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Leader 5 luglio, 2019 @ 7:30

L’economista più citato al mondo ha una nuova ricetta per rilanciare l’Europa

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
Ha cominciato a lavorare dopo l'università e la scuola di giornalismo presso l'ufficio stampa della Borsa Valori. È entrato al Sole 24 Ore ancor prima del varo della legge sui fondi comuni, alla Stampa dal 1985, prima alla redazione di Milano, poi caporedattore a Torino (e di nuovo a Milano). Ha avuto l'occasione, grazie alla Stampa, di seguire da vicino la crisi asiatica (Singapore, Tokyo) e la "bolla". Ha partecipato all'avventura di Borsa&Finanza e Finanza&Mercati, di cui è stato direttore. Alle spalle ha alcuni saggi sulla Fiat e sul Nord Ovest. chiudi
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(Photo by Michael Spilotro/IMF via Getty Images)

Ben vengano i tassi bassi, che ci hanno permesso di non precipitare nella Grande Depressione. Ma la politica monetaria, da sola, non basta più. Scende così in campo Olivier Blanchard, già capo economista del Fondo Monetario, con un intervento pubblicato su Les Echos, il quotidiano finanziario parigino, proprio alla vigilia della nomina di Christine Lagarde alla Bce. E la coincidenza aggiunge peso alla proposta di Blanchard per rilanciare la politica economica del Vecchio Continente: introdurre una “regola d’oro” nei bilanci statali, in modo da distinguere in maniera netta tra spese correnti ed in conto capitale, con l’obiettivo di riattivare il flusso degli investimenti.

Certo, non è una distinzione facile. “È vero”, riconosce Blanchard, “qualcuno potrebbe approfittarne”. E, chissà perché, cita ad esempio il governo italiano. “Un membro del governo di Roma mi ha detto che la decisione di abbassare l’età della pensione era, a suo modo, un investimento”. Per evitare “frodi” di questo tipo (l’economista parla proprio di triche) sarà necessario istituire un organismo europeo indipendente che goda della fiducia generale. Potrebbe essere il compromesso efficace a superare le resistenze dei falchi ed ottenere la quadratura del cerchio: conciliare “la visione quasi religiosa dei tedeschi per cui il debito è peccato” con la tesi anglosassone che chiudere in rosso non è di per sé una catastrofe. “E bisogna fare in fretta”, sottolinea Blanchard, “perché la stretta provocata dall’austerità ha determinato ovunque una brusca caduta degli investimenti pubblici”.

Non sarà facile, ma la frana dei tassi di interesse, spiega l’economista più citato al mondo secondo la classifica del Mit, offre un’opportunità storica: “Dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi che i tassi siano destinati a restar bassi per almeno un decennio o anche più”. E di conseguenza, aggiunge, “uno sforamento del debito pubblico, purché per un buon motivo, non mi impedirà certo di dormire sonni tranquilli”. Che problema c’è a prendere denaro a prestito dai mercati se le condizioni sono così favorevoli? “Non vorrei”, incalza l’economista, “un taglio del budget a spese della crescita. Che senso ha frenare il Pil dell’1% per ridurre il debito di mezzo punto?”. Insomma, dopo il Qe di Mario Draghi ci vuole un rilancio degli investimenti sotto la regia di un super Mario Bis (o dello stesso Draghi).

Guardiamo al Giappone, conclude Blanchard.  “Tokyo deve fare i conti con una domanda privata troppo bassa per sostenere il pieno impiego. Di qui una politica monetaria e di bilancio molto aggressiva con un debito che supera il 200% del Pil e tassi negativi”. Una politica rischiosa ma che ha consentito di raggiungere e conservare una situazione di pieno impiego. L’Europa non può non tener conto di questo esempio”.

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