Seguici su
Leader 5 Luglio, 2019 @ 7:30

L’economista più citato al mondo ha una nuova ricetta per rilanciare l’Europa

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
chiudi
persona volto
(Photo by Michael Spilotro/IMF via Getty Images)

Ben vengano i tassi bassi, che ci hanno permesso di non precipitare nella Grande Depressione. Ma la politica monetaria, da sola, non basta più. Scende così in campo Olivier Blanchard, già capo economista del Fondo Monetario, con un intervento pubblicato su Les Echos, il quotidiano finanziario parigino, proprio alla vigilia della nomina di Christine Lagarde alla Bce. E la coincidenza aggiunge peso alla proposta di Blanchard per rilanciare la politica economica del Vecchio Continente: introdurre una “regola d’oro” nei bilanci statali, in modo da distinguere in maniera netta tra spese correnti ed in conto capitale, con l’obiettivo di riattivare il flusso degli investimenti.

Certo, non è una distinzione facile. “È vero”, riconosce Blanchard, “qualcuno potrebbe approfittarne”. E, chissà perché, cita ad esempio il governo italiano. “Un membro del governo di Roma mi ha detto che la decisione di abbassare l’età della pensione era, a suo modo, un investimento”. Per evitare “frodi” di questo tipo (l’economista parla proprio di triche) sarà necessario istituire un organismo europeo indipendente che goda della fiducia generale. Potrebbe essere il compromesso efficace a superare le resistenze dei falchi ed ottenere la quadratura del cerchio: conciliare “la visione quasi religiosa dei tedeschi per cui il debito è peccato” con la tesi anglosassone che chiudere in rosso non è di per sé una catastrofe. “E bisogna fare in fretta”, sottolinea Blanchard, “perché la stretta provocata dall’austerità ha determinato ovunque una brusca caduta degli investimenti pubblici”.

Non sarà facile, ma la frana dei tassi di interesse, spiega l’economista più citato al mondo secondo la classifica del Mit, offre un’opportunità storica: “Dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi che i tassi siano destinati a restar bassi per almeno un decennio o anche più”. E di conseguenza, aggiunge, “uno sforamento del debito pubblico, purché per un buon motivo, non mi impedirà certo di dormire sonni tranquilli”. Che problema c’è a prendere denaro a prestito dai mercati se le condizioni sono così favorevoli? “Non vorrei”, incalza l’economista, “un taglio del budget a spese della crescita. Che senso ha frenare il Pil dell’1% per ridurre il debito di mezzo punto?”. Insomma, dopo il Qe di Mario Draghi ci vuole un rilancio degli investimenti sotto la regia di un super Mario Bis (o dello stesso Draghi).

Guardiamo al Giappone, conclude Blanchard.  “Tokyo deve fare i conti con una domanda privata troppo bassa per sostenere il pieno impiego. Di qui una politica monetaria e di bilancio molto aggressiva con un debito che supera il 200% del Pil e tassi negativi”. Una politica rischiosa ma che ha consentito di raggiungere e conservare una situazione di pieno impiego. L’Europa non può non tener conto di questo esempio”.

Trending 3 Luglio, 2019 @ 7:05

Le 4 sfide che attendono Christine Lagarde alla Bce

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Christine Lagarde, nominata ieri al vertice della Bce (Chip Somodevilla/Getty Images)

Christine Lagarde, attuale direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), è stata nominata ieri futuro presidente della Banca centrale europea (Bce). Nel suo curriculum vanta la positiva gestione delle crisi finanziarie in Grecia e in Argentina, ma alcuni osservatori hanno messo in dubbio le sue competenze di politica monetaria. Soprattutto però sarà chiamata a raccogliere la pesante eredità della presidenza di Mario Draghi.

Ma quali saranno le sfide a cui il nuovo presidente dell’Eurotower dovrà andare incontro? Franco Bruni, professore di teoria e politica monetaria internazionale all’Università Bocconi di Milano, ne aveva scritto alcuni mesi fa in un paper dell’Ispi (Italian Institute for International Political Studies). Ecco un estratto delle sue considerazioni.

“La successione avrà luogo in un periodo delicato: occorrerà infatti uscire in modo ordinato dalla fase emergenziale della politica monetaria che, dopo la crisi globale (2008) e dell’euro area (2010-2), ha usato strumenti non convenzionali (con riferimento ai massicci acquisti di titoli del quantitative easing, ndr). Andranno decisi modi e tempi per liquidare l’enorme portafoglio acquisito, reinvestendo quote decrescenti dei titoli in scadenza. Andrà inoltre deciso quando iniziare ad aumentare i tassi di interesse controllati dalla Bce, giunti ad essere negativi”. In questi anni anche il sistematico preannuncio (forward guidance) del tenore delle politiche future della Bce, per rafforzarne l’impatto influenzando le aspettative, è stato ai limiti del non convenzionale. Andrà stabilito in che misura confermare questo metodo dei preannunci”.

[…]

“Altre questioni investiranno gli ultimi mesi della presidenza Draghi e, ancor più, quella del successore. C’è la crescente necessità di coordinare le politiche monetarie delle principali banche centrali del mondo, per affrontare mercati finanziari sempre più interconnessi. Il coordinamento avviene per ora in sedi riservate e le sue conclusioni non vengono comunicate: può essere che prima o poi serva maggior trasparenza nel governo globale della liquidità. In ogni caso, una delle capacità di Draghi che il nuovo presidente dovrà confermare e sviluppare, è quella di mantenere un rapporto fruttuoso ed equilibrato con la Federal Reserve statunitense”.

“La Bce dovrà gestire con crescente abilità la sua ormai duplice responsabilità: perseguire la stabilità monetaria e, insieme, la stabilità finanziaria. Da ormai quattro anni è infatti incaricata della vigilanza sulla correttezza e sui rischi delle banche europee. Oltre a fornire liquidità straordinaria in casi di crisi temporanee, deve consegnare le banche prossime al fallimento all’autorità di “risoluzione” che è stata nel frattempo creata e che proprio alla fine del 2018 si è deciso di rafforzare. L’attività di vigilanza, soprattutto quando condotta insieme alla politica monetaria, ha fasi prescrittive delicate, anche per i risvolti politici che possono avere le sue decisioni. Sotto la presidenza Draghi la Bce è stata sorprendente per rapidità ed efficienza nell’avviare la gestione delle nuove responsabilità di vigilanza. Nei prossimi anni dovrà perfezionare le sue complesse funzioni, in presenza di mercati spesso fragili e instabili”.

“C’è poi la questione dell’indipendenza della banca centrale, che in diverse parti del mondo non sta attraversando un periodo facile. Indipendenza dalle pressioni politiche che, per cercar consenso di breve periodo, vorrebbero distorcere le sue misure verso obiettivi diversi da quelli datigli statutariamente, cioè la stabilità monetaria e finanziaria; e indipendenza dalle pressioni dei banchieri e dei mercati alla ricerca di favori indebiti e sostegni artificiali. In tema di indipendenza, la Bce è generalmente considerata fra le migliori banche centrali. È un capitale reputazionale che Draghi ha coltivato con prestigio e che non dovrà mai essere intaccato. D’altra parte, l’attuale presidenza ha anche mostrato abilità, oltre che nella comunicazione coi mercati, nel dialogare con Commissione, Consiglio e Parlamento europei, per comprenderne le decisioni e spiegare le proprie, per condividere le analisi macroeconomiche e per illustrare le politiche scali e strutturali consone a favorire l’efficacia di quelle monetarie”.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!