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Under 30 29 marzo, 2019 @ 11:07

Forbes 100 30 Under 30 Italia 2019

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
Forbes Italia è l'edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. chiudi

Classifica

1. ART & STYLE

Nima Benati, 26
Fotografa

Romy Blanga, 28; Chiara Capitani, 29
Co-fondatrici di Eéra

Giuliano Calza, 30
Direttore creativo di Gcds

Valentina Ferragni, 26
Fashion influencer

Efisio Rocco Marras, 26
Direttore creativo di I’M Isola Marras

2. CONSUMER TECH

Domenico Colucci, 29; Giangiuseppe Tateo, 29
Co-fondatori di Nextom

Mattia Franco, 29
Fondatore e ceo di Xceed

Alessia Russo, 18; Simone Russo, 28;
Co-fondatori di Drone Guardy

Luca Ugolini, 29
Co-fondatore di Togheter Price

3. ENERGY

Jonathan Fiorentini, 25
Co-fondatore di hiLyte

Davide Montanari, 30; Simone Stancari, 30
Co-fondatori di Energy Way

Rodolfo Pinto, 27
Cio di Green Energy Storage

Sarah Sallam, 30
Middle East Business Development Coordinator di Eni

Guido Zichittella, 28
Dottorando di Eth di Zurigo

4. ENTERPRISE TECHNOLOGY

Giulio Bontadini, 29
Group manager Northern Europe analytics leader di Procter&Gamble

Alessandro Giulianelli, 28
Product operations e special projects di Youtube

Michele Grazioli, 23
Fondatore e ceo di Divisible global

Michele Grossi, 29
Solution Architect di Ibm

Nunzio Martinello, 29
Ceo di Noonic

5. EDUCATION

Claudio Bosco, 28
Co-fondatore e coo di Fluentify

Davide Dal Maso, 23
Professore e social media coach

Matteo De Lucia, 21; Matteo Giardino, 20; Giorgio Morelli, 20
Co-fondatori di Westudents

Rodrigo Di Lauro, 27
Fondatore e ceo di Life Learning

Valeria Cagnina, 18
Fondatrice di valeriacagnina.tech

6. ENTERTAINMENT

Andrea Arcangeli, 25
Attore

Lodovica Comello, 28
Conduttrice

Alessio Lapice, 27
Attore

Mariasole Pollio, 15
Youtuber e attrice

Benedetta Porcaroli, 20
Attrice

7. FINANCE

Andrea Bonaceto, 29
Co-fondatore e ceo di Eterna Capital

Niccolò Ferragamo, 27
Vice president di Apax Digital

Jul Giulianelli, 28
Associate di QInvest llc

Nicolò Petrone, 25
Head of Europe di goMedici.com

George Thomson, 28
Country manager Italia di Revolut

8. FOOD & DRINK

Olivia Burgio, 25; Micaela Illy, 25;
Co-fondatrici di Eatsready

Alberto Cartasegna, 29; Filippo Mottolese, 29
Co-fondatori di Miscusi

Simone Di Gennaro, 28
Chef

Andrea Farinetti, 28
Responsabile aziende vitivinicole di Eataly

Giovanni Rastrelli, 28
Ceo di Edit

9. GAMES

Giorgio “Pow3r” Calandrelli, 27
Creator e player di Fortnite

Diego “CrazyFatGamer” Campagnani, 22
Player di Fifa

Lorenzo “Trastevere 73” Daretti, 20
Player di MotoGp

Giorgio “Giorgio 57” Mangano, 21
Player di Gran Turismo Sport

Nicolò “Insa” Mirra, 25
Creator e player di Fifa

10. HEALTHCARE

Alessandro Ambrosio, 27; Gianluca Manitto, 27
Co-fondatori di EpiCura

Nicolò Briante, 26; Niccoló Maurizi, 27
Co-fondatori di D-Heart

Susanna Brogin, 27; Francesco Dulio, 26; Luca Scevola, 27
Co-fondatori di StayActive

Giuseppe Bungaro, 18
Studente

Francesco Leacche, 29; Gabriel Scozzarro, 28
Co-fondatori di Holey

11. LAW & POLICY

Edoardo Brillante, 29
Associate di Gop

Francesco Giubilei, 27
Fondatore di Nazione Futura

Valentina Pontremoli, 28
Sindaco

Chiara Venditti, 26
Associate presso Latham & Watkins

Andrea Venzon, 27
Co-fondatore di Volt Europa

12. MANUFACTURING & INDUSTRY

Martina Ballerio, 28
Business Unit 3d printing di Elmec Informatica

Nunzio Yari Cecere, 25
Fondatore e ceo di Cecere Management

Marco Mattia Cristofori, 28
Applications Specialist di BigRep

Leonardo Fontana, 28
Fondatore di White

Giordano Riello, 29
Co-fondatore di Nplus

13. MARKETING & ADVERTISING

Gian Luca Comandini, 28
Fondatore e ceo di You & Web

Ilaria Di Lecce, 27
Co-fondatrice e ceo di RoundAbout

Nicola Possagnolo, 29
Digital marketing professional

Luca Rubino, 26
Global Head of Digital di Automobili Pininfarina

Salvatore Sinigaglia, 27
Fondatore di Blowhammer

14. MEDIA

Iris Ferrari, 16
Youtuber e scrittrice

Andrea Giunti Lombardo, 21
Board member di Giunti Editore

Giacomo Mazzariol, 22
Scrittore e sceneggiatore

Stefano Pozzebon, 28
Giornalista freelance

Filippo Torrini, 20
Scrittore genere mystery

15. MUSIC

Matteo Bocelli, 21
Cantante

Ginevra Costantini Negri, 18
Pianista

Maneskin
Band

Mahmood, 26
Cantautore

Ultimo, 23
Cantautore

16. RETAIL & E-COMMERCE

Carolina Cucinelli, 28
Brand and media relations manager & board member di Brunello Cucinelli

Fabio Daniele, 26 anni
Co-fondatore di Apical

Massimiliano Merici, 26
Fondatore di MmLuxury

Alessandro Odierna, 23
Fondatore di American Uncle

Mario Parteli, 29
Co-fondatore di Abiby.it

17. SCIENCE

Tiziano Bernard, 25
Ingegnere aerospaziale

Nicolò Boccardo, 29
Ingegnere meccatronico presso Italian Institute of Technology

Teresa Carusone, 29
Fondatrice di Detoxizymes

Riccardo Manenti, 29
Ingegnere quantico di Rigetti computing

Riccardo Patriarca, 29
Ricercatore presso La Sapienza di Roma

18. SOCIAL ENTREPRENEURS

Lucrezia Bisignani, 27
Fondatrice di Kukua

Davide Gessa, 27; Davide Menegaldo, 26
Co-fondatori di Helperbit

Valentino Magliaro, 26
Fondatore di Humans to Humans

Alessandro Panerai, 27
Associate e entrepreneur selection & growth di Endeavor Italy

Giusy Sica, 29
Fondatrice di Re-Generation (Y)outh

19. SPORT

Paola Egonu, 20
Pallavolista di Agil

Arianna Fontana, 28
Pattinatrice short track

Lorenzo Musetti, 17
Tennista

Filippo Tortu, 20
Velocista

Nicolò Zaniolo, 19
Calciatore di AS Roma

20. VENTURE CAPITAL

Francesco Corea, 29
Tech evangelist e strategic designer di Axilo

Matteo Frattini, 27
Investment analyst di Indaco venture partners sgr

Federico Palmieri, 24
Fondatore di Bizplace

Paolo Salza, 29
Manager di Cariplo Factory growITup

Ernesto Taccogna, 29
Amministratore unico di Energy total capital

Vedi classifica

Sono i 100 leader italiani del futuro, tutti sotto i 30 anni di età e divisi per 20 categorie differenti, che Forbes Italia ha selezionato nell’ambito della seconda edizione del progetto Under 30. Con il loro talento, stanno contribuendo a ridisegnare il mondo del business, dello sport, della cultura e dell’intrattenimento. Sull’ultimo numero di aprile tutti nomi e le storie di alcuni dei protagonisti, presentati, per ciascuna delle 20 categorie, insieme ai 600 innovatori selezionati per il progetto 30 Under 30 Usa & Canada.

