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Business 20 Febbraio, 2020 @ 8:30

Le due Pmi italiane in possesso di tecnologie che combattono il coronavirus

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Coronavirus: combattere covid-19
Il C130 dell’Aeronautica Militare utilizzato per il rientro dello studente italiano Niccolò da Wuhan (Courtesy Omp Engineering)

Vi ricorderete di Niccolò, il diciassettenne di Grado rientrato in Italia pochi giorni fa dopo una permanenza prolungata a Wuhan a causa di alcune linee di febbre. Il trasporto in sicurezza di Niccolò è stato possibile grazie a una tecnologia made in Vicenza.
Da Padova arriva invece un’innovazione in grado di eliminare i virus e i batteri con una tecnologia nata per l’industria aerospaziale.
Sono solo due esempi di aziende rigorosamente italiane, entrambe venete per la precisione, che stanno emergendo come casi di eccellenza a livello mondiale in concomitanza con la preoccupante diffusione del virus Covid-19.

La prima di queste aziende è la Omp Engineering di Dueville, nel vicentino. Una classica impresa familiare, di quelle arrivate alla terza generazione, capace di riconvertirsi dal settore dell’oreficeria a fine anni ’90 e che oggi fattura al 95% con l’estero, in particolare rifornendo gli eserciti del Nord Europa. Omp Engineerign è la fornitrice ufficiale del sistema A.T.Isol per il trasporto delle persone affette da patologie altamente infettive. In termini più semplici, produce la speciale barella isolante con cui Niccolò ha potuto fare rientro in Italia a bordo di un velivolo dell’esercito e già utilizzata nel 2014 per il rientro dalla Sierra Leone di un medico affetto da Ebola.

La famiglia Rodighiero, titolare della Omp Engineering (Courtesy Omp Engineering)

“La storia del sistema A.T.Isol è uno straordinario caso di collaborazione tra industria, eccellenze del territorio (i fornitori si concentrano in un raggio di 50 km) e forze armate, nel caso specifico l’aeronautica militare”, spiega Cristina Rodighiero, nipote del fondatore e oggi operations manager della società. “Nel 2012 siamo stati incaricati dall’Aeronautica Militare di ingegnerizzare il restyling tecnico di un prodotto già esistente ma ormai vetusto. Si tratta di un sistema per il trasporto aereo in biocontenimento che permette di rimpatriare persone affette da agenti patogeni dovunque essi si trovino nel mondo”. Qualcosa che solo la tecnologia di Omp può fare. “In Italia siamo unici. Esiste un’azienda israeliana che fa una cosa simile, ma utilizzabile solo per voli di breve raggio”.

Così Omp ha visto crescere l’interesse per i suoi prodotti da parte degli addetti ai lavori. “Dagli ospedali ci sono arrivate molte richieste di informazioni dal momento in cui il coronavirus ha iniziato a diffondersi. Tuttavia per noi si tratta di una nicchia. Il fatturato lo facciamo con altro”, chiarisce Rodighiero. Omp è infatti prima di tutto un fornitore militare per sistemi di Life Support (tra cui anche potabilizzatori) alle forze armate dell’area Nato e per le missioni Onu in moltissimi teatri operativi tra cui Iraq e Afghanistan.

Nei giorni scorsi invece è giunta la notizia che un’altra azienda veneta, Idrobase, ha potuto riaprire la sua unità produttiva in Cina, a Ningbo, dopo alcuni giorni di chiusura precauzionale. Lo stabilimento, aperto nel 2014 e che oggi conta 30 dipendenti cinesi, ha riaperto grazie ad una innovazione (validata dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie) che, applicando la tecnologia utilizzata nelle stazioni aerospaziali della Nasa, ha creato un’unità di sanificazione di superfici, capace di eliminare virus presenti nell’ambiente.

Il merito di questa applicazione scientifica è dell’azienda padovana Pureairion (del medesimo gruppo Idrobase), che dichiara di essere riuscita a sviluppare un generatore di elettroni per la sanificazione delle superfici e degli ambienti, capace di eliminare il 95% dei batteri, muffe e virus, denominato SHU (acronimo di Sanitari Habitat Unit).

Il generatore di elettroni SHU (Courtesy Idrobase)

A differenza di altri sistemi dello stesso tipo, non si basa su filtri o sull’attraversamento dell’aria attraverso purificatori, ma assorbe e converte la parte dell’energia luminosa in elettroni. La fotocatalisi – questo il nome del processo applicato – è il fenomeno naturale, per cui una sostanza, detta fotocatalizzatore, modifica, attraverso l’azione della luce (naturale o artificiale), la velocità di una reazione chimica, imitando la fotosintesi clorofilliana: il suo processo chimico, infatti, è un’ossidazione, che induce la decomposizione delle sostanze organiche e inorganiche, preservando solo l’ossigeno e le molecole d’idrogeno.

Gli ossidanti prodotti dal sistema AHMPP – spiegano da Idrobase – sono mortali anche per il coronavirus, ma non danneggiano nè le persone, nè gli animali domestici.

Idrobase è nata nel 1986 a Borgoricco, in provincia di Padova, per opera di Bruno Ferrarese e Bruno Gazzignato. Produce idropulitori, impianti di sanificazione e raffrescamento. E come nel caso di Omp ha un fatturato composto in prevalenza da vendite su mercati esteri. In Cina, dove già opera, Idrobase è ora in possesso di una tecnologia capace di rispondere a una domanda di prodotti di questo tipo che con l’emergenza coronavirus è diventata sempre più alta.

“Come italiani siamo orgogliosi di poter annunciare di essere i primi ad avere affinato un know-how, che può rivelarsi determinante nel contenere il diffondersi del pericoloso virus, permettendo un normale ritorno alle quotidiane attività: da quelle lavorative alle domestiche, a quelle scolastiche”, dice Bruno Ferrarese, presidente di Idrobase Group. “Il nostro è un tassello di concreta speranza nella lotta mondiale al diffondersi dell’epidemia, permettendo un facile accesso alle necessità di igiene pubblica e diffusa, evidenziate dalla globalizzazione anche delle malattie.”

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