La trickle-down economy e l’enciclica di Papa Francesco

Papa Francesco (Shutterstock)
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Papa Francesco
Papa Francesco (Shutterstock)

Papa Francesco, nella sua enciclica Fratelli tutti, le ha cantate all’ingiustizia sociale. Per alcuni è stato durissimo contro il capitalismo, per altri meno. Poi ci sono quelli che hanno letto l’enciclica, e pure tra le sue righe, riportando a galla un termine anglo-americano che stavamo per mettere nel dimenticatoio: trickle-down economy.

Trickle-down, letteralmente lo sgocciolamento dall’alto verso il basso; rozza immagine per significare un modello di sviluppo economico basato su agevolazioni fiscali dei ceti alti che – investendo nel mercato le risorse risparmiate dalle tasse – a cascata ha beneficio su quelli medi e bassi.

Il Papa è preciso nella ricostruzione della parabola dei mercati. Cita la crisi del 2008 come la grande occasione mancata per riformare il modello capitalistico. Perché? Forse perché la vera trickle-down si aveva quando ancora non c’era globalizzazione, cioè quando un bene prodotto in una nazione o in area economica, vi veniva anche commercializzato.

Per un brillante avvocato d’affari italiano, troppo chic per farne il nome,  che ha aperto diverse succursali del suo studio in Asia, quindi da una prospettiva privilegiata, la situazione è chiarissima. Oggi è la classe media occidentale che si porta sulle spalle l’onere della ridistribuzione della ricchezza, però quando compra lo smartphone nuovo ad ogni release, manda i soldi a Cupertino o in Cina.

Insomma la leva fiscale che gli Stati potrebbero offrire ai loro cittadini abbienti non è detto che goccioli in casa, e nemmeno nel cortile, ma rischia (anzi è così) di prendere unicamente la strada degli hedge fund e degli asset immateriali che hanno fatto lievitare, dal disastro Lehman Brothers a oggi, unicamente i ricavi dei campioni della finanza e dell’ICT.

C’è poi chi sostiene che gli Stati, mettendo in campo un welfare degno del nome, potrebbero vicariare la funzione sociale del capitalismo (che dovrebbe essere quella di creare ricchezza per tutti non solo per il detentore del Capitale. Questa l’avete già sentita in tedesco…?) e la pandemia Covid-19 sarebbe stata l’occasione giusta.

In Italia ad esempio, massicci investimenti in sanità avrebbero prodotto “debito buono” (alla Draghi per intenderci) e generato un effetto TD sui “poveri” dando loro una sanità migliore e contemporaneamente ai gruppi privati, cioè i “ricchi” ritenuti strategici, i trasferimenti di denaro pubblico. E’ stato fatto? No.

D’altronde l’economia moderna non permette previsioni che vadano oltre i due anni e le contraddizioni sono così tante che si dovrebbero evitare ridicole categorie. Prima del Papa, Martin Luther King aveva già letto in filigrana il capitalismo USA come un sistema dove i grandi gruppi, molto ben introdotti a Washington, possono sempre contare su un paracadute politico (quindi un socialismo mascherato) mentre la dura legge del libero mercato è riservata ai lavoratori meno qualificati, lasciati alla mercé del salario minimo.

La trickle down economy è probabilmente un fantasma del passato che si aggira – orfano di Marx, di Keynes e dei vari Nobel per l’economia – per il mondo globale, dove però troveremo sempre un Amazon locker, blu o giallo, a farci un grande sorriso.