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Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
(Forbes Under 30 Italia)

Stanno cambiando il modo in cui ordiniamo pranzi e cene, come compriamo e vendiamo le nostre case, come curiamo il nostro corpo, come investiamo o apriamo un conto corrente e come facciamo shopping. Sono i 100 leader italiani del futuro, tutti sotto i 30 anni di età e divisi per 20 categorie differenti, che Forbes Italia ha selezionato nell’ambito della seconda edizione del progetto Under 30.

Anche quest’anno sono stati valorizzati soprattutto i giovani imprenditori che hanno creato da zero un business: sono ben il 47% i fondatori di una startup o di una propria attività. Come i protagonisti della copertina del numero di aprile 2019 di Forbes Italia, Giuliano Calza che insieme al fratello più grande Giordano stanno rivoluzionando il mondo della moda giovane con il loro marchio Gcds. O come Gianluca Manitto e Alessandro Ambrosio, entrambi classe 1991, che hanno creato Epicura, il primo poliambulatorio digitale che offre assistenza sanitaria a oltre 200 pazienti al giorno fatturando quasi 25mila euro al mese. O ancora: Andrea Venzon, che ha co-fondato addirittura il primo partito pan-europeo, Volt Europa, che ha l’obiettivo di dare all’Unione europeo una nuova idea di unità che oltrepassi i confini nazionali nel nome di una rinnovata democrazia.

Ma ci sono anche giovani manager come Luca Rubino, global digital head di Automobili Pininfarina, che ha giocato un ruolo di primo piano nel lancio della prima hypercar elettrica del gruppo. O come George Thomson, country manager per l’Italia di Revolut, fintech britannica arrivata a una valutazione di $ 1,7 miliardi.

E se c’è ancora tanto da fare per l’ecosistema startup in Italia, le idee di questi giovani hanno però avuto la capacità di attrarre non pochi capitali. Giorgio Tinacci, 27 anni, co-fondatore di Casavo, piattaforma leader nell’instant buying immobiliare, in meno di due anni ha raccolto ben € 21 milioni per poter far crescere il progetto in tutto il Sud Europa nel 2020. Per la sua Kukua, una società di edutainment che ha l’ambizione di diventare la Disney d’Africa e che insegna a leggere e scrivere ai bambini africani attraverso giochi e cartoni animati, la 27enne Lucrezia Bisignani ha raccolto $ 2,5 milioni.

Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese hanno invece raccolto finora € 5 milioni da investitori come Milano investment partners, il cui anchor investor è Angelo Moratti. I due milanesi classe 1989 hanno creato Miscusi, una catena di ristoranti interamente dedicata alla pasta fresca, che prevede per quest’anno un fatturato intorno ai € 10 milioni, altre 6 nuove aperture italiane, l’ingresso in Spagna e il primo locale in un aeroporto, quello di Orio al Serio.

Sebbene l’età media sia di circa 26 anni, in calo rispetto all’anno scorso, grazie ai nuovi media il successo si può raggiungere anche in età adolescenziale. È successo a Iris Ferrari, che a soli 16 anni è già una popolare Youtuber e una promettente scrittrice, con due libri editi da Mondadori Electa, oltre a collaborazioni come testimonial con importanti marchi come Barilla, per lo spot Ringo in TV. Anche la coetanea Mariasole Pollio deve ringraziare YouTube, grazie al quale si è fatta prima conoscere ai tanti follower per poi intraprendere la carriera da attrice debuttando giovanissima nella fiction Rai Don Matteo fino al grande schermo con una parte nell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, Se son rose. Da poco maggiorenne, invece, Valeria Cagnina, che a soli 16 anni ha fondato una sua scuola di robotica, insegna la tecnologia a bambini e non. Con in suoi corsi ora collabora, o ha collaborato, con aziende del calibro di Allianz, Rai, National Geographic, Cisco, IBM, Enel, Intesa, tra le tante.

Quest’anno la presenza femminile si attesta al 23%, leggermente in ribasso rispetto all’anno scorso. Un gap evidente che conoscono bene le giovani imprenditrici Micaela Illy e Olivia Burgio, che in molte situazioni si sono trovate le uniche ragazze in un contesto, quello delle startup, a maggioranza maschile. Eppure le due amiche stanno rivoluzionando il modo in cui i lavoratori vanno in pausa pranzo: sono le determinate co-fondatrici di EatsReady, un marketplace per preordinare, pagare online nei migliori ristoranti della tua città, che ad oggi ha raccolto € 1,2 milioni, ma altri finanziamenti sono alle porte.

Tanti, infine, i volti noti come Valentina Ferragni che, oltre a essere entrata nella società The Blond Salad della sorella Chiara, è ormai una affermata fashion influencer con l’ambizione un giorno di creare un proprio brand nel mondo del fashion; Lodovica Comello che,nata come Violetta, a soli 28 anni ora conduce Italia’s Got Talent ed è anche speaker radiofonica per Radio 105. Tra i nuovi volti del cinema c’è Benedetta Porcaroli che dopo alcuni ruoli in film e fiction Rai ha trovato il definitivo successo come protagonista della serie Baby, la serie tv di produzione italiana di Netflix. Tra gli sportivi c’è l’italiano più veloce di sempre, Filippo Tortu, la talentuosa pallavolista fresca di medaglia d’argento agli europei di volley, Paola Egonu, mentre nella categoria “Music”, spicca Mahmood, cantautore vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo; i Maneskin, la band vincitrice morale di X-Factor dell’anno scorso e Matteo Bocelli, che sta emergendo “nonostante” un grande padre alle spalle come Andrea.

Insomma, tante storie e un unico comune denominatore: il coraggio della giovane età ma anche l’acume, la preparazione e la determinazione di chi vuole raggiungere il successo.

Classifiche 29 marzo, 2019 @ 9:22

Matteo Bocelli: vi racconto come emergere “nonostante” un grande padre

di Mara Cella

Mi occupo di moda, lifestyle e imprenditorialità.Leggi di più dell'autore
Giornalista, esperta di comunicazione ed eventi, docente e, non da ultimo, mamma. Da oltre 15 anni scrive per Luxury files e Fashion files, periodici di moda e lifestyle di cui è direttore editoriale dal 2012. Per Repubblica collabora da vari anni agli speciali accessori, orologi e gioielli in chiave moda. Ama raccontare le eccellenze italiane con uno sguardo trasversale: dal gourmet al cinema, dal design all’artigianalità più sconosciuta, mettendo in luce storie di personaggi ed aziende innovative ed etiche. chiudi
Matteo Bocelli, figlio di Andrea, è nella lista Under 30 del 2019 di Forbes Italia. (Jonathan Leibson/Getty Images for Celebrity Fight Night)

Matteo Bocelli con maturità ed estrema consapevolezza, stupisce per la sua elegante semplicità. Sa di aver già calcato alcuni fra i palcoscenici più importanti al mondo – dal Madison Square Garden a Sanremo – grazie al duetto con suo padre Andrea Bocelli ma al contempo sa di avere davanti a sé un percorso lungo e vuol dimostrare al mondo che fra 10 anni sarà su quei palchi blasonati grazie al suo talento e al suo impegno. E non per il cognome che porta. 

