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Lifestyle 25 Giugno, 2020 @ 2:15

Perché le mappe cartacee sono tornate di moda nonostante Google e il Gps

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
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(Shutterstock)

Con l’invadenza di Google mentre camminiamo e del Gps quando viaggiamo, chi ha ancora bisogno delle mappe cartacee? Le scuole dell’obbligo, forse, e qualche professore di storia in classe.

Sorprendentemente, la risposta a questa domanda è meno scontata di quanto si possa credere. Negli Stati Uniti la vendita delle mappe tradizionali, quelle insomma che si possono aprire, toccare, sgualcire è in crescita portentosa: una media del 10% negli ultimi cinque anni, secondo Npd BookScan, che si traduce in quasi 700 mila mappe da viaggio e atlanti venduti nel 2019.

La resistenza della carta ai tempi del digitale è un fenomeno che sta facendo la fortuna di alcune aziende ostinate. Tony Rodono è il proprietario di The Map Shop, un negozio rivenditore di mappe aperto trent’anni fa a Charlotte, in Carolina del Nord. Diversi clienti gli chiedono come faccia a restare aperto. Eppure, non solo The Map Shop oggi è ancora in salute ma sta traslocando verso una sede più grande, in modo da produrre più comodamente mappe a tre dimensioni con i rilievi topografici, un genere che sta andando di moda.

Intervistati da Usa Today, diversi clienti abituali di The Map Shop si dichiarano scettici del Gps, e ritengono che le mappe stampate abbiano una facilità d’uso incomparabile rispetto alle app per la navigazione che usiamo tutti. Per non parlare dell’importanza del rapporto umano: l’American Automobile Association ha innumerevoli uffici di informazioni turistiche sparsi sul territorio, che hanno il compito di indicare quali sono i percorsi migliori per raggiungere una destinazione prima ignota, gli alberghi più convenienti, o i punti di inizio dei sentieri escursionistici adattandosi alle esigenze del viaggiatore. Se non si possiede un 4×4, inoltre, una persona in carne ed ossa può consigliare quando è il caso di lasciar perdere un particolare tipo di sentiero, cosa che una mappa digitale non sempre riesce a fare. Certo, questo avviene principalmente in Paesi con ampie fette di natura ancora incontaminata, ma la tendenza è generale.

Piuttosto che sparire dai radar, le mappe cartacee, centrate e personalizzate secondo i nostri gusti, stanno vivendo una sorta di seconda giovinezza. Anche in Inghilterra. Secondo Ordnance Survey nel 2018 la vendita di mappe cartacee qui è aumentata del 7% rispetto all’anno precedente. Il Guardian ha raccontato ​la storia di Stanfords, uno storico negozio di mappe di Londra che si sta rilanciando tra passato glorioso e presente tecnologico. Secondo uno dei gestori del negozio, Internet non rappresenta affatto la morte delle vecchie mappe, ma c’è spazio per entrambi gli strumenti.

Gli avventori di Stanfords hanno richieste diverse e sempre più particolari: alcuni cercano antichi sentieri e strade dimenticate dai servizi di mappe online, altri  vogliono partire all’avventura come i vecchi cercatori d’oro sullo Yukon; altri ancora cercano semplicemente oggetti per abbellire le proprie case, come se le mappe fossero quadri. Infine c’è chi si rivolge alla società anche per risolvere controversie sui confini o chi, ad esempio, non riesce a ottenere delle mappe nel Paese in cui vive a causa di censure o forti limitazioni all’accesso alla Rete. A detta di quelli di Stanfords, una cartina geografica cartacea è meno soggetta a manomissioni e falsità.

Google Maps ospita 21 milioni di gigabyte di informazioni e oltre il 75% delle strade mondiali sono coperte dal suo servizio. Con questi numeri, sembrano davvero non esserci spiegazioni razionali dietro il ritorno in auge delle mappe cartacee. Forse, ciò che le sta tenendo a galla non è soltanto la loro utilità, quanto il desiderio di possederle e collezionarle.

