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Life 30 Aprile, 2019 @ 8:00

Medico e collezionista d’arte: Mauro De Iorio si racconta a Forbes

di Glenda Cinquegrana

Dirigo una galleria d’arte e mi occupo di consulenza.Leggi di più dell'autore
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de iorio
Ritratto di Mauro De Iorio presso la sua abitazione. Courtesy Collezione Mauro De Iorio. Fotografia di Pietro Cocco.

“Mio padre era un collezionista di arte antica, invece io ho scelto il contemporaneo. Nella prima parte della mia vita mi sono dedicato alla professione medica, nella seconda al collezionismo, rivolgendo molto tempo a questo hobby che per me è diventato sempre più importante”. Comincia così la sua storia di collezionista Mauro De Iorio, medico radiologo, titolare di una società proprietaria di centri diagnostici a Trento, Rovereto e Verona. Colleziona in principio molta arte italiana, da Ettore Spalletti, ad Alessandro Pessoli, Giulio Paolini, accanto ai quali anche alcuni artisti trentini come Stefano Cagol.

Oggi la collezione è orientata molto verso artisti internazionali di cui molti sono nomi di scoperta, come la cinese Firenze Lai, Louis Fratino, Josh Kline o Petrit Halilaj, che si affiancano a nomi classici del contemporaneo del calibro di Tony Cragg e Daniel Buren. La raccolta si è arricchita fino a toccare le cinquecento opere, con un ritmo continuo di accrescimento della collezione: “Acquisto circa 15-20 opere all’anno, frequentando le fiere italiane e internazionali. Oggi prediligo le fiere di piccola scala, che ti permettono di guardare le cose con grande attenzione. Ma non trascuro le grandi rassegne straniere, come Art Basel e FIAC a Parigi”, dichiara.

Qual è il filo conduttore alla base della sua collezione? “Il comune denominatore è il mio gusto poliedrico, e la capacità della collezione di rispecchiare archetipi che sono parte del mio carattere. Non c’è una coerenza: cerco semplicemente di dare spazio alle voci che sono dentro di me”, risponde sorridendo.

Le opere della collezione De Iorio oggi sono alloggiate negli spazi del suo studio diagnostico di Trento, “a diretto contatto con il pubblico e con i pazienti. L’apertura della collezione è nata dall’esigenza di poter fruire e al tempo stesso aprire gli altri alla fruizione di opere che per lungo tempo sono rimaste nei magazzini o che erano semplicemente date in prestito agli eccellenti musei locali, come il MART di Rovereto e il Museion di Bolzano. Oggi amo molto questa soluzione espositiva mista: mi piace molto poter lavorare restando quotidianamente a contatto con la collezione, che è diventata una vera e propria appendice della mia attività professionale. Le opere sono fonte di stimoli creativi per me, i miei collaboratori, e strumento di conoscenza reciproca con i pazienti“.

Che cosa le ha portato in dono questa passione collezionistica, chiediamo a De Iorio. Risponde sorridendo che “la collezione di arte contemporanea è uno strumento fondamentale di creazione di rapporti. Mi riferisco a quelli che ho instaurato con le persone del mondo dell’arte, che da sempre sono per me fonte di grande arricchimento umano, artistico e personale”. De Iorio si riferisce ai galleristi, curatori e artisti, con i quali ha in programma di lavorare sempre di più. Il futuro lo vedrà sempre più impegnato sul fronte dell’esposizione e della produzione della giovane arte, che intende sempre più promuovere. “Con l’apertura di uno spazio espositivo”, sorride misterioso.

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