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Business 12 Marzo, 2020 @ 10:37

Medicinali a domicilio, l’idea di due under 30 siciliani diventata startup

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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Giulio Lo Nardo (a sinistra) e Giuseppe Mineo sono i co-fondatori di Pharmap.

Sarà capitato a tutti l’imprevisto di avere bisogno di un farmaco, senza avere la possibilità di recarsi in farmacia a comprarlo. Per fronteggiare questo inconveniente – sempre più comune soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di coronavirus – due siciliani under 30 selezionati da Forbes Italia tra i 100 leader del 2020, Giulio Lo Nardo e Giuseppe Mineo, hanno fondato Pharmap, una startup che ha introdotto la consegna a domicilio nel settore farmaceutico. La piattaforma recapita infatti qualsiasi prodotto dalla farmacia, inclusi medicinali che necessitano di una ricetta, in più di 120 città italiane con una media di oltre 3mila consegne al giorno, in aumento di cinque volte rispetto all’anno precedente, forte di un network che conta circa 1.500 farmacie. Il fatturato nel 2019 ha superato il milione e mezzo, +88% dall’anno precedente.

L’idea di Pharmap è nata qualche anno fa da un’esigenza ben precisa. “Mi trovavo all’estero per gli studi e avevo bisogno di un farmaco perchè stavo male e nessuno poteva aiutarmi” ricorda Giuseppe. “Ho cercato su internet e c’erano soltanto servizi di food delivery”. Da lì la scintilla: un servizio di home delivery verticale sul pharma. Per più di due anni i ragazzi, che erano anche compagni universitari, hanno lavorato intorno al progetto per smarcare i vari temi normativi, privacy e di mercato. In quel periodo Giuseppe lavorava come consulente in Accenture a Milano e Giulio in FinecoBank a Reggio Emilia, “quindi le nostre giornate erano infinite, tra il lavoro in azienda di giorno e gli studi sulla nostra startup di notte”. Alla fine, nel 2017, vide la luce Pharmap, un servizio sempre più apprezzato non solo dai consumatori finali, che sono cresciuti di oltre il 200% nel corso del 2019, ma anche dai farmacisti che utilizzano la soluzione per aumentare e per fidelizzare la clientela, rafforzando il proprio business. “Basti pensare”, dice Giulio, “che lo scontrino medio dell’utente a domicilio è di 45 euro, circa il 44% in più rispetto a chi si reca in farmacia”.

Il 2020 li ha messi però subito di fronte a una grande prova di maturità. In un momento così delicato come quello attuale e a seguito delle ultime raccomandazioni promosse dal Ministero della Salute, è un dato di fatto che le persone sentano ancora di più l’esigenza di servizi che consentano di ricevere a casa i prodotti di cui hanno bisogno, specie se si tratta di beni di prima necessità, come cibo e farmaci. “In queste ultime settimane”, conferma Giuseppe, “il cambiamento più importante che abbiamo registrato è stato certamente l’impennata drastica e imprevedibile di richieste di consegna a domicilio proveniente da tutti i nostri canali, app, web e ordini generati direttamente in farmacia. Le richieste nelle ultime tre settimane sono aumentate di più di 10 volte rispetto al periodo precedente, soprattutto in citta come Milano, Torino, Bologna e Reggio Emilia”.

I prodotti più richiesti? Manco a dirlo gel igienizzanti per mani, mascherine, ma anche antipiretici, termometri, anticoagulanti e benzodiazepine. Inoltre fino al 3 aprile, ci tengono a sottolineare i due amici, “offriremo la consegna gratuita a tutti i clienti che richiedono il nostro servizio da app o da web, inserendo il codice promo Foryou”.

E nuovi piani, come l’internazionalizzazione, crisi sanitaria permettendo, sono già in pipeline: “A settembre partiremo sul mercato francese, a Parigi, per poi pianificare altre capitali europee. Abbiamo da poco migrato su una nuova tecnologia che ci consente di avere ancora più controllo sulla sicurezza dei dati, grazie all’integrazione con sistemi all’avanguardia di blockchain”. Insomma, tante novità in cantiere. E i finanziamenti? “Abbiamo valutato insieme alla nostra advisor company, Kpmg, alcuni corteggiamenti da parte di investitori finanziari e industriali, ma al momento, grazie ad un modello di business che si autofinanzia, abbiamo preferito rimanere indipendenti”.

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