Le mappe cartacee restano infatti un souvenir impagabile del viaggio appena compiuto, con tutti i contrassegni lasciati sopra durante la fase di progettazione, che evocano emozioni difficilmente recuperabili da un cellulare. E prima ancora di partire, esse restano l’unica manifestazione tangibile di un sogno che deve ancora materializzarsi. Per non parlare delle mappe che diventano memoria dei luoghi in cui si è vissuto, o una rappresentazione di legami ancestrali. La dipendenza da Google Maps e dalla sua voce computerizzata va bene durante alcune delicate fasi di transito, ma per la pianificazione è bello avere una carta dispiegata sulla propria scrivania, che rende meglio il senso del contesto, delle proporzioni e dell’avventura.

In questo mondo digitale in rapida evoluzione, le mappe cartacee aggiungono un senso di permanenza. Le strade e le cose da fare e da vedere lungo la strada cambiano di continuo, e nessuna mappa di carta può tenere il passo con il ritmo di quel cambiamento. I navigatori satellitari e la cartografia digitale sono imbattibili per guidare qualcuno da un punto A a un punto B. Ma possono essere molto restrittivi quando si tratta di vivere il viaggio come un’esperienza. Le mappe stampate non si limitano a tracciare i luoghi dove sei diretto, ma i luoghi di cui sei circondato, e dove già sei stato. Possono essere complesse, artistiche e persino belle da esporre, quando design e funzionalità si fondono.

In ogni caso, la sopravvivenza delle mappe stradali tradizionali non è il segno che i navigatori satellitari sono in crisi. Molti consumatori intervistati su questo argomento dai giornali specializzati vedono la mappa tradizionale come uno strumento con il quale accompagnare il digitale.

In effetti, sono davvero in pochi quelli che farebbero a meno della tecnologia in caso di smarrimento, nonostante tutte le sue imperfezioni. Per di più, colossi come Google e Apple non siedono certo sugli allori ma aggiornano di continuo le proprie app per la navigazione, aggiungendo sempre più dettagli e servizi aggiuntivi, per non parlare dell’integrazione tra mappe digitali e social media.

C’è però un altro importante vantaggio, per chi si affida alla carta: non avere bisogno delle batterie né di una efficiente disponibilità di segnale. Con smartphone che diventano dei minicomputer sempre più complessi, restare con le batterie scariche in territori isolati può diventare un guaio serio, per non parlare dei territori in cui il Gps non prende.

La potenza dei cellulari e delle connessioni fa sì che riusciamo a immagazzinare sempre più informazioni nel minore tempo possibile, e le nostre mappe digitali funzionano bene anche offline. Grazie a Google, molte persone prive di un indirizzo fisico finiscono con l’averne uno digitale, e a volte è più facile ricevere un panino in una località sperduta di campagna che una lettera da servizio di corrispondenza gestito dallo Stato. Il mercato globale delle mappe digitali, secondo uno studio di Grand View Research, è valutato in circa 5 miliardi di euro, ed è anch’esso in crescita.

Tutto questo ovviamente ha anche un costo molto serio in termini di privacy: l’essere sempre più tracciabili, e il lasciare quantità impressionanti di dati personali nelle mani di multinazionali che hanno dimostrato più d’una volta di non avere policy granché trasparenti. La navigazione in incognito non è un segreto per nessuno, ma il prezzo da pagare è la difficoltà di salvare i percorsi programmati e i luoghi preferiti, ad esempio.

Secondo l’inchiesta di Usa Today le mappe restano l’oggetto del desiderio di numerosi collezionisti, sia per motivazioni meramente estetiche sia per scopi didattici. David Rumsey è il fondatore di una collezione di oltre 150 mila pezzi alla Stanford University in California: inaugurata una trentina di anni fa, contiene mappe che risalgono fino al XVI secolo e sono fonte di vanto per l’istituto nel mondo.

E non va dimenticato che per alcuni mestieri come gli agenti immobiliari, gli ingegneri e chi si occupa di pianificare le comunità le mappe cartacee continuano a essere strumenti del mestiere insostituibili.

Insomma, se il Gps e Google occupano una massiccia fetta del mercato massiccia e consolidata, che non diminuirà. Ma fondo non orientarsi usando solo un dispositivo portatile è una pratica dettata più dal bisogno che dalla bellezza. Il Gps e la carta possono convivere. Magari, anche con una bussola.

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