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Cultura 7 gennaio, 2019 @ 10:51

Il Golden Globe a Batman, che si trasforma in Cheney

di Susanna Tanzi

Mi piacciono le auto e l’hotellerie di lusso.Leggi di più dell'autore
Consulente di magazine del lusso, in 15 anni di carriera è stata caporedattore centrale a Capital, caporedattore attualità ad Anna, e con esordi a Vela e Motore, Quattroruote, Auto oggi e collaborazioni a 360° per i giornali del gruppo Rcs. Appassionata di cinema e di avventure in giro per il mondo, è esperta di hotellerie, ristorazione e benessere a 7 stelle. chiudi
dick cheney interpretato da
(Courtesy Eagle Picture)

Non poteva che essere lui, Christian Bale, 44 anni, un perfetto Dick Cheney nel film “Vice, l’uomo nell’ombra”, il migliore interprete in una commedia dei Golden Globe.  Così, l’impressionante trasformismo (maschere di silicone e 25 chili in più) dell’attore britannico ha riportato d’attualità il percorso di un “vice presidente per caso”, oggi 78enne, che percorse mezzo secolo di politica Usa, in varie cariche più o meno ufficiali, a fianco di Nixon, Reagan e Bush, Sr e Jr. Una immedesimazione, quella dell’attore che tutti ricordano come ottimo Batman, che ha portato Bale ad accorgersi  sul set  che il regista, Adam McKay, colpito da malore, stava per avere un attacco cardiaco, proprio come quello che colpì l’uomo politico che stava interpretando e che lo portò a un passo dalla morte. Convincendolo ad andare subito in ospedale e salvandogli probabilmente la vita.

Tornando al film, ci si dimentica subito di Batman-Bale, e ci si ritrova a ripercorrere tutte le tappe che, dagli inediti esordi sulla scena politica negli anni Sessanta,  portarono Cheney a essere, dal 2000 al 2008, il vice presidente degli Stati Uniti (incredibilmente quasi refrattario all’inizio, per un ruolo che a quel punto riteneva poco qualificante per la sua carriera). E che si rivelò poi l’uomo più potente d’America, il vero burattinaio a indirizzare le azioni del presidente di quegli anni, un credibilissimo, sullo schermo, George Bush Jr. Erano anni difficili, tempi complicati per la politica Usa, con l’attacco alle torri gemelle e la lotta al nascente terrorismo islamico, che porterà Cheney, dietro le quinte, a guidare Bush – titubante e poco conscio del proprio ruolo, sempre con un cocktail in mano –  verso l’attacco all’Iraq, con la fine di Saddam Hussein. Una perfetta arte manipolatoria che Cheney mise a punto convincendo lui e il mondo intero che il dittatore possedesse armi nucleari, poi rivelatesi inesistenti. Un gioco che potrebbe apparire cinico, ma che Cheney portò avanti nella convinzione di servire al meglio il paese e difenderne i valori fondanti, assicurando la sicurezza a una nazione profondamente sconvolta dall’attentato che fece oltre 3mila vittime.

Il premio, assegnato a Los Angeles nella notte del 7 gennaio a Bale, è un premio indiretto anche a Greg Cannon, il mago dei trucchi, già vincitore di 3 Oscar con “Mrs Doubtfire”, dove Robin Willimas diventa una donna, “Dracula” e nel “Curioso  caso di Benjamin Button”, in cui ha fatto arrivare Brad Pitt a 90 anni. Uno che fa tutto senza mai ricorrere a effetti speciali digitali, solo con grande artigianalità (ogni protesi applicata a mano), dimostrando di essere il mago del make up, il grande artista delle star che solo Hollywood sa ancora esprimere.