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Business 25 Maggio, 2020 @ 9:04

Zoom da sola vale più delle 7 principali compagnie aeree messe insieme

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
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Eric Yuan, il fondatore di Zoom (Kena Betancur/Getty Images)

Nel mezzo della pandemia di coronavirus, centinaia di milioni di persone hanno dovuto imparare a socializzare e lavorare da casa, riducendo gli spostamenti e i contatti fisici il più possibili.

Prima ancora che questi trend diventino la “nuova normalità”, alcune categorie d’impresa se la stanno passando piuttosto male. Molti dei ristoranti che in questi duri mesi di pandemia sono stati costretti a chiudere, e che solo da pochi giorni hanno potuto iniziare a lavorare solo con la consegna a domicilio oppure riducendo drasticamente il numero di coperti, potrebbero non riaprire mai più. Per tornare a un livello di fiducia pre-crisi dei passeggeri nei viaggi in aereo, invece, secondo alcuni alti dirigenti del settore aeromobili ci potrebbero volere dai tre ai cinque anni.

Nel settore del cibo, come in altri, a spuntarla sembra che saranno i pesci grandi alle spalle di quelli piccoli. Se per la British Beer and Pub Association, la regola dei quattro metri quadri per ogni tavolo condannerà a morte circa 19 mila pub britannici su 47 mila, il colosso del trasporto privato Uber sta reagendo alla crisi dei taxi puntando tutto sul trasporto delle cene e dei pranzi a domicilio, provando a fondere la sua divisione di Uber Eats con il rivale GrabHub.

Le compagnie aeree stanno invece correndo ai ripari supplicando i governi per iniezioni di denaro: negli Stati Uniti sono diventate tra i principali beneficiari del maxi-piano di aiuti economici del Congresso; in Germania il governo ha semi-nazionalizzato parti di Lufthansa; in Italia si è sganciato l’ennesimo mega-assegno alla già da tempo moribonda Alitalia. Ma se col virus si dovrà convivere e i passeggeri continueranno ad avere paura del contagio, il settore dovrà ridimensionarsi in modo radicale e gli aiuti di Stato potranno fare poco.

A fronte di queste storie apocalittiche c’è una società di teleconferenza che sembra invece miracolata dalla crisi: Zoom Communications, fondata nove anni fa in California, è l’esempio più lampante di un’entità economica che beneficia della transizione in corso. Si guardi a un dato: al 25 maggio 2020 la sua capitalizzazione di mercato è schizzata a circa 48 miliardi di dollari, nonostante i suoi ricavi alla fine del 2019 ammontino ad “appena” 623 milioni di dollari.

Ma è ancora più significativo il confronto con le compagnie aeree: se dal 31 gennaio al 12 maggio il valore azionario di Zoom è aumentato del 129 per cento, Lufthansa ha perso invece il 48 per cento, Air France il 54 per cento, American Airlines il 66 per cento, United Airlines il 73 per cento.  Se non bastasse questo, si pensi che le sette compagnie aeree più grandi del mondo, che danno lavoro a quasi un milione di persone, valgono adesso in borsa all’incirca 46 miliardi di dollari, ossia due miliardi in meno di Zoom, che ha meno di duemila dipendenti.

Secondo alcuni analisti ciò che distingue Zoom dalla concorrenza è l’interfaccia particolarmente intuitiva e la capacità di supportare fino a 100 partecipanti alle videocall nello stesso tempo. Grazie anche ad una furba attività di pierraggio l’app adesso è diffusissima tra studenti e professori in tutto il mondo. A margine di tutto c’è l’incredibile fortuna di una società che si è trovata un mondo intero costretto in casa, e a digitalizzare forzosamente le sue relazioni interpersonali, con un numero di utenti registrati passato dai 10 milioni del dicembre dell’anno scorso agli oltre 300 milioni dell’aprile 2020.

Zoom avrà anche un prodotto molto utile, a volte problematico (con diversi bug che rendono incerta la riservatezza degli incontri) e persino sfizioso (ci sono stati matrimoni su Zoom e innumerevoli concerti). Ma i suoi  valori finanziari, con un titolo che al Nasdaq-100 vale quasi duemila volte gli utili, sono davvero difficili da giustificare: per capirci, il rapporto capitalizzazione/utili per Facebook è di 23 a uno e per Google è di 21 a uno. Si tratta dunque di un eccesso di indicizzazione che fa scaturire domande sul modo in cui la crisi pandemica influenzerà il rapporto tra economia reale, grandi tecnologie e speculazione. In che modo l’industria del trasporto aereo degli Stati Uniti emergerà da una crisi finanziaria, mentre l’hi-tech acquisisce un peso fuori misura nel mercato azionario?

