Il paradosso della crisi: ora per Atene la Grecia siamo noi

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Sculture greche da Sotheby’s (Michael Bowles/Getty Images)
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Sculture greche da Sotheby’s (Michael Bowles/Getty Images)

Le nostre banche cadono in Borsa? La colpa è dell’Italia. Così ieri il governatore della Banca centrale greca, Yannis Stournaras, esprimendosi sulle preoccupazioni circa lo stato di salute degli istituti di credito ellenici dopo i recenti scivoloni di Borsa.

Già, perché il nuovo paradosso greco, ma in questo caso sarebbe meglio dire italiano, è che ora agli occhi di Atene l’Italia costituisce qualcosa di molto simile a ciò che la Grecia ha rappresentato nella crisi del debito del 2011. L’agitazione in Italia sta colpendo le nostre banche ha detto ieri Stournaras, facendo riferimento a “fattori derivanti da Paesi vicini”. In particolare, ha scritto Stournaras in un documento: “I recenti sviluppi del mercato azionario con riferimento al settore bancario non sono legati alla solidità delle banche greche, ma puramente a fattori esogeni, come la crescita dei tassi d’interesse a livello internazionale e nei Paesi più vicini in particolare”.

Indipendentemente dallo scambio di accuse e di ruoli da una crisi all’altra, in effetti nelle ultime due settimane la correlazione tra i bond italiani e quelli greci è diventata stupefacente. Il Financial Times, che ne scrive, nota come il debito italiano stia iniziando a essere negoziato sul mercato in maniera molto simile a quello del membro più in difficoltà della periferia europea.
Tant’è che lo spread, non quello più famoso tra i Btp e i Bund tedeschi, ma quello tra i Btp a 10 anni e gli analoghi titoli greci, era a quota 197 punti a gennaio e da una decina di giorni è sceso sotto i 100 punti (ora il tasso su nostro decennale è al 3,7 per cento). Significa che i mercati finanziari chiedono alla Grecia nemmeno un 1% di rendimento in più che di quanto non facciano con l’Italia per investire nei suoi titoli su un periodo di 10 anni.

In maniera opposta, ma con il medesimo valore segnaletico, si sta progressivamente chiudendo la forbice tra i costi per assicurarsi sul fallimento dei due Paesi attraverso i credit default swap (Cds). Tale costo ieri era a 267 punti per l’Italia e a 390 punti per la Grecia.

Anche a livello azionario le cose non stanno andando in maniera molto diversa. Se a livello globale nelle ultime due settimane le banche (rappresentate dall’indice Msci Bank) hanno perso circa il 5%, in Grecia hanno perso 16 punti percentuali, esattamente come in Italia.

Ma se le banche greche piangono quelle italiane non possono certo ridere. E allora qual è lo stato di salute delle nostre banche? Ieri Reuters, citando una fonte europea di alto livello, aveva riportato l’indiscrezione secondo cui le autorità di vigilanza dell’Unione europea avrebbero incrementato i controlli sulla liquidità degli istituti di credito italiani. Senza però che siano emersi segnali d’allarme né particolari motivi di preoccupazione. Secondo un giudizio piuttosto condiviso tra gli esperti, le banche italiane riusciranno a evitare danni seri da spread finché questo non supererà i 400 punti base, oltre tale soglia diventerebbero nuovamente necessarie operazioni di rafforzamento patrimoniale per rimpinguare il capitale eroso.

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