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Business 23 Marzo, 2020 @ 10:34

L’economia di guerra costerà all’Italia 100 miliardi al mese. L’allarme di Boccia: ora la fase 2

di Forbes.it

Staff

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Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (Imagoeconomica)

La chiusura delle attività produttive decisa ieri dal Governo in risposta alla crisi del coronavirus costerà al Paese 100 miliardi al mese. E’ la previsione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato durante la trasmissione Circo Massimo su Radio Capital.

Il presidente della Confederazione ha spiegato così la sua stima: “Siamo entrati in un’economia di guerra. Il 70% del settore produttivo chiuderà. Dobbiamo garantire che i prodotti arrivino in supermercati e farmacie ma da oggi dobbiamo considerare anche come far riaprire e riassorbire i lavoratori. Se il Pil è di 1.800 miliardi all’anno vuole dire che produciamo 150 miliardi al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni trenta giorni. L’economia non deve prevalere sulla salute ma dobbiamo evitare che tantissime aziende per crisi di liquidità non riaprano”.

Ecco allora una serie di proposte perché le aziende che arrivano a fatturato zero possano sopravvivere: “Dalla preoccupazione dobbiamo arrivare alle soluzioni. Abbiamo proposto di allargare il fondo di garanzia per dare liquidità di breve alle imprese, ne usciremo con più debito ma dovrà essere pagato a 30 anni come se fosse un debito di guerra, perché così è”.

Per questo secondo Boccia è già ora il momento di guardare oltre: “I decreti anticrisi del governo, il primo di 25 miliardi, servivano a dare una mano per la cassa integrazione che ora però diventerà massiva con le aziende che chiudono – avverte Boccia – ora serviranno numeri molto più rilevanti. L’Ue ne ha preso atto con la sospensione del patto di stabilità. Ora si deve pensare a superare la fase 1, quella dell’emergenza sanitaria, ma dobbiamo già pensare alla fase 2. Dobbiamo lavorare sul garantire la liquidità di breve perché ci sono costi fissi, come gli affitti, che restano anche se le aziende sono chiuse. Il secondo aspetto immediato è costruire sin da ora una grande operazione di opere pubbliche in modo che la domanda pubblica compensi il calo di domanda privata che ora è a zero”.

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