo abile e di esperienza per non sapere che per alimentare una psicosi su un aereo basta anche solo pronunciare la parola bomba senza che dell’ordigno ci sia nemmeno l’ombra. Sui mercati finanziari tutto si regge sulla fiducia e le reazioni a catena si innescano con tanta più facilità quando a lasciarsi sfuggire frasi avventate sono uomini ai vertici delle catene di comando.

Il continuo richiamo a ciò che potrebbe avvenire potrebbe allora suonare come il campanello d’allarme che segnala qualcosa di più di un semplice caso di studio. Insomma, se si ha tanta paura del cigno nero perché continuare ad alimentarne la crescita lanciando tozzi di pane nello stagno?

Non è l’unico passaggio non chiaro delle parole di Savona. Eccone un altro, lanciato annunciando un prossimo incontro con il presidente della Bce Mario Draghi:

Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’Eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto. L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa.

In pratica Savona vorrebbe che Draghi si convincesse della necessità che la Bce, dalla sua fondazione focalizzata sul mantenimento della stabilità dei prezzi, aggiungesse nel suo ordinamento la possibilità di nuovi obiettivi.

E anche qui Savona (soprattutto in virtù degli anni passati in Banca d’Italia), non può non sapere, non fare i conti con l’indipendenza e la separazione dalla politica e dai governi sancite dallo statuto della Bce.

È lecito allora dubitare che tutte le parole usate da Savona non siano affatto degli scivoloni, che l’età avanzata non sia per nulla motivo di scarsa lucidità del ministro, ma che anzi certe dichiarazioni altro non siano che un’arma utilizzata per fare pressioni sui tavoli europei. Peccato che l’arma sia alquanto spuntata. E che tra la lama e il suo bersaglio ci siano di mezzo i destini di un Paese, quello sì, che non si può più permettere passi falsi.

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