Stop al Def, perché l’Upb non ha validato la previsione sul Pil

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La manovra non passa l’esame dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), organismo indipendente che si occupa della vigilanza sulla finanza pubblica. Ed è una bocciatura senza appello. Perché l’organismo non ha validato la previsione sul Pil del 2019 contenuta nella nota di aggiornamento del Def giudicandola eccessivamente ottimistica. In sostanza ha ritenuto non realistica la misura sintetica degli impatti stimati di tutti i singoli provvedimenti contenuti in manovra.

Di seguito alcuni stralci dei principali elementi contenuti nel testo dell’audizione del presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

“L’Upb ha valutato il quadro macroeconomico programmatico, che incorpora gli effetti della prossima manovra di bilancio, avvalendosi, come di consueto, delle analisi del panel di previsori (oltre all’UPB, CER, Prometeia, Ref-Ricerche). L’UPB ritiene che non sia possibile validare le previsioni macroeconomiche sul 2019 del quadro programmatico della nota di aggiornamento al Def 2018 giudicando che i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico – rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori – rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del PIL reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento nel 2019), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica. disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, la dimensione – ma non il segno – dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico. Inoltre, vanno ricordati i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019″.”Disallineamenti rispetto alle stime del panel UPB e fattori di incertezza sulla crescita reale riguardano anche il biennio 2020-2021, periodo al di fuori dell’orizzonte di validazione”.

[…]

“E un’analisi esaustiva del quadro di finanza pubblica sarà possibile solo quando saranno disponibili tutti i dettagli della manovra contenuta nel disegno di legge di bilancio, il contenuto della NADEF consente già di alcune prime osservazioni. 1) Il nuovo deficit programmatico della NADEF 2018 incorpora una maggiore spesa per interessi rispetto alle previsioni tendenziali dovuta all’aumento dello spread rispetto agli altri paesi della UE registrato nei mesi recenti che, tra il 2018 e il 2021, raggiunge complessivamente almeno 17 miliardi (0,9 punti percentuali di PIL). 2) Il saldo nominale e quello strutturale programmatici risentono della neutralizzazione totale della clausola di salvaguardia su IVA e accise nel 2019 e di una parziale disattivazione nei due anni successivi; a differenza dei precedenti documenti di programmazione, il mantenimento delle clausole nel 2020 e 2021 non è utilizzato per raggiungere nell’arco del periodo di programmazione l’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale, ma per mantenere stabile il deficit strutturale al livello del 2019, finanziando pertanto misure permanenti di maggiore spesa e minore entrata; 3) L’incidenza sul PIL degli investimenti dovrebbe aumentarne dall’1,9 per cento del 2018 al 2,3 per cento nel 2021, obiettivo certamente auspicabile ma che appare particolarmente ambizioso in confronto con l’andamento recente (gli investimenti presentano tassi di variazione negativi dal 2010 al 2017 e nel 2018 dovrebbero registrare una riduzione del 2,2 per cento a fronte di un incremento previsto nel DEF del 2,5 per cento), dal momento che si programmano aumenti degli investimenti del 16 per cento nel 2019, 10,7 per cento nel 2020 e 7,1 per cento nel 2021”.

[…]

Il testo si conclude con alcune raccomandazioni: “L’analisi della Relazione al Parlamento evidenzia alcuni elementi problematici. In particolare, sembrerebbe mancare una compiuta analisi delle condizioni cicliche che hanno portato alla proposta del Governo di deviare dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine, nonché la scansione temporale del piano di rientro. Dall’esame dell’interlocuzione con la Commissione europea si evincono perplessità delle istituzioni sovranazionali sul quadro programmatico proposto con la NADEF. La mancanza di un quadro di condivisione degli spazi aggiuntivi di flessibilità sembrerebbe essere l’elemento di differenza maggiore rispetto alle Relazioni al Parlamento presentate negli esercizi precedenti”.

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