Vi hanno già parlato del K-pop? Ecco perché dovreste sapere di cosa si tratta

(Photo by Rich Fury/Getty Images for Coachella)
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Le Blackpink
Le Blackpink (Photo by Rich Fury/Getty Images for Coachella)

La chiamano hallyu e in inglese si può tradurre come “korean wave”, un fenomeno socio-culturale che ha permesso alla Corea del Sud di diventare uno degli epicentri della cultura pop a livello mondiale. In realtà, ci sono voluti circa 20 anni per costruirne le fondamenta e permettergli di attecchire nella società con il K-pop, la musica popolare coreana, che negli ultimi 5-10 anni ha subito un profondo restyling di immagine rispetto alle origini, risalenti addirittura all’ultimo ventennio del 1800.

Il fenomeno del K-pop e i risvolti socio-culturali

Il merito di aver consentito il debutto di questo genere musicale sullo scenario internazionale è da attribuire alle Wonder Girls, gruppo musicale sudcoreano, formatosi a Seoul nel 2007 e scioltosi nel 2017, che con il singolo “Nobody” ha fatto il suo ingresso nella classifica Billboard Hot 100 dando il via a quello che sarebbe stato poi negli anni un successo conclamato (finora le incursioni nella celebre chart da parte di gruppi coreani sono state otto).

Il 2018, in particolare, è stato un anno significativo per la crescita dell’industria musicale coreana, aumentata come riporta Forbes in termini di ricavi del 17,9% per un valore complessivo che, stando a quanto riporta Statista, portale web tedesco per la statistica in ambito economico, avrebbe raggiunto un fatturato di circa 6,1 trilioni di won sudcoreani (circa 4,5 miliardi di euro). E complici anche le Olimpiadi invernali del 2018 a Pyeongchang, il K-pop ha cominciato ad assumere una nuova dimensione socio-politica, coadiuvato anche da una sapiente gestione dei media locali e dalla costruzione di un’immagine ad hoc, tutt’altro che conservatrice.

L’industria del K-Pop come oggi la conosciamo, infatti, non è sempre stata così, diciamo, libera e globalizzata e deve la sua evoluzione alla riforma del governo democratico nel 1987, che ha contribuito in particolare a ridimensionare la censura dei media sudcoreani. Nonostante questo alleggerimento da parte del governo, però, a livello sociale i costumi sudcoreani rimangono obsoleti evitando qualsiasi riferimento sessuale o allusione a a droghe e alcol (aspetti che si traducono in testi musicali quantomai banali). Ma gli idoli della scena musicale hanno pur sempre la loro rilevanza in Sud Corea, spesso anche politica: alla vigilia delle elezioni taiwanesi del 2016 si aprì un piccolo caso diplomatico attorno alla figura di Chou Tzuyu, membro della K-Pop band Twice, la quale ospite al programma televisivo My Little Television, aveva sollevato una bandiera di Taiwan, sua nazione di origine, per gridare l’indipendenza dalla Cina. Inutile dire che, dopo la decisione di Huawei di interrompere il contratto di collaborazione con la LG poiché Tzuyu ne era la testimonial (e la cancellazione di tutti i concerti della band in Cina), la stessa Tzuyu ha rilasciato un video di scuse dove proclamava l’adesione al principio dell’unica Cina.

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La band K-pop BTS (Photo by Cindy Ord -Getty Images)

Perché il K-pop è così apprezzato

A settembre, su Twitter i post dedicati al K-pop hanno superato i 6,1 miliardi con l’hashtag #KpopTwitter proveniente da 20 Paesi del mondo per celebrare il decimo anniversario del genere musicale che non solo in Oriente, ha conquistato un pubblico assai vasto a cominciare dal fenomeno dei BTS, boy band che sta infrangendo ogni record legato all’ascolto sulle varie piattaforme in streaming (da capogiro i numeri del loro concerto all’interno di Fortnite Party Reale, videogame battle royale che ha ospitato anche lo show del rapper Travis Scott).

Ma cosa rende un artista K-pop? Sicuramente doti da performer di grande qualità (specie nella danza), un’immagine ben definita e l’impatto dei video musicali. Per Statista, in particolare, le ragioni del successo di questo genere musicale nel 2019 potrebbero essere stati: ritmi accattivanti (19,6%), scelte azzeccate di styling (15,9%), seguiti dalle performance dal vivo, genere musicale nuovo e scelte di fashion e beauty. Prendiamo ad esempio il brano “Gee” delle Girls’ Generation’s (2009): melodia orecchiabile, set coloratissimo, coreografia contagiosa.

Tutto studiato nei minimi dettagli per anni e anni. Si, perché per diventare un idol di K-pop a partire dai 10 ai 12 anni, gli studi musicali avvicinano a questo mondo i bambini, i quali frequentano scuole speciali dove seguire lezioni specializzate di canto e ballo. In altre parole, imparano la vita da pop star. Ne parla anche il documentario ora su Netflix “Blackpink: Light Up the Sky,” che racconta la storia del gruppo femminile Blackpink descrivendo la loro ascesa alla fama.

Le BlackPink sono le nuove star del pop femminile

Dal loro debutto nel 2016, le BlackPink sono diventate in pochissimo tempo le performer più note di K-pop femminile. Ma andiamo con ordine. Coachella 2019, al famoso festival musicale che si svolge annualmente in California insieme a star acclamate a livello internazionale come Ariana Grande e Childish Gambino partecipano anche le Blackpink. Quattro ragazze sotto l’etichetta YG Entertainment: Kim Ji-soo, 25 anni e lead vocalist del gruppo, Kim Jennie, rapper della band di 24 anni, Rosé, 23 anni e terza vocalist e infine Lisa, anche lei 23 anni, con grandi capacità da ballerina, che è appena diventata la nuova global brand ambassador del gigante beauty MAC Cosmetics.

Il loro “The Album”, interamente prodotto in Corea durante la pandemia, ha brillato su Spotify con le sue otto tracce che il 2 ottobre hanno debuttato tra le prime 25 nella Top 50 globale quotidiana della piattaforma. Tra i singoli più amati, oltre a “Kill this Love”, brano che su YouTube ha superato i 130 milioni di visualizzazioni in meno di 72 ore, c’è però “Ddu-du Ddu-du”, il primo brano k-pop ad aver mai raggiunto 500 milioni di visualizzazioni in poche ore su YouTube. Inserite nella 30 Under 30 – Asia – Entertainment & Sports 2019 da Forbes, solo la scorsa settimana sono entrate nella Hot 100 di Billboard ben due volte, nella posizione 59 con “Lovesick Girls” e con