Forse molto dipenderà, oltre che dal modo in cui verranno pensati i sussidi governativi o le nazionalizzazioni di fatto, dalla regolamentazione dei settori tradizionali. Secondo il sito Axios, se i ristoranti e i bar sono costretti a rispettare le regole sul distanziamento (tagliando la propria capacità massima della metà o più) le compagnie aeree sembrano poter godere di una maggiore autonomia. Approfittando infatti del vuoto normativo, le imprese del trasporto aereo continuano a spingere nei velivoli i passeggeri senza troppi scrupoli.

La maggior parte delle compagnie aeree ha ridotto il numero di voli dell’80 per cento tra i mesi di marzo e maggio rispetto all’anno scorso. Poi, superata la fase più critica del lockdown mondiale, man mano che gli utenti sono aumentati,  le compagnie hanno semplicemente caricato i nuovi passeggeri sui pochi voli di linea rimanenti. Anziché rimettere al lavoro i piloti in cassa integrazione e aumentare il numero di voli per soddisfare la domanda, hanno scelto di non farlo e di attendere la risoluzione di complicate trattative sindacali e i pacchetti salvavita dei governi.

Così nel frattempo Delta ha istituito una regola: limitare i posti a sedere al 50 per cento della capacità massima, anche se non mette un limite alle prenotazioni e si riserva il diritto di usare i posti in mezzo quando necessario. United ha garantito che se i suoi passeggeri si dovessero trovare in un volo quasi completo, riceveranno del credito di viaggio o l’opzione per prenotare un’altra data. American Airlines ha promesso di riempire un posto sì e l’altro no, ma da giorni arrivano su Twitter le denunce dei passeggeri su voli che sarebbero troppo affollati o con solo poche persone che indossano la mascherina.

Facendo riferimento a queste testimonianze inviperite, un senatore del Partito democratico statunitense ha inviato una lettera al segretario dei Trasporti affinché pubblichi delle linee guida sul distanziamento nell’aviazione commerciale, in cui al momento ognuno fa un po’ come gli pare.

Cosa riserva il futuro? Tutto dipende dalla durata della crisi e dalla confluenza di fattori politici, legali ed economici. Il recente successo di Zoom è un prodotto delle sue circostanze, ma è ancora presto per capire se possa durare e trasformarsi in un gigante semi-monopolistico come Amazon. Nel frattempo, dal momento che molte parti del mondo si iniziano a prendere misure per riavviare l’attività economica, le compagnie aeree potrebbero vedere un cauto ritorno sui cieli, sebbene la ripresa avrà sicuramente una forma più simile al simbolo della Nike che a una V.

È possibile che la struttura del mercato dei cieli rimanga invariata, con una struttura proprietaria delle compagnie aeree che rimane relativamente stabile grazie ai bail-out della Fed e di altre banche centrali. In questo scenario, la sostenibilità del settore potrebbe essere incrementata gradualmente attraverso investimenti in modelli di aerei più moderni e controlli più efficienti e meno invasivi, in modo da far tornare a essere gradevole l’esperienza del viaggio.

Oppure, il lavoro a distanza potrebbe consolidarsi a livelli inimmaginabili fino a pochi mesi fa, e una maggiore consapevolezza ambientale, unita a un’accresciuta difficoltà di lavorare o studiare all’estero potrebbero di concerto trasformarsi in un vantaggio per Zoom e in un calo degli investimenti nel settore aereo. È anche possibile che una grave e prolungata carenza di capitali e una ritrovata consapevolezza sul climate change possano portare a ulteriori cambiamenti sul modo in cui si vola. Ma, come scrivono alcuni esperti consultati dal sito The conversation, è probabile che le preoccupazioni dei governi per i posti di lavoro prevarranno sulle preoccupazioni ambientali. Ci vorrà del tempo per farlo rinascere e il bagno di sangue sarà pesante, ma il settore del trasporto aereo è troppo importante per poter essere sopraffatto dall’economia delle chiacchiere a distanza.

 

 

 

 

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