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Business 26 novembre, 2018 @ 10:04

Quale futuro per le alleanze nell’auto dopo il caso Ghosn

di Giovanni Caccavello

Ricercatore e studioso.Leggi di più dell'autore
È ricercatore PhD in Strategic and Organisation Management presso la University of Strathclyde. In precedenza ha lavorato come Google Fellow presso l'Istituto Bruno Leoni e come European Policy Fellow presso l'Institute of Economic Affairs. Ha studiato International Business alla University of Strathclyde, Otto Beisheim School of Management e London School of Economics. Ha ottenuto un Master (MSc) in economia dello sviluppo presso la University of Glasgow. chiudi
Carlos Ghosn, ex presidente e ceo di Nissan, è stato arrestato una settimana fa. (Mario Tama/Getty Images)

Poco prima del suo arresto, avvenuto lo scorso 19 novembre presso l’aeroporto internazionale di Tokyo, Carlos Ghosn, uno dei business leader più iconici dell’ultimi 15 anni, era considerato da tutti gli addetti ai lavori una delle figure più influenti del settore automobilistico mondiale. Oggi, ad una settimana dall’arresto, il grande manager franco-libanese-brasiliano si trova spodestato dal suo trono di “imperatore” (così era soprannominato in Giappone, dopo il famoso salvataggio di Nissan nel periodo 1999-2001) ed in stato di fermo nel carcere di Tokyo.

Giovedì 22 novembre il board straordinario di Nissan ha deciso ha deciso all’unanimità di estromettere Ghosn dalla presidenza della società. Renault, per il momento, ha semplicemente deciso di nominare come ceo ad interim l’attuale chief operating officer, Thierry Bolloré. Mitsubishi Motors dovrebbe, invece, rimuovere Ghosn dalla presidenza del consiglio di amministrazione già a partire da oggi.

Dopo aver lavorato per 18 anni presso Michelin (dal 1978 al 1996), Carlos Ghosn ha visto le sue fortune intrecciarsi fortemente alla collaborazione strategica tra Renault, Nissan e Mitsubishi. Questa alleanza, nata nel 1999, con la partnership tra Renault e Nissan, è presto diventata uno degli esempi più classici studiati in tutte le principali Business School del mondo. Dopo anni di crescita, Mitsubishi Motors è entrata a far parte della collaborazione verso la fine del 2016 ed oggi la “triplice alleanza franco-giapponese” ha raggiunto il suo principale obiettivo: rivaleggiare in modo molto competitivo con i più grandi produttori di automobili del mondo, come Volkswagen, Toyota e General Motors.

Secondo le statistiche pubblicate dalle tre aziende, nel corso dell’ultimo “business year” l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi ha venduto oltre 10,6 milioni di veicoli passeggeri e veicoli commerciali leggeri (LCV), diventando così il gruppo automobilistico più grande (in termini di vendite) al mondo. Insieme, le tre aziende fanno registrare più di 450 mila lavoratori, 122 impianti ed operazioni in oltre 200 paesi, oltre che essere leader mondiali per quanto riguarda anche i veicoli elettrici venduti (oltre 680 mila nel solo 2017).

Quando, nell’ormai lontano 1999, Renault e Nissan decisero di iniziare a collaborare in modo strategico nessuno avrebbe mai pensato ad un tale grande successo globale. Ai tempi, infatti, Nissan era un’azienda in declino, che produceva modelli vecchi e poco concorrenziali. Prima del 1999 Nissan subì perdite per sette dei precedenti otto anni. Queste perdite, che iniziarono nei primi anni ’90, si tramutarono negli anni successivi in grossi debiti (un totale di circa 22 miliardi di dollari). Nonostante le grandi differenze di cultura manageriale tra Francia e Giappone, Carlos Ghosn, l’uomo scelto per guidare Nissan fuori dalla sua profonda crisi, iniziò una radicale opera di ridimensionamento e di cambiamento. In meno di due anni Nissan tornò in attivo e nel 2017, l’azienda con sede a Nishi-ku, Yokohama, ha superato i 5,8 milioni di veicoli venduti (Renault e Mitsubishi hanno invece venduto rispettivamente 3,7 e 1,1 milioni di veicoli nello stesso anno).