Forbes.it ha incontrato Matteo Bocelli, uno degli Under30 selezionati da Forbes Italia, e con lui ha voluto approfondire l’aspetto della gestione delle “eredità” paterne, tema che ritorna anche in molte storie di passaggio generazionale tra padri che hanno creato un impero e figli chiamati a seguirne le orme, pur sempre nel rispetto della loro personalità e le loro ambizioni.

In pochi mesi il singolo ‘Fall on me’ è diventato una nuova ‘Father & Son’, un nuovo emblema del rapporto-padre figlio nella era dei Millenials. Il video del duetto ha all’attivo ad oggi circa 43 milioni di visualizzazioni. Un successo annunciato o inaspettato? 

Posso dire che eravamo consapevoli di avere alle spalle un team molto solido e l’idea del duetto con mio padre è nata molti anni fa ma. Quando abbiamo ascoltato questa canzone abbiamo capito entrambi che era il brano giusto per duettare insieme. E posso confermare che non è stata una scelta facile soprattutto per me: non volevo che passasse il messaggio del figlio che emerge grazie alla notorietà del padre, ma poi ho riflettuto sul fatto che è vero che posso aver avuto un trampolino facilitato ma anche decisamente alto ed insidioso, in quanto in questo mondo è difficile mantenere il successo, bisogna essere credibili ed avere profondità. Bisogna emozionare davvero, arrivare al cuore del pubblico altrimenti non si va da nessuna parte. Adesso sto lavorando a fondo per selezionare i brani del mio primo album, sono consapevole che sarà un biglietto da visita importante che deve raccontare la mia identità artistica.  

Oltre alla musica hai in animo di avviare un’attività imprenditoriale in futuro?  

Prima di ogni cosa spero che la mia passione per la musica e il canto si trasformi in un vero e proprio lavoro e poi, raggiunto quest’obiettivo, fra 10 anni mi vedo anche al fianco di mio fratello a seguire il business di famiglia che ci vede in prima linea nella produzione vinicola dal 1831. Infatti i vini Bocelli 1831 sono proprio una promessa che mio padre e mio zio fecero al nonno nei suoi ultimi giorni di vita dicendogli: “Faremo del tuo vino un gran vino”. Dunque musica e vino, due eccellenze che ben si legano e incarnano anche l’autenticità e la passione di Matteo Bocelli e delle sue radici.

Matteo Bocelli è anche un 22enne globe-trotter che ama i viaggi e l’off road oltre ad essere un fashion model e instagrammer di successo (237mila follower). Come è nato questo percorso, oltre allo studio della musica queste passioni sono divenute un lavoro, hai iniziato a collaborare a tutti gli effetti con alcuni  brands del fashion system?  

Sì, il mio impegno principale resta lo studio al Conservatorio ma da circa un anno è iniziato un percorso: sono entrato a far parte della grande famiglia Bulgari, è iniziata una collaborazione che mi rende orgoglioso. Sono molto felice di poter portare i valori dell’Italia nel mondo e di essere ambassador di un brand così importante del Made in Italy. E sono orgoglioso di avere al polso un orologio che è appena stato lanciato ed è il quinto record mondiale Bulgari. L’Octo Finissimo GMT automatico è il cronografo più sottile al mondo: solo 3,3 millimetri. E’ la dimostrazione della grande ricerca  del marchio e di un vero e proprio rinascimento italiano dell’alta orologeria svizzera. 

David Alexander FLINN. Olivia WILDE. Matteo BOCELLI.. Bulgari Baselworld. Basel. Switzerland. 03/2019 © david atlan

L’aspetto charity non si dimentica mai nella famiglia Bocelli. A quali iniziative stai lavorando ?

Pochi mesi fa è partita la nuova campagna Bulgari per Save the Children #madereal di cui sono molto fiero di essere il volto – un progetto partito nel 2009, attraverso cui in 10 anni, con le speciali collezioni Bzero1, Bulgari ha donato oltre 73 milioni di euro a Save the Children al fine di migliorare la vita di milioni di bambini nel mondo.  E da sempre anch’io sono attivo nella Bocelli Foundation. La Celebrity Fight Night 2019 si avvicina a grandi passi e c’è sempre tanto da fare. Nell’edizione 2018 grazie all’instancabile impegno in primis di Veronica Bocelli sono stati raccolti oltre 20 milioni di euro. Un grande insegnamento ricevuto che vorrei condividere è che non è importante fare ciò che si ama ma è importante amare ciò che si fa sempre.  

Classifiche 29 marzo, 2019 @ 10:30

L’Under 30 che sta portando in Italia l’Amazon dei servizi finanziari

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
George Thomson, classe 1990, è country manager per l’Italia di Revolut.

George Thomson, classe 1990 e senese di nascita, è il classico nativo digitale con una spiccata passione per la finanza. Ha iniziato a fare trading all’età di 12 anni e, nel corso degli anni, ha coltivato l’interesse lavorando anche all’interno di diversi hedge fund, quando era solo un adolescente. Ha poi portato avanti i suoi studi nel campo della finanza alla Warwick Business School. E durante gli studi universitari si è iscritto sulla piattaforma eToro, diventando uno dei trader con le migliori performance tra i 10 milioni di utenti. Oggi sta portando in Italia una delle fintech unicorn in più rapida crescita in tutta Europa, la britannica Revolut, fondata da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko e la cui valutazione è arrivata a $ 1,7 miliardi.

LEGGI ANCHE: Questi due giovani milanesi stanno reinventando la pasta italiana

“Uso Revolut dagli inizi del 2016, cioè quando in Italia non si contavano ancora nemmeno mille utenti”, ricorda George che è stato inserito da Forbes Italia nella lista Under 30 del 2019. “Ero già esposto al giovane mondo del FinTech per via del mio lavoro su eToro e anche per il lavoro a Deloitte e quindi seguivo questo spazio e i suoi nuovi player con attenzione. Facendo molto avanti e indietro tra Italia ed Inghilterra conoscevo molto bene le problematiche legate al cambio valuta e quindi ho colto subito la genialità dell’idea di Revolut”.

George Thomson ha iniziato a fare trading all’età di 12 anni e, nel corso degli anni, ha coltivato l’interesse lavorando anche all’interno di diversi hedge fund, quando era solo un adolescente.

La startup fintech, infatti, in soli 3 anni, da Londra si è stabilita in 42 Paesi europei, attraendo più di 2 milioni di clienti e raccogliendo $ 340 milioni di finanziamenti, elaborando circa 3 miliardi di transazioni ogni mese. Si tratta di un servizio bancario digitale utilizzabile via app – al conto possono essere associate diverse carte di credito, sia reali che virtuali – che permette di eseguire trasferimenti di denaro in tutto il mondo: il cambio da una valuta all’altra è pressoché istantaneo e viene effettuato al tasso interbancario, quello che utilizzano le banche stesse nelle loro operazioni di cambio valuta. L’operazione è senza commissioni fino a 5mila euro (o sterline) al mese.

