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Business 6 Luglio, 2020 @ 10:37

Virtuali, fisici o entrambi? Quale sarà il futuro degli eventi

di Massimiliano Carrà

Staff

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eventi, StarChestnut,
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Resilienza, proattività, interdisciplinarietà e coraggio imprenditoriale. Questi in quattro parole sono i fondamenti su cui si basano l’attività e i servizi offerti da StarChestnut, l’agenzia di comunicazione indipendente con sede a Milano. Nata sei anni fa e specializzata nello sviluppo di strategie di engagement, nella creazione di contenuti, di format creativi originali (in cui lo storytelling e la sinergia tra on e off line rappresentano un must), StarChestnut durante questi mesi difficili, non si è fermata, anzi si è reinventata.

Infatti, in un momento in cui era impossibile organizzare eventi fisici, a causa del lockdown e delle norme sanitarie anti-Covid, l’agenzia meneghina – esperta proprio nella produzione e gestione degli eventi – non si è persa d’animo e ha reso l’online un vero e proprio palcoscenico virtuale.

“Anche se dall’oggi al domani abbiamo dovuto cancellare un anno intero di fatturato atteso, visto che sono stati annullati diversi eventi – dichiara Davide Jucker, partner e creative director di StarChestnut – non ci siamo scoraggiati ma ci siamo messi subito al lavoro. Infatti, già dal secondo giorno dall’inizio del lockdown, insieme alla mia partner Mariachiara Rossi, abbiamo iniziato a studiare come declinare le nostre competenze e la nostra expertise maturata in oltre 15 anni di lavoro nel mondo degli eventi, provando diversi format per da una parte garantire la continuità di comunicazione e dall’altra offrire al mercato e alle aziende il meglio degli eventi online”. 

Davide Jucker
Davide Jucker – Creative e Partner Director di StarChestnut (courtesy StarChestnut)

Starchestnut e la risposta al Covid-19

Partendo dal presupposto che StarChestnut nasce con l’obiettivo di riuscire a proporre all’interno della gestione degli eventi dei contenuti di qualità, è opportuno precisare – come evidenzia anche Jucker – che va totalmente differenziata da una tradizionale agenzia di comunicazione attiva nel settore degli eventi.

“Il nostro modello di business – sottolinea il partner e creative director dell’azienda milanese –  è totalmente diverso. Abbiamo un team fatto da professionisti “evoluti” (programmatori, 3D makers, Designer, autori televisivi, etc) che intervengono fin da principio nella progettazione dell’evento stesso. Spesso invece, la fase creativa di un’evento viene demandata a un gruppo ristretto di creativi, i quali chiamano in causa i fornitori e le professionalità adatte in un secondo momento. Questo crea dispersione di knowhow e di costi.  Noi offriamo un pacchetto completo e proposte creative realmente e immediatamente implementabili”.

E l’organizzazione dell’ITForum Online Week, andato in scena dal 15 al 19 giugno sulla piattaforma online omologa e sulle trasmissioni televisive di BFC Video e su bfcvideo.com, ne è stato un esempio.

“Per realizzare questa fiera virtuale, siamo subito partiti da un punto ben preciso: la realizzazione di una piattaforma online che permettesse agli utenti di vivere una vera e propria esperienza, lavorando a quattro mani da subito con i grafici e programmatori da un lato e registi e project manager dall’altro. Siamo partiti – sottolinea Jucker –  dagli obiettivi che determinano il successo di un evento fisico, come l’interazione tra le aziende e il pubblico e lo scambio di idee, e di conseguenza il dibattito, tra tutti gli utenti”.

“Ovviamente – evidenzia il partner e creative director di StarChestnut – è stata una bella sfida riuscita, visto che grazie al lavoro di 8 persone, di 2 regie che lavoravano a tempo pieno, della segreteria organizzativa (che supportava i relatori in ogni momento, dalle prove tecniche alla gestione delle Q&A) e del servizio di helpdesk, l’evento ha raggiunto 10.000 visitatori complessivi e circa 15.000 utenti registrati. In tutto questo la presenza online sulla piattaforma si è attestata a circa un’ora e, inoltre, è stata molto apprezzata dagli utenti, visto che rientravano almeno 2-3 volte durante la settimana dell’evento”. 

