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Business 21 dicembre, 2018 @ 2:39

Stefano Ricci, la forza di uno stile tramandato ai figli

di Forbes.it

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Firenze, una sfilata della maison. (Carlos Folgoso / Massimo Sestini)

Articolo tratto dal numero di dicembre 2018 di Forbes Italia.
Di Eva Desiderio

La coerenza. La passione. La creatività. Le radici. Firenze. E la visione del futuro. Un concetto di lusso che è sostanza, pensiero, prima che ostentazione, unita a una ricerca infinita dell’eccellenza. Stefano Ricci, stilista e imprenditore, riunisce in sé una filosofia dello stile per la moda maschile senza uguali. Ogni suo abito, ogni suo accessorio è immediatamente riconoscibile, come pure le sue boutique, realizzate su suo disegno e coi materiali del cuore, la radica, il travertino prima, e la pietra serena scalpellata a mano ora, in onore della bellezza della sua Firenze. Perché qui Stefano Ricci è nato, qui vive con la moglie Claudia che lo affianca da sempre, cioè dalla fondazione del brand nel 1972, i due figli Niccolò, amministratore delegato, e Filippo, direttore creativo.

Qui, sotto la collina etrusca di Fiesole, ha voluto costruire la sua fabbrica, un luogo che profuma di famiglia anch’esso, pur nell’assoluta modernità, metri quadri per il lavoro, certo, ma anche per buttare un occhio, tra un punto di cucito e il ribattere di una cintura di coccodrillo, ad una natura di un verde che commuove. Nello studio di Stefano Ricci, uno scrigno di radica e arredi di coccodrillo da urlo, brilla la sua grande passione per la caccia, con tanti trofei, e a pochi passi l’altro grande amore, le automobili d’epoca, di cui possiede un’invidiabile collezione. Qui sulla scrivania dove troneggiano le foto dei nipotini amatissimi, Stefano Ricci disegna ogni tessuto che usa nelle collezioni, con una conoscenza di cashmere, lane ultrafini, cotoni e sete senza uguali. E così pure ogni chiusura, ogni bottone, ogni dettaglio, portano il segno della sua matita.

Filippo Ricci (a sinistra) e Niccolò Ricci.

È qui il segreto dell’unicità delle collezioni, della vera preziosità di ogni capo. “Oggi più di ieri sono molto concentrato sulla qualità dei miei prodotti”, racconta, “mi sto impegnando più sul lato tecnico che su quello creativo. Voglio tornare alla pelle lavorata come un tempo, e questa è una vera sfida. Mi piace ritrovare il sapore della grande qualità. E il mio chiodo fisso è la leggerezza della pelletteria”.

Da un anno questo stilista che più fiorentino non si può ha delegato molto ai due eredi, che già da tempo lo seguono in ogni percorso aziendale. “Osservo sempre più da vicino i miei figli e il loro lavoro. Mi limito a qualche pennellata di esperienza quando necessario”, racconta. Sono sempre di più i clienti-amici che si rivolgono alla famiglia Ricci per la collezione Home, un universo di porcellane e cristalli, divani inarrivabili, poltrone dai nomi leggendari come Signoria, tovaglie, lenzuola, tendaggi da fiaba usciti dai telai dell’Antico Setificio Fiorentino, che è stato acquisito nel 2010 per non disperdere un patrimonio di bellezza e maestria immenso e rilanciato con competenza e passione infinita. Non da meno l’arredo degli yacht, una delle ultime frontiere del brand, come i gioielli al maschile e gli oggetti in argento, lavorati tutti a mano su disegno esclusivo nei dipartimenti specializzati e interni dell’azienda.
Insomma, un ciclo continuo, controllato al millimetro, con Claudia che dirige i reparti di camiceria e quello delle cravatte, settori ad altissima manualità che sono da sempre una delle punte di diamante dell’azienda. Mitiche le camicie uscite dalle mani delle sarte di Stefano Ricci per Nelson Mandela, come oggi gli abiti elegantissimi per i concerti di Andrea Bocelli, primi su tutti gli smoking di seta sull’antico tessuto Uccellini del Setificio.

“Io e mio fratello Niccolò dopo gli studi e la laurea in economia aziendale”, racconta Filippo, direttore creativo del brand, “abbiamo affiancato il babbo. Ma in realtà abbiamo sempre vissuto l’aria dell’azienda. Ricordo che disegnavo le mie stampe, quello è stato il mio doposcuola. Il nostro è stato un percorso naturale, babbo e mamma ci hanno trasmesso il rispetto e l’amore per il lavoro in azienda. A 14 anni aiutavo ad allestire le suite degli alberghi a New York per la presentazione delle collezioni, allora non avevamo ancora gli showroom”. Niccolò, ad della Stefano Ricci spa, è l’uomo dei conti, degli investimenti, delle sfide nei nuovi Paesi del lusso. “Abbiamo chiuso il 2017 con 143,5 milioni di fatturato, e un margine operativo lordo al 18%”, spiega, “oggi abbiamo 68 monomarca nel mondo, 19 shop in shop, e i nostri maggiori mercati sono la Grande Cina, la Russia, le ex repubbliche sovietiche, le capitali europee e il Nord America. Abbiamo appena aperto a Nuova Delhi, seconda boutique in India dopo quella di Mumbai, e poi a Miami. E dopo il successo dell’apertura a Phnom Pen”, conclude, “nel 2019 apriremo a Manila”.

Milano, evento di Stefano Ricci alla Biblioteca Ambrosiana. (© Carlos Folgoso / Massimo Sestini)

Ma pur essendo cittadino del mondo, Stefano Ricci, presidente per molti anni del consorzio Classico Italia, per la promozione del vero made in Italy, e poi per tre anni presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana, non ha mai perso di vista la sua città. Per questo col Centro Moda ha avviato il progetto Firenze Hometown Fashion, con iniziative lodevolissime per esaltare fiere come Pitti Uomo e mostrare ai suoi visitatori il volto culturale della città di Dante. L’ultimo suo dono a Firenze riguarda Leonardo da Vinci, con l’assicurazione di alcuni magnifici disegni che arriveranno agli Uffizi dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana per la grande mostra che apre le celebrazioni, per tutto il 2019 dei 500 anni dalla morte del Maestro.

“La mia famiglia è onorata di poter contribuire a questo importante progetto”, dice Niccolò Ricci. “Le nostre radici fiorentine, il nostro amore per la città e per il suo patrimonio di arti e cultura ci hanno spinto a sposare la richiesta arrivata dal direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt e ci hanno consentito di scoprire la straordinaria bellezza dell’Accademia Ambrosiana di Milano, dove i disegni sono custoditi”.