“La mia carta Revolut è stata la mia fedele compagna di viaggi mentre giravo il mondo nel mio anno sabbatico e voluto contribuire alla crescita di questa realtà così rivoluzionaria. Le ambizioni di Revolut continuano ad affascinarmi – parliamo di una vera e propria Amazon per i servizi finanziari. Un’unica app con la quale poter spendere in qualsiasi valuta, gestire i propri soldi, investimenti, e anche criptovalute. È un mercato che adesso è abbastanza affollato, ma credo che entro pochi anni vedremo emergere qualcuno vincitore, come ha fatto Facebook a discapito di MySpace nell’ambito dei social network”. Non manca un pizzico di idealismo: “Mi piace molto questa battaglia contro le grandi banche, un po’ in stile Davide contro Golia, rimettendo così qualche soldo in tasca alla gente”, ammette divertito George.

“Accresceremo il team Revolut in Italia e adotteremo una modalità di lavoro più decentralizzata”.

In Italia Revolut è ancora piccola e conta circa 100.000 utenti, che però si sono già triplicati da quando il giovane 28enne ha preso il timone circa 7 mesi fa. E, ci tiene a sottolineare, il tutto è avvenuto senza pubblicità e con un costo di acquisizione di un nuovo utente ad un livello che è almeno 90% inferiore a quello dei competitor. I margini di crescita per il futuro quindi sono tanti.

“Prima di tutto accresceremo il team e adotteremo una modalità di lavoro più decentralizzata, allontanandoci un po’ da Londra (che è la sede) e concentrandoci solo sugli utenti italiani. Poi nei prossimi mesi aggiungeremo anche tutto il lato trading e investimenti a costo zero, gli account ‘kids’ e con l’espansione globale permetteremo ai nostri utenti di essere ancora più collegati con i loro amici, familiari e clienti in tutto il mondo”.

L’unico limite? Forse una poca dimestichezza con la lingua inglese e il legame ancora troppo stretto al contante. “Viaggio spesso tra Londra e Firenze e ogni volta mi accorgo di questa differenza, che alla fine è culturale. A Londra vedo cartelli con scritto ‘card only’ e poi salgo in taxi a Firenze e vedo sempre il cartellino ‘no credit card’”.

Classifiche 28 marzo, 2019 @ 10:30

Questi due giovani milanesi stanno reinventando la pasta italiana

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

Social media manager di Forbes Leggi di più dell'autore
Marchigiano, classe 1994, ha scritto di innovazione, tecnologia, social media e cultura pop per Il Fatto Quotidiano, Famiglia Cristiana, Linkiesta e Riders. Lavorando come freelance per agenzie creative, ha seguito la comunicazione digitale di alcuni brand del settore energia. chiudi
Filippo Mottolese (a sinistra) e Alberto Cartasegna, co-fondatori di Miscusi. (Courtesy Miscusi)

“Benvenuti a casa”. È il messaggio che appare su uno zerbino all’ingresso degli uffici di Miscusi, in zona Loreto a Milano. D’altronde, cos’è che può farvi sentire più a casa di un piatto di pasta? Niente, probabilmente, ed è proprio questo il presupposto con il quale è nata la prima italiana startup dedicata alla pasta fresca, fondata da due ragazzi milanesi: Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, entrambi classe 1989, il primo con un’esperienza nel colosso Rocket Internet, il secondo già attivo a Milano con un progetto nel retail. I due sono stati selezionati da Forbes Italia tra i 100 giovani italiani Under 30 del 2019.

Agli utenti milanesi di Facebook e Instagram sarà senz’altro capitato di vedere nei feed degli amici i piatti di pasta di Miscusi. Non fotografarli è impossibile, certo, ma dietro alla forma si nasconde anche la sostanza: le paste sono prodotte in diverse trafile quotidianamente e a vista, in un processo che ricorda quelle delle nonne, che impastavano acqua e farina riunendo tutta la famiglia per il pranzo. I clienti possono scegliere a piacere cosa abbinare tra i condimenti tipici della tradizione italiana, personalizzabili con aggiunta di formaggi, creme, pistacchi, mandorle ed altri croccanti.

Miscusi è presente a Milano con 6 locali e a Torino con uno, ma entro il 2019 saranno in tutto 12 in tutta Italia.

“Lo fanno i tedeschi e noi non possiamo farlo?”: hanno cercato di rispondere a questa domanda i due Under 30 quando hanno cominciato a pensare a Miscusi. Il riferimento, neppure troppo velato, è Vapiano, un colosso tedesco del food, che propone la cucina italiana, e la pasta come primo, in 33 paesi e 200 ristoranti. Quello di Vapiano è tuttavia soltanto uno degli esempi di prodotti italiani che sono finiti nelle mani di stranieri: basti pensare a Starbucks con il caffè o a Domino’s con la piazza. “È da qui che nasce lo stimolo, ed è anche il motivo per cui abbiamo deciso di iniziare dall’Italia: sarebbe stato più facile avvalorare all’estero pasta fatta da italiani veri. Volevamo confrontarci con i ristoranti italiani, dove la pasta è mediamente buona. Pensiamo che questo passaggio possa dare un valore aggiunto al nostro progetto quando decideremo di aprire anche all’estero”, spiega Alberto.

Il primo pastificio con cucina nasce così nel febbraio 2017 a Milano, in zona Cinque Giornate. Oggi la quota è di sei ristoranti a Milano, e di uno a Torino, inaugurato proprio pochi giorni fa, che ogni mese servono più di 50 mila clienti. La startup ha chiuso il 2018 con un fatturato di € 4,5 milioni e punta a raggiungere i  10 milioni nel 2019 con l’apertura di altri sei locali: uno step che sarà il trampolino di lancio per espandersi anche all’estero, a cominciare dalla Spagna.

Se oggi la strada sembra spianata e il successo assicurato, vanno comunque ricordate le sfide che un’azienda del genere può trovarsi a fronteggiare. Negli ultimi anni la pasta è stata fortemente demonizzata dalle diete low-carb, particolarmente popolari tra le donne e a cena. Difatti tra le attività che hanno trovato maggiore terreno fertile a Milano ci sono pokè bar o ristoranti fusion. “Siamo partiti con una certezza: la pasta sarebbe piaciuta a pranzo per la pausa dagli uffici”, raccontano Filippo e Alberto. “La sfida era quella della cena e alla fine siamo riusciti a superarla: il 70% del fatturato arriva durante la sera e il target di clienti è per l’80% composto da donne”.

Miscusi

Il sogno di Miscusi è diventato realtà anche grazie ai diversi business angel, tra i quali Alexander Samwer, fondatore di Rocket Internet, che hanno creduto nel progetto. A soli 20 mesi dall’apertura l’azienda ha chiuso un importante round di finanziamento da € 5 milioni con Milano Investments Partner (MIP) il cui anchor investor è Angelo Moratti, e per i prossimi mesi i due soci prevedono un sostanzioso aumento di capitale: “Non è stato difficile trovare investitori. Forse è stato un po’ complesso all’inizio per spiegare il potenziale di crescita di un business offline, perché oggi c’è un grande focus sul mondo tech e digitale. Tuttavia è molto più probabile che una startup come la nostra possa diventare un unicorno rispetto a tante aziende digitali. E gli investitori sofisticati lo sanno: ci sono poche startup tech capaci di arrivare ai 10 milioni di fatturato nel giro di due anni”.