La risposta al Covid-19 da parte dell’agenzia milanese è stata, quindi, molto importante, soprattutto se si conta che – come rivela Jucker – “negli ultimi due mesi StarChestnut ha realizzato oltre 70 ore di diretta con oltre 25mila persone al seguito, 3 giri del mondo con Belmond ltd., la catena alberghiera di lusso del gruppo LVMH, oltre a decine di piccoli eventi per diversi brand sia su piattaforme di proprietà che su piattaforme già esistenti come Teams, Zoom, Go to Webinar e Facebook”.

Starchestnut
uffici Starchestnut – courtesy Starchestnut

Il Covid-19 come spartiacque tra gli eventi on e offline

Se da una parte il Covid-19 ha spinto le aziende di tutto il mondo ad andare oltre la tradizionalità, dall’altra ha anche inesorabilmente traghettato a velocità tripla l’evoluzione digitale, sia per l’implementazione immediata di nuove tecnologie, sia dal punto di vista prettamente umano. È indubbio, infatti, che ognuno di noi ha dovuto necessariamente rivedere le proprie abitudini e le proprie conoscenze digitali pur di non rimanere fermo e inerme.

“Il coronavirus – rivela Jucker – oltre ad aver sparigliato il mercato ed aver fatto notare quali sono le aziende pronte o meno al cambiamento tecnologico, dall’altra ha dato vita a un salto tecnologico spaventoso che, forse, avremmo fatto solo tra qualche anno. I miglioramenti e l’ingresso di nuovi sistemi di videoconferenze ne sono un esempio”.

“Noi, da sempre – aggiunge Jucker – per massimizzare l’interazione di convention ed eventi B2C, investiamo in ricerca IT. In questi mesi ci siamo concentrati, e continuiamo a farlo, nello sviluppo di applicativi molto specifici a supporto degli eventi online: sistemi di gestione QA moderati in real time, soluzioni di chat multiple, anlytics e accesso ai dati in realtime, sistemi di polls e multiple choices, live multiplo in real time, stand virtuali”. 

Il futuro degli eventi e l’avanzata dell’ibrido 

Se da una parte il futuro riserva ancora tante sorprese, soprattutto dopo questi mesi caratterizzati dalla pandemia, Davide Jucker in materia di eventi non ha dubbi: “Siamo convinti che assisteremo costantemente a nuovi cambiamenti, almeno per i prossimi 18 mesi, soprattutto nell’ambito corporate, quindi quello dedicato a un pubblico di professionisti. Inoltre, riteniamo che entro alla fine di quest’anno e agli inizi del 2021 ci sarà una notevole richiesta di eventi ibridi (online e offline)”.

Se, quindi, da una parte l’online sta diventando una frontiera molto importante per gli eventi, dall’altra grande importanza l’avrà un aspetto ben preciso: il totale coinvolgimento emotivo ed immersivo. “Sarà fondamentale offrire esperienze sempre più emozionali, andando oltre al live streaming, interagendo con i soggetti coinvolti e implementando tutte le tecnologie presenti sul mercato: dal 3D fino ad arrivare agli ologrammi e al virtuale”.

Implementare determinate tecnologie a un evento però non è un lavoro semplice, anzi. Tant’è che il partner e creative director di StarChestnut è molto chiaro: “Non deve essere la tecnologia a cambiare in base all’evento, ma deve essere l’evento che deve essere pensato con la giusta tecnologia. In alcuni contesti, avere delle grafiche o delle esperienze immersive virtuali (come nell’automotive) può essere fondamentale, ma se pensiamo al fashion o al design è più importante garantire all’utente una grande qualità dell’immagine, aspetto che già curiamo con soluzioni di broadcast di qualità televisiva”.

Il riscontro economico per le aziende

In ultima battuta, Davide Jucker, si è soffermato su uno degli aspetti fondamentali per gli eventi: il costo e l’incidenza per l’azienda. “È ovvio che un evento realizzato online ha dei costi notevolmente inferiori, soprattutto quando si tratta di meeting corporate (dove, tra le altre cose, bisogna occuparsi di transfer e location)”. 

“Inoltre, è necessario aggiungere anche due altri fattori di ottimizzazione a favore delle aziende. Il primo – evidenzia il partner e creative director di StarChestnut – è che una volta realizzata la piattaforma, successivamente non c’è bisogno di crearne un’altra ma si può riadattare (quindi rappresenta un vero e proprio investimento) e il secondo riguarda il fatto che, grazie a un evento online, è più facile fare attività di marketing e di lead acquisition per esempio”. Infine – conclude sorridendo Davide Jucker – “il miglior evento online al mondo costerà comunque sempre meno del miglior evento fisico al mondo”. 

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