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Leader 3 Febbraio, 2020 @ 3:47

Come questi due ragazzi italiani Under 30 stanno innovando la cardiologia

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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Articolo tratto dal numero di Forbes di gennaio 2020. Abbonati

D-Heart è una piccola azienda biomedicale certificata, che grazie al duro lavoro del suo team quotidiano vende l’elettrocardiografo portatile per smartphone in più di 16 paesi del mondo con contratti di distribuzione esclusiva, dall’Australia al Cile, passando per il Sud Africa e Kenya. L’idea è venuta a due ragazzi under 30, Niccolò Maurizi e Nicolò Briante nelle stanze del Collegio Borromeo di Pavia, “una fucina di talenti italiani sconosciuta ai più ma di grandissimo valore formativo”, dicono. Sicuramente il background di Niccolò Maurizi ha influito molto sulla genesi di questo progetto: ha sperimentato sulla sua pelle l’assenza di strumentazioni per la diagnosi precoce di malattia cardiache sul territorio. Per ragioni genetiche, a 16 anni ha avuto un infarto. Sull’ambulanza che quel giorno lo ha portato all’ospedale non c’era un elettrocardiografo, tanto per cominciare. Nella guardia medica invece c’era un vecchio macchinario, ma in quel caso a essere assente era il personale capace di leggere l’esame. Questo evento lo spronò a trasformare il suo problema in un’opportunità, vedendo con gli occhi del medico i problemi dei pazienti come lui. È solo però grazie alla competenza imprenditoriale e al talento del suo vicino di stanza e amico Nicolò Briante, che è stato creato D-Heart, il primo dispositivo Ecg per smartphone di livello ospedaliero che unisce la facilità d’uso richiesta dal paziente con l’affidabilità dell’Ecg necessaria al medico.

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Una volta riusciti a brevettare la tecnologia, due brevetti internazionali, “abbiamo dovuto iniziare a cercare i fondi per realizzarla, ma soprattutto a creare credibilità intorno a un prodotto biomedicale proposto da due ragazzi non ancora laureati. E in un paese come l’Italia questo non è stato affatto facile”. Sono state molte le porte chiuse in faccia da investitori istituzionali.

“Abbiamo fatto quindi domanda a tutti i concorsi per startup in Italia, Gran Bretagna e anche negli Stati Uniti e grazie alla perseveranza, D-Heart ha vinto premi in vari campi”. Realtà come Vodafone Foundation (Think for social competition marzo 2016), Bnp Paribas Cardiff (Best solution for healthcare insurances 2016), Berkley University (Global social venture competition 2017) o la European society of cardiology (Migliore abstract 2018) hanno premiato e riconosciuto il valore dell’innovazione di D-Heart. “Solo cosi siamo riusciti ad arrivare alla creazione e validazione del nostro prodotto”.

I due hanno appena lanciato un aggiornamento app che integra nuove e importanti funzionalità. Al di là di portare questo dispositivo nelle mani di tutti i pazienti o professionisti sanitari che hanno necessità di fare un Ecg di livello ospedaliero ovunque si trovino, D-Heart ha l’obiettivo di diventare leader nella sanità homecare. “Abbiamo progetti basati su bisogni insoddisfatti che abbiamo riscontrato in questi anni sul mercato, dal kit dell’ambulanza senza fili al kit per il paziente cardiopatico, oppure al kit per il medico di medicina generale 2.0”.

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Ci sono un sacco di cattive ragioni per avviare una impresa, continuano: le notti insonni, le difficoltà, il senso di incertezza, la paura, “ma crediamo che la vera sola buona e legittima ragione per farlo è poter dare al mondo un contributo con la propria visione di un qualcosa, contribuendo, in grande o in piccolo, a cambiarlo rendendolo un posto diverso”. E per il futuro gli obiettivi sono precisi: “Prima di essere soci o compagni di avventura siamo anche due amici, a cui piacerebbe vedere gli enormi sforzi di questi anni tradotti nell’impatto sociale che questo dispositivo può portare e ha già dimostrato di avere”. È così che, “quando si è cosi dentro la propria avventura, i sogni personali coincidono con quelli della propria azienda”.

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