Pur essendo un’azienda focalizzata sul retail offline, il futuro di Miscusi non può che passare dal digitale. “Il nostro obiettivo è l’omnicanalità: l’esperienza dovrà cominciare online e finire nello store e il cliente deve essere al centro di questo viaggio”, spiega Filippo citando il caso di Gucci. “Forse è azzardato dire che ci ispiriamo a Gucci, ma sicuramente guardiamo alle migliori esperienza nel mondo retail, dal food al fashion. E non escludo che in futuro si possa prenotare chattando su WhatsApp con i nostri restaurant manager”.

I progetti, comunque, non finiscono qui. Oltre al miglioramento del servizio delivery, la startup sta pensando di vendere anche box di pasta da cucinare a casa: perché se nei ristoranti Miscusi l’accoglienza e il calore non mancano mai, poi c’è la casa di ognuno di noi, quella vera, dove riscoprire la tradizione della pasta fresca è sempre un piacere

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Il movimento di un 27enne vuole cambiare la politica in Europa

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Andrea Venzon, co-fondatore di Volt. (Foto di Marcello Saltarelli)

In un periodo in cui la fiducia nell’Unione europea è ai minimi storici, il progetto di Andrea Venzon, giovane 27enne che ha fondato il primo partito pan-europeo, va sicuramente controcorrente. “Volt è la rivoluzione politica di cui l’Europa ha bisogno. In Europa, la politica è troppo frammentata. Abbiamo cercato di costruire un’Europa unita senza, parallelamente, cercare di costruire una politica europea unita”, dice. Laureato in economia aziendale e pubblica amministrazione e con un passato nel settore privato come consulente strategico, insieme alla francese Colombe Cahen-Salvador e al tedesco Damian Boeselager ha deciso di creare una nuova piattaforma politica.

“Lavorando nel settore della consulenza strategica ho cominciato ad appassionarmi sempre di più ai temi di politiche pubbliche, che mi ha portato a fare un Master alla Columbia University sulle organizzazioni pubbliche. Durante quei mesi, data la situazione politica del continente e del nostro Paese, ho deciso di fondare Volt nel marzo del 2017. Finito il Master, ho scelto di dedicarmi al progetto a tempo pieno lasciando il mio lavoro. Volevo inseguire questa idea rivoluzionaria. Mia madre e mio padre, ma anche tanti amici, erano preoccupati all’inizio”, confida a Forbes Italia Andrea, che è entrato quest’anno nella lista dei 100 Under 30 italiani

Il movimento co-fondato da Venzon è presente in ogni Paese europeo e conta 11 partiti politici e 20.000 membri. (Foto di Marcello Saltarelli)

Oggi il movimento progressista paneuropeo incentrato sui cittadini, impegnato a produrre un vero cambiamento per il miglioramento di tutte le società europee, i suoi cittadini e residenti, è presente in ogni Paese europeo e conta 11 partiti politici e 20.000 membri. Secondo Venzon, abbiamo bisogno di partiti che sappiano guardare e ragionare al di là dei propri confini nazionali, per fronteggiare sfide che vanno ben oltre i confini nazionali, come la disoccupazione, l’immigrazione o il cambiamento climatico.

In Italia, poi, la politica ha altre grosse carenze. “I grandi assenti, a mio parere, sono un dibattito costruttivo e soluzioni vere. In questo senso, Volt si propone come primo e principale obiettivo di proporre soluzioni concrete ascoltando i veri problemi degli italiani. Al tempo stesso, Volt vuole costruire un partito che guardi al futuro; che si impegni ad affrontare, e non a nascondere sotto il tappeto, le sfide che stanno ridisegnando la nostra società”. Proprio per questo Volt vuole ripartire dal fare politica a livello locale. Ci sono squadre già in 50 Comuni. La maggior parte di questi team si incontra settimanalmente, discute, organizza. “Sono loro il nostro motore per la raccolta firme, e per riavvicinare i giovani e meno giovani alla politica”.

E per fare ciò non manca l’approccio moderno alla tecnologia. “Utilizziamo gruppi Facebook, Whatsapp e Telegram per chi vuole partecipare a discussioni online e ad eventi locali ma può dedicare solo poche ore alla settimana. Per i volontari che si impegnano a lavorare più ore alla settimana esiste poi un secondo livello di comunicazione: la nostra piattaforma interna, dove discutiamo e coordiniamo le attività di partito. La nostra tecnologia non è ancora sofisticata, ma sicuramente evolverà col tempo”.

Andrea Venzon ha  l’aspirazione di contribuire a dare una svolta al nostro Paese e all’intera Europa. (Foto di Marcello Saltarelli)

Sembrano tanti quindi i punti di contatto con un altro movimento nato “dal basso” qualche anno fa, il Movimento 5 Stelle, che ha trovato in Rousseau, la piazza digitale per una democrazia più diretta. “Noi, a differenze loro, badiamo molto alle competenze e ai nostri valori di stampo progressista. Abbiamo un ufficio risorse umane che cerca di usare al meglio le conoscenze dei nostri volontari, e avere esperti di economia che si occupano di economia, esperti di tecnologia che si occupano di tecnologia, e così via. Siamo un’organizzazione trasparente e democratica. La nostra forza è basata sulla nostra legittimità”.

Insomma, per Andrea l’aspirazione più grande è contribuire a dare una svolta a all’Europa, e al nostro Paese. “Non vorrei un giorno guardarmi indietro, e pensare: ‘mentre l’Europa e l’Italia andavano allo sfascio, tu dov’eri?’. Fare politica ha tanti svantaggi, ma è anche il modo migliore per realizzare quest’aspirazione. Il primo passo è offrire un’alternativa politica in cui si possa ricominciare a discutere da forti ideali condivisi, e si arrivi a fare proposte costruttive. Ho creato Volt proprio perché credo che nei momenti difficili sia necessario alzarsi in piedi e battersi per quello in cui si crede”.

Classifiche 6 febbraio, 2019 @ 11:24

Internet sicuro per i ragazzi: chi è il prof 23enne che insegna i social nelle scuole

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Davide Dal Maso ha fondato il Movimento Etico Digitale per educare con entusiasmo le persone alle potenzialità e i rischi del web.

“In quarta superiore durante un intervento annuale nella mia scuola, in cui un paio di persone demonizzavano i social network, ho pensato che fosse necessario creare un nuovo modo di educarli ai media. Il problema è che i ragazzi si annoiavano mentre si parlava della loro quotidianità perché si tentava un approccio troppo rivolto alla negazione. Inoltre, si percepiva che i relatori non vivevano i social dall’interno. L’idea secondo me doveva essere quella di parlare anche delle potenzialità della rete, delle varie opportunità che si possono trovare e raccontare storie positive, in modo da illuminare i ragazzi”.

Da allora Davide Dal Maso, classe 1995, professore presso un istituto superiore in cui insegna “Social media e promozione online” (che dal 2017 è materia sperimentale in Veneto) e il più giovane ad avere tenuto una docenza all’Università di Padova a soli 21 anni, si sta impegnando con costanza e passione a questo obiettivo.

