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Lifestyle 25 Maggio, 2020 @ 10:55

Gucci dice addio alle sfilate, l’ultimo atto di una moda che ripensa le sue regole

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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sfilata modelli
Un momento della sfilata Gucci Cruise 2020

Se c’è un settore che durante la crisi innescata dal coronavirus ha saputo far sentire la sua voce è proprio la moda. Forse è stato solo un pretesto, ma fatto sta che questi ultimi mesi hanno messo in luce alcune delle crepe che il sistema trascurava ormai da anni come il timing troppo serrato delle collezioni. L’ultima maison a fare la differenza è Gucci, che attraverso un post condiviso su Instagram ha annunciato di non voler più sfilare, abbandonando così sia il calendario ufficiale sia lo stesso concetto di stagionalità: “Nel mio domani abbandonerò il rito stanco della stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo”, scrive il direttore creativo Alessandro Michele, che già nei giorni scorsi aveva iniziato a pubblicare sul profilo della griffe una sequenza di scritti dal titolo “Appunti nel silenzio” dove condividere idee, riflessioni e dubbi sull’attuale sistema moda. Il marchio di Kering seguirà quindi i suoi tempi, due sole presentazioni l’anno, che come si intuisce dal post saranno fuori dagli schemi, “impertinenti e profondamente liberi”. Di mira anche le stagioni della moda cruise, pre-fall, spring-summer e fall-winter, definite dallo stilista come sigle che hanno colonizzato il nostro mondo, privandole di ogni significato concreto. E il post ha ricevuto anche il plauso di Marc Jacobs.

@gucci Instagram

Serve dunque un ritorno alla dimensione più autentica della moda, come ricordato anche da un altro creativo italiano: Giorgio Armani. A lanciare l’allarme in Italia era stato qualche settimana fa proprio lo stilista, che con la sua lettera aperta al sito WWD aveva denunciato da un lato il problema della sovrapproduzione di capi e dall’altro aveva invitato a un rallentamento della macchina della moda in modo da rivalutare e valorizzare la filiera. A distanza di pochi giorni, poi, Armani aveva annunciato di non voler sfilare a luglio nella cornice della digital week promossa dalla Camera nazionale della moda, ma di voler presentare le sue collezioni a settembre e di voler spostare la sua Armani Privé da Parigi a Milano. Quelle di Armani e Gucci non sono state però voci isolate. Prima di Alessandro Michele infatti anche Anthony Vaccarello, stilista di Saint Laurent, aveva deciso di dire addio al calendario parigino. “In queste circostanze ci è chiaro che la creatività non può essere forzata da una tempistica arbitraria ma dovrebbe essere libera di esprimersi nella forma, luogo e tempo che Anthony ritiene appropriati. Come abbiamo avuto modo di constatare dalle modalità in cui questa crisi è stata gestita in luoghi diversi del mondo, l’approccio ‘wait-and-see’ è stato meno vincente delle decisioni forti e chiare, dei regolamenti presi e comunicati dal principio”, aveva detto a WWD Francesca Bellettini, ceo dell’azienda e presidente della Chambre Syndicale de la Mode Féminine. Scelta simile anche quella di Zegna, che svelerà la collezione primavera-estate 2021 a luglio con un format virtuale.

Nel frattempo, altri nomi chiave dell’industria come Erdem, Dries Van Noten, Joseph Altuzarra e Proenza Schouler hanno firmato una lettera aperta in cui chiedono al sistema radicali cambiamenti tra cui lo spostamento della stagione autunno-inverno tra i mesi di agosto e gennaio e quella primavera-estate tra febbraio e luglio per mantenere un flusso più equilibrato delle consegne attenuando la frenesia imposta dalle esigenze di mercato, il ripensamento delle sfilate di moda e l’invito a utilizzare di più gli showroom digitali per indurre gli addetti ai lavori a limitare gli sprechi di tessuti.

Una moda più vicina ai consumatori, insomma, all’ambiente e alle nuove esigenze che lo scenario post Covid sta già iniziando a delineare, come confermano anche altre due autorità del settore, il Council of Fashion Designers of America e il British Fashion Council, che in un recente comunicato hanno offerto una serie di consigli per favorire la ripresa della moda dopo il lockdown e raccomandazioni su come genersre un sistema sostenibile per domani.

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