La collaborazione strategica tra Renault e Nissan e poi anche Mitsubishi è quasi un unicum nel suo genere ed è forse proprio questa struttura aziendale che ha reso questa alleanza così stabile. La partnership strategica tra Renault, Nissan e Mitsubishi non è, infatti, né una fusione, né un’acquisizione. Le tre società sono invece riunite attraverso un accordo di cross-sharing, attraverso il quale cercano di raggiungere sinergie massime, soprattutto in ambito di costi, acquisti, produzione, sviluppo ed ingegneristica. Come molte altre alleanze strategiche l’idea è quella di ridurre alcuni costi (alcuni analisti stimano che grazie a questa partnership le  tre aziende risparmino circa 5 miliardi di dollari l’anno), di condividere il rischio, di raggiungere un più rapido livello di innovazione e di economie di scala. Nel corso degli anni, la stessa alleanza ha poi ampliato notevolmente il suo campo d’azione, formando partnership aggiuntive con case automobilistiche tra cui la tedesca Daimler, la cinese Dongfeng e la russa AvtoVAZ.

Nonostante tutto questo, le tensioni ed i paradossi aziendali all’interno della collaborazione strategica sono molti ed il ruolo “imperiale” di Carlos Ghosn rischia adesso di aumentare ulteriormente gli attriti esistenti, soprattutto tra i due partner principali: Renault e Nissan. Non è infatti un caso che nel corso di queste ultime giornate siano circolate voci di un possibile golpe da parte di Nissan nei confronti di Ghosn stesso. Da tempo, infatti, i giapponesi di Nissan temono che, in un futuro neanche troppo lontano, si possa giungere ad un vera e propria fusione con Renault. Nei piani di Ghosn, infatti, circolava da tempo l’idea di rendere la collaborazione strategica “irreversibile”. Il piano strategico intitolato Alleanza 2022 né è una parziale conferma. Ad oggi Renault detiene il 43,4% di Nissan, mentre Nissan stessa, che contribuisce maggiormente ai profitti dell’alleanza, detiene solo il 15% di Renault. Lo stato francese a sua volta detiene il 15,01% delle azioni di Renault.

Struttura della collaborazione strategica tra Renault, Nissan e Mitsubishi.

La decisione da parte del Governo Macron e di Renault di difendere, seppur indirettamente, Ghosn sembra, in parte, calcolata. L’attacco di Nissan a Ghosn, invece, sembra essere nei fatti anche un attacco all’alleanza e alle volontà francesi di ottenere il totale controllo dell’azienda giapponese. In Giappone, le fusioni e le acquisizioni di compagnie nazionali da parte di aziende straniere sono rare e l’attuale “scandalo Ghosn” potrebbe essere in realtà un tentativo da parte di Nissan di modificare l’ormai ventennale collaborazione strategica con Renault.

Ghosn potrebbe ancora riuscire a vincere questa battaglia, anche se la sua reputazione sembra ormai quasi completamente danneggiata. Nel caso in cui Ghosn non dovesse sopravvivere alle varie accuse avanzate da Nissan l’alleanza si troverebbe molto presto senza un vero e proprio successore. Fino ad oggi, il controllo di Ghosn è stato infatti totale. Una delle peggiori ipotesi è che le attuali tensioni possano portare al rapido declino della collaborazione strategica tra Renault, Nissan e Mitsubishi. Il problema principale è che in un settore sempre più competitivo ed in rapida evoluzione, il fallimento di questa partnership strategica rischia di consegnare al prossimo futuro due case automobilistiche con marchi relativamente deboli e di dimensioni insufficienti per affrontare le grandi trasformazioni dell’industria automobilistica (guida autonoma, mobilità condivisa, connettività ed elettrificazione).