Da una parte come consulente social media per le piccole e medie imprese venete – che rappresenta la parte più redditizia delle sue diverse attività. “A 20 anni ho aperto la mia partita Iva per mettere a disposizione delle aziende ciò che sapevo fare, per promuoverle internazionalmente attraverso i social media. L’attività sta andando molto bene. In questi ultimi tre anni sebbene abbia dedicato tanto tempo al volontariato – e sebbene non avessi nessun aggancio imprenditoriale dal quale partire, anche perché i miei genitori fanno gli operai e mio fratello il militare – il mio valore sul mercato è cresciuto e ora genero un fatturato annuo a 6 cifre, che punto non tanto a far crescere ma a consolidare”, racconta con umiltà.

Davide vuole che l’istruzione italiana adotti l’educazione civica digitale come materia scolastica.

Con un’esperienza di sei mesi a Cardiff alle spalle, ha anche vinto un bando finanziato dai fondi Erasmus+, in cui coordinava il team comunicazione online di una organizzazione del Welsh Government (UNA Exchange) e gestiva oltre 10mila euro di budget mensile tra Google e Facebook.

Ma è soprattutto con quell’idea germogliata tra i banchi di scuola che Davide sta cercando di rivoluzionare il mondo dell’istruzione italiana. L’anno scorso, infatti, ha fondato una no-profit, Social Warning, il Movimento Etico Digitale, che oggi conta oltre 100 professionisti che lavorano con il web e dedicano parte del loro tempo come volontari a educare con entusiasmo le persone alle potenzialità e ai rischi del web. “Nel 2018, primo anno di vita dell’associazione, abbiamo incontrato più di 10mila tra ragazzi e genitori in tutta Italia. I loro feedback positivi ci dimostrano come sia essenziale aprire le porte a un mondo che veniva dipinto finora solo in modo negativo”.

Davide pensa ancora più in grande. “L’obiettivo per il 2019 per il Movimento è avere almeno un referente in ogni provincia italiana così da poter attivare vari progetti e interventi. La visione più a lungo termine, invece, è di far sì che la scuola italiana adotti l’educazione civica digitale come materia scolastica con un approccio dinamico. La rete dei formatori-volontari in tal senso potrà fungere da supporto a tale progetto per far sì che venga veramente esteso in tutta Italia, così da farne beneficiare più ragazzi possibili che appartengono a una generazione in cui un’educazione del genere dovrebbe essere alla base di tutto”.

Una frase in particolare, aggiunge, è diventata quasi uno slogan in ogni intervento del Movimento in tutta Italia e che ben racchiude la sfida della generazione attuale: “Prendi il meglio dal passato, vivi il presente, pensa al futuro”. E nel futuro di Davide cosa c’è? “Non sono una persona che punta a diventare super ricco o che sogna fatturati monstre. Preferisco avere una buona entrata e dedicare tutto il resto a migliorare l’ambiente che mi sta intorno seguendo ciò che sento di poter fare”.

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Classifiche 13 febbraio, 2019 @ 3:00

Davide Dattoli e non solo: ecco i 13 italiani nella Forbes 30 Under 30 Europe

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Da sinistra: Davide Dattoli, Lucrezia Bisignani e Giacomo Rovero.

Nella quarta edizione annuale della lista “30 Under 30 Europe”, Forbes ha selezionato 300 giovani talenti che stanno trasformando vari settori e industrie nel Vecchio Continente.

Tra questi giovani talenti, divisi in 10 categorie – Art&Style, Entertainment, Finance, Media&Marketing, manufacturing&Industry, Reatail&Ecommerce, Science&Healthcare, Social Entrepreneurs, Sports&Games e Technology – ci sono 11 italiani.

Due di essi erano già stati selezionati da Forbes Italia nella lista 100 Under 30 del 2018: il ballerino classico Giacomo Rovero (21, Art&Style) e Davide Dattoli (28, Technology), co-fondatore e ceo di Talent Garden.

Davide ha saputo costruire la più grande rete di coworking d’Europa. “Proviamo a essere la casa per chi si occupa di innovazione, che siano grandi imprese, startup o liberi professionisti. Dove chi vuole realizzare i propri progetti ha tutti gli strumenti per farlo”, ha detto recentemente in una video intervista a Forbes Italia.

Giacomo Rovero è stato inserito nella Forbes Under 30 Europe nella categoria “Art

Giacomo, invece, che a soli 13 anni ha vinto lo Youth American Grand Prix di New York, è l’unico italiano a essere entrato nel corpo di ballo del Royal Ballet di Londra. “La cosa che mi è sempre piaciuta della danza è la possibilità che ha il ballerino di trasmettere emozioni e di intrattenere questo scambio con il pubblico”, aveva detto a Forbes Italia. “È questa ancora adesso la mia ispirazione, ciò che mi motiva e mi spinge a fare quello che faccio tutti i giorni”.

In Art&Style c’è anche Giovanni Rastrelli (28), ceo di EDIT (Eat Drink Innovate Together) è uno il locale polifunzionale sorto in uno degli spazi dell’Ex Incet, Industria nazionale cavi elettrici Torino. Uno spazio che contiene un caffè, una panetteria, un birrificio, un cocktail bar, ristoranti e cucine in affitto, concettualmente definiti dalla condivisione. La società ha raccolto $ 6 milioni di finanziamenti e ha realizzato circa $ 4 milioni nel 2018. Nella stessa categoria il 30enne Andrea Mongia, illustratore per il The New Yorker, The New York Times, The Guardian e The Economist.

Chi sta invece rivoluzionando il mondo del real estate è Nunzio Yari Cecere (25), ceo di Cecere Management, una holding attiva nello sviluppo di alloggi efficienti dal punto di vista energetico e sostenibile. Cecere ha costruito le sue prime 100 unità prima che compisse 24 anni. Domenico Colucci (29) e Giangiuseppe Tateo (29) hanno invece co-fondato Nextome, un’app, che grazie a specifici sensori sullo smartphone, consente alle persone di navigare all’interno di edifici di grandi dimensioni nello stesso modo in cui si può navigare con il GPS durante la guida. In Manufacturing&Industry c’è anche Jonathan Fiorentini (25) che, insieme allo svizzero David Lambelet e al francese Briac Barthes, ha fondato hiLyte, che ha sviluppato una batteria che offre ai clienti energia sufficiente per accendere una lampadina a LED e caricare un telefono cellulare.

In Finance c’è Francesco Corea (29), esperto di intelligenza artificiale e vice presidente del gestore patrimoniale Four Trees MP di Madrid, dove sta sviluppando un modello di machine learning in grado di valutare la probabilità di successo di aziende in fase iniziale.

Il nostro Paese è presente anche nella categoria Science & Healthcare con Riccardo Patriarca (29), ricercatore a La Sapienza di Roma, che ha l’obiettivo di rendere più sicura la cabina di pilotaggio durante le emergenze e sta studiando modi per rendere le cose più sicure quando le interazioni tra uomo e macchina vanno male. Ha lavorato con organizzazioni come l’Enav e la compagnia aerea australiana Qantas. Guido Zichittella (27), dottorando all’ETH di Zurigo, sta invece sviluppando una tecnologia per ridurre le emissioni di anidride carbonica rilasciate quando il gas naturale viene bruciato negli impianti di produzione chimica.

Arianna Fontana, selezionata nella categoria “Sport&Games”. (Photo by Andreas Rentz/Getty Images)

Nella categoria Sports&Games, l’Italia è rappresentata da Arianna Fontana (28), pattinatrice di short track italiana, vincitrice di otto medaglie olimpiche invernali (cinque bronzo, due argento e un oro); e 14 medaglie (sette di bronzo, sei d’argento e una d’oro) ai campionati mondiali di pattinaggio di velocità.

