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Tecnologia 3 dicembre, 2018 @ 10:10

Che succede se le auto del futuro renderanno superflue le stazioni di benzina

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
Nato a Napoli, ha studiato economia e antropologia a Milano, lavorato nel marketing editoriale a Londra e Oxford e come scrittore freelance e cuoco a New York. Ha scritto, tra gli altri, per N+1, Domus, Esquire Italia, Il Tascabile e Lo Straniero. chiudi
(Getty Images)

Il futuro della mobilità passa per i veicoli elettrici e quelli che si guidano da soli, che sono sempre più diffusi e potrebbero presto mutare radicalmente le abitudini dei consumatori, a cominciare dal banale gesto di fermarsi per fare benzina.

Negli Stati Uniti, la crisi che affrontano in questo momento le grandi catene commerciali di fronte alla minaccia rappresentata da Amazon e alle mutate abitudini degli adolescenti (che comprano sempre più online) potrebbe mettere presto in ginocchio anche il settore dei cosiddetti convenience store. Parliamo dei circa 150.000 negozi che di solito sono associati ad un’area di servizio per il rifornimento di carburante (qui viene venduto l’80% consumato nel Paese, assieme a 200 miliardi di dollari di cibo e altri prodotti). Nonostante la minaccia, soltanto pochi negozi sembrano preparati all’avvento della nuova generazione di automobili, sulla quale ormai stanno puntando diversi colossi di Silicon Valley, oltre che al campione specializzato del settore, Tesla Motors.

Al contrario, il segmento alimentare sta riuscendo ad adattarsi più facilmente, con giganti come Kroger, Walmart e Whole Foods che stanno sperimentando nuovi metodi di erogazione delle merci: purtroppo per noi, senza l’intermediazione di lavoratori in carne ed ossa ma con l’impiego di negozi ambulanti controllati dall’intelligenza artificiale. Per le stazioni di servizio e i negozi tradizionali il vero problema è rappresentato dalle dimensioni ridotte e dalla rete di punti vendita sparpagliata sul territorio, che non aiutano le economie di scala e gli investimenti e mettono a repentaglio l’esistenza di questi luoghi familiari per gli automobilisti.

Secondo il sito Fast Company, una soluzione potrebbe arrivare da una nuova generazione di negozi semi-mobili, quasi fantascientici, “leggeri” e soprattutto senza dipendenti, accessibili tramite app dal cellulare e capaci di essere piazzati prima in un posto e poi in un’altro, anche nelle località più remote, con la possibilità di rivitalizzarle.

In collaborazione con 7-Eleven (la catena di convenience store più grande degli Stati Uniti) la divisione automobili di Toyota sta modificando i suoi veicoli autoguidati in modo che fungano da base per un possibile modello di consegne a domicilio senza intermediazione umana. Con Starbucks, invece, la società giapponese sta lavorando a un veicolo porta-caffè robotizzato.

C’è anche da dire che la principale produttrice di auto elettriche al mondo, quella di Elon Musk, da anni sta anticipando la costruzione di una rete impressionante di punti di ricarica per i suoi costosissimi veicoli, ma nella pratica siamo ancora lontani dagli obiettivi più ambiziosi e comunque questi supercharger non prevedono spazi di aggregazione o di consumo simili alle vecchie aree di servizio (spesso dotate anche di bagni).

Per il momento, la distribuzione attraverso i negozi fisici (i cosiddetti brick and mortar) rappresenta ancora il 91% di tutta la spesa degli americani. Ma a partire dagli anni Novanta la produttività delle grandi catene – che è il rapporto tra vendite e ore lavorate – è rimasta più o meno orizzontale, mentre quella dei negozi online è schizzata in su. Uno degli esempi più emblematici di questo cambio di paradigma è la catena Sears, finita in bancarotta dopo una crisi decennale, passando da un massimo di 350.000 dipendenti ai 68.000 di quest’anno, da 3.500 punti vendita a 700.

Secondo molti analisti, la decisione di Amazon di innalzare la paga minima a 15 dollari l’ora, contro un settore tradizionale che ancora paga i lavoratori a stento 10 dollari l’ora, non è stata dettata tanto dalla magnanimità quanto dall’idea di tagliare fuori i concorrenti, dimostrando di potersela cavare anche con un maggiore costo del lavoro. Lo stesso tipo di sfida potrebbe essere mortale per i convenience store che rischiano di ritrovarsi deserti con l’emergere delle auto del futuro senza più benzina.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) il numero di auto ibride elettriche e plug-in in circolazione ha superato nel 2017 i 3 milioni, con un aumento rispetto all’anno precedente pari al 54%. E gli incentivi pubblici e la riduzione del costo dell’energia elettrica potrebbero portare a 125 milioni di auto elettriche entro il 2030. Per le auto self-driving i tempi saranno inevitabilmente più lenti, ma alcune previsioni degli esperti parlano di 33 milioni di veicoli in circolazione nel mondo per il 2040.

Considerando che in molte zone rurali le stazioni di servizio old school sono spesso l’unica possibilità di contatto umano nel raggio di decine di miglia, come cambieranno le politiche che dovranno fare i conti con il loro tramonto? Come tutti gli scenari futuribili ci hanno insegnato in questi anni, di fronte ad ogni scenario di opportunità tecnologica bisogna imparare a fare i conti anche con le sue conseguenze economiche e sociali.

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