Infine, nella categoria Social Enrepreneurs, spicca Lucrezia Bisignani (27), che ha fondato Kukua che, attraverso una serie di giochi per smartphone che sviluppano le capacità di lettura, scrittura e matematica, ha l’obiettivo di sconfiggere l’analfabetismo infantile nei Paesi africani. La startup è sostenuta da Firstminute Capital e Kima Ventures e ha ricevuto recentemente un finanziamento da $ 2,5 milioni.

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Classifiche 5 aprile, 2019 @ 11:00

Lucrezia Bisignani racconta la sua Disney africana contro l’analfabetismo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Lucrezia Bisignani ha fondato Kukua, startup che insegna ai bambini africani a leggere e scrivere

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Ho viaggiato per il mondo, eppure sono sempre tornata in Africa. Qualcosa mi diceva di rimanere, di capire. Di trovare un modo per contribuire a modellare e influenzare il futuro di questo continente”. Con questo nobile proposito, Lucrezia Bisignani, classe 1991 in arte “Lulu”, ha fondato Kukua, una società di edutainment (termine che deriva dalla crasi delle parole education e entertainment), che grazie a un personaggio animato di nome Sema, insegna ai bambini africani e leggere, scrivere e fare calcoli matematici sullo smartphone.

Il suo interesse per il continente africano, la sua voglia di avere un impatto positivo nel mondo e la sua passione per l’intrattenimento risalgono a quando era solo una bambina. Visitò l’Africa per un viaggio con la sua famiglia, per la prima volta, all’età di sette anni e da allora il Continente nero è entrato a far parte della sua vita.

Fu dopo aver conseguito la laurea alla Singularity university della Silicon Valley che Lucrezia decise di dedicarsi a un progetto per aiutare i bambini africani. Nel periodo in cui era a San Francisco – ora vive tra Nairobi e Londra – ha studiato come sfruttare l’ascesa esponenziale della tecnologia mobile e della tv, per creare soluzioni scalabili in grado di dare un contributo alla lotta contro i grandi problemi del Pianeta. Nel 2014, all’inizio dell’avventura di Kukua, Lucrezia ha svolto per sei mesi delle ricerche sul campo, vivendo nelle baraccopoli di aree rurali in Gambia, Kenya e Sud Africa, confrontandosi con i genitori e testando alcuni strumenti di alfabetizzazione con i bambini e famiglie che guadagnano meno di $ 2 al giorno.

Lucrezia Bisignani in una dei suoi tanti viaggi in Africa. (Courtesy Kukua)
Lucrezia Bisignani in uno dei suoi tanti viaggi in Africa. (Courtesy Kukua)

“Mi sono resa conto che ai bambini africani mancava una figura ispiratrice a cui guardare. La mission di Kukua è quella di diventare la principale società di edutainment in Africa e nel mondo”, dice Lucrezia. “Pensiamola come la Disney dell’apprendimento. Un po’ come lo sono Peppa Pig, che vale 2 miliardi di dollari e Dora the Explorer, un franchising da 11 miliardi”.

Proprio per questo scopo è nata Sema, la prima eroina dei cartoni animati africani. “Nel 2018 Netflix ha annunciato che la prima serie africana originale, Black Panther ha battuto ogni record incassando più di Iron Man, Thor e il primo Capitan America messi insieme. Lo stesso anno, abbiamo dato vita a Sema. Si tratta di un personaggio nato da un processo creativo molto complesso, frutto di una vasta ricerca sulle tendenze afro-futuristiche e di supereroi; ispira coraggio, ambizione e felicità nei giovani”.

LEGGI ANCHE: “Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro”

Il metodo di apprendimento sviluppato da Kukua, proprio grazie a Sema, si può declinare in prodotti per la tv, app, libri, prodotti di consumo (tramite licenze e merchandising), film e social. “Abbiamo già lanciato una suite di app dedicate con contenuti educativi. Abbiamo registrato 40mila download solo in Kenya e i bambini utilizzano le nostre tre soluzioni per imparare l’alfabeto”.

Lucrezia può anche contare su un team stellare. Vanessa Ford è entrata in Kukua dopo aver diretto film d’animazione alla Weinstein Company di Londra; Claudia Lloyd è stata quattro volte vincitrice del Bafta (British academy of film and television arts) ed è autrice di successi internazionali come Charlie e Lola, Mr. Bean e il più grande successo di animazione africano, Tinga Tinga Tales; infine Marielle Henault, che ha lavorato in precedenza per Walt Disney e Warner Brothers seguendo i più grandi franchise del mondo come Harry Potter e Hannah Montana, ora dirige il franchise di Sema.

Il team di Kukua. (Courtesy Kukua)

Con queste premesse non sembra nemmeno irraggiungibile il sogno di Lucrezia di fare di Kukua un Unicorno (una startup con una valutazione da più di $ 1 miliardo) a impatto sociale. “La generazione attuale di bambini africani ha il potenziale per far emergere un gruppo di leader straordinari, ingegneri, imprenditori, insegnanti…e qualsiasi altra cosa sognino di diventare”.

Classifiche 9 aprile, 2019 @ 11:26

Come due giovani imprenditrici stanno rivoluzionando la pausa pranzo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Micaela Illy (a destra) e Olivia Burgio sono le co-fondatrici di EatsReady.

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Pensa di mettere insieme Soldo, Satispay e i buoni pasto: ecco quello che facciamo”. L’efficace sintesi è di Micaela Illy, 25 anni, che insieme all’amica e coetanea Olivia Burgio è co-fondatrice di EatsReady, una piattaforma per ordinare pranzi, colazioni e cene tramite smartphone, tablet o pc. Una descrizione che forse non rende giustizia all’impegno che ogni giorno le due ragazze dedicano alla crescita della startup. Un business che, per quanto giovane, sta contribuendo ad innovare il mondo del food, in particolare il redditizio mercato dei buoni pasto: basti pensare che vale circa 3 miliardi di euro nel nostro Paese, con quasi 2,5 milioni di lavoratori che usufruiscono dei ticket e circa 150mila esercizi convenzionati che li accettano.

Il servizio, fondato nel 2017, permette agli utenti di scoprire i migliori ristoranti della città, consultare i loro menu, pre-ordinare e pagare, ricevere offerte premium e ritirare usando le esclusive corsie preferenziali in-store. “Il nostro obiettivo”, spiega Micaela, “è quello di far risparmiare tempo ai lavoratori durante la pausa pranzo e allo stesso tempo aiutare i ristoratori che si affidano al nostro servizio a semplificare la gestione dell’attività”. Le fa eco Olivia: “Il nostro canale principale restano le aziende. Proprio per questo negli ultimi mesi abbiamo dato un indirizzo più b2b alla startup”.

La scelta di lanciarsi nel mercato corporate – e adottare quindi una strategia b2b2c, business to business to consumer, arriva dopo il fallimento a settembre di Qui! Group. Un segnale che ha aperto le porte a un ripensamento del modello di servizio dell’intero mercato del ticket restaurant. EatsReady ha fatto il primo passo, a luglio del 2018, interpellando l’Agenzia delle Entrate, che si è pronunciata a favore della possibilità di utilizzare l’app come strumento per fornire servizi di mensa aziendale. Godendo dello stesso trattamento fiscale dei buoni pasto – essenziale per garantire la deduzione dei costi ai datori di lavoro e l’assenza di tassazione per i lavoratori – EatsReady ha potuto così offrire alle aziende il suo sistema di pagamento digitale per i pasti, con le stesse modalità applicate fin qui agli utenti privati.

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Ad oggi la startup ha raccolto circa 1,2 milioni di euro di finanziamenti, ma un altro round è alle porte. Con i capitali raccolti, spiegano Micaela e Olivia, verrà migliorata la piattaforma per utenti e ristoratori, e perfezionato il programma di loyalty (fedeltà) per gli utenti. Inoltre, verrà portato avanti il progetto di espansione territoriale, che prevede il consolidamento della presenza nelle città italiane, con l’ambizione, chissà, di oltrepassare un giorno i confini nazionali. “Lavoriamo anche con co-working come Copernico”, spiegano le due giovani. “Abbiamo accordi con 350 ristoranti tra Roma e Milano e a breve apriremo anche a Torino. Stiamo sondando un possibile ingresso sul mercato spagnolo, ma non prima del 2020”.

“In futuro”, osserva Micaela, “voglio provare ancora con le startup, magari avvicinandomi al mondo dell’agricoltura e della sostenibilità ambientale, due tematiche a me care. E poi, fra un bel po’ di anni, mi piacerebbe rientrare nell’azienda di famiglia”. Il futuro prossimo di Micaela e Olivia sarà centrato però su EatsReady: “Rimaniamo focalizzate al 100% sulla startup. Siamo convinte di poterla far crescere in modo importante nei prossimi mesi”, assicura Olivia.

Due donne molto determinate, in un Paese, spiegano, caratterizzato ancora da una netta prevalenza maschile, anche nel mondo dei giovani imprenditori. “In molti contesti ci siamo trovate a essere le uniche donne e le più giovani. Noi ci abbiamo creduto. Era quello che volevamo fare e quando c’è la passione e il divertimento, gli ostacoli si possono superare”, dice Micaela. “Abbiamo conosciuto molte persone fantastiche nel mondo startup: ambiziose, determinate a portare avanti la propria idea di business, restando in Italia”, aggiunge Olivia. Ai più giovani, le due imprenditrici consigliano di non lasciarsi scoraggiare dal timore di andare incontro a un insuccesso: “In Italia fallire è ancora considerato un disonore”, sottolineano entrambe. “Negli Stati Uniti, non è così. Bisogna istillare anche da noi l’importanza del fallimento: sbagliando s’impara”.

Classifiche 4 aprile, 2019 @ 11:00

Il giovane ingegnere italiano che vuole conquistare lo spazio

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Tiziano Bernard è uno degli Under 30 2019 selezionati da Forbes Italia nella categoria “Science”.

Articolo apparso sul numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Da sempre l’universo affascina e fa sognare. E nel novero dei sognatori c’è sicuramente uno come Tiziano Bernard, ingegnere aerospaziale classe 1992, la testa tra le nuvole, fin da piccolo: “Ho viaggiato molto in giro per il mondo e il fatto stesso di volare era quasi più importante della destinazione”. È nata semplicemente così una passione prima per l’aeronautica e poi per lo spazio. “Tra le figure che più mi hanno ispirato c’è Galileo Galilei. Un pensatore che, guardando di notte la volta celeste e vedendola ruotare sopra la propria testa, ha avuto la geniale intuizione: forse non era il cielo ma la terra a ruotare!”.

Quando può Tiziano torna lassù. Ora però lo fa in qualità di pilota acrobatico. Impegno e dedizione hanno caratterizzato il suo percorso di studi. Dopo un diploma all’International school di Trieste, si è trasferito in Florida per studiare al Florida institute of technology, fondato per dare supporto al Kennedy Space Center, la struttura per il lancio di veicoli spaziali della Nasa. È stato team leader del progetto Florida tech Mars rover, dove ha disegnato e costruito un rover (veicolo di esplorazione), premiato dalla Northrop Grumman come migliore progetto di ingegneria dell’istituto e pensato per fare da supporto operativo a una futura eventuale colonia su Marte. Non solo. “Sono stato il primo a conseguire un nuovo master in flight test engineering dall’università (in Florida ndr), nel 2016. Ho studiato con Ralph Kimberlin, una colonna portante nel mondo delle prove di volo, autore tra l’altro del libro Flight testing of tixed wing aircraft”.

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Infine, il dottorato: “Durante gli studi del master ho assistito lo Human-centered design institute del Florida Institute of Technology per un progetto su un simulatore Boeing 737-800. Il rettore, sorpreso dal mio modo di lavorare e dalla mia preparazione in aeronautica applicata, mi ha offerto un dottorato di ricerca. Durante il PhD ho analizzato il comportamento dei piloti per identificare la componente umana della perdita di controllo. Abbiamo lavorato in realtà virtuale e attualmente l’università ha depositato un brevetto temporaneo per proteggere la mia invenzione: metodo e configurazione di analisi in ingegneria cognitiva”.

Tiziano Bernard lavora alla Garmin International, società statunitense specializzata in tecnologie di aviazione con sede a Kansas City, negli Stati Uniti.

Tiziano si è distinto anche in ambito astronautico, con la progettazione e realizzazione di un prototipo di tuta spaziale adatta a risolvere problemi di orientamento e navigazione in orbita. “L’ambiente aerospaziale è un mondo dove l’uomo non può vivere. Studiare la perdita di controllo in ambito aerospaziale significa analizzare molto attentamente l’interazione tra uomo e sistema-macchina”.

Oggi Tiziano lavora presso la Garmin International, società statunitense specializzata in tecnologie di aviazione con sede a Kansas City, negli Stati Uniti. “Progettiamo le cabine di pilotaggio per gli aerei. Lavoriamo in particolare a progetti molto avanzati, direi futuristici”. Ma non ha abbandonato la ricerca: “Sono nel consiglio scientifico dell’Applied human factors and ergonomic conference (Ahfe) per lo spazio, dove ho dato vita a una nuova sessione per gli studi sui fattori umani nel turismo spaziale. Ho anche intenzione di organizzare un evento, possibilmente con il supporto di qualche università, dedicato ai giovani più brillanti. Vorrei offrire loro un’occasione per scambiarsi idee sul futuro del mondo, non solo aerospaziale. Ma anche su altri argomenti, come la politica ambientale”.

Intanto Bernard guarda alle nuove sfide dell’umanità nei cieli. “Credo che la prossima grande scoperta sia la propulsione supersonica silenziosa. Il trasporto aereo è in crescita e siamo sempre più dipendenti dal fattore tempo. Vogliamo volare più velocemente. E poi, penso alla colonizzazione di Marte: sarà senza dubbio l’evento del secolo, come fu l’atterraggio sulla Luna in quello scorso”.

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Un cervello in orbita, insomma. “Non mi considero un cervello in fuga. Sono sempre in contatto con l’Italia, anche con realtà aerospaziali molto attive, e spesso prendo in considerazione l’ipotesi di rientrare in patria. Bisogna ricordarsi che le opportunità non esistono solo all’estero. Certo, a volte dobbiamo essere creativi nel creare nuove occasioni. Se tornassi, lo farei con l’intenzione di dare il mio contributo per aiutare, come posso, il mio paese. Siamo noi gli artefici del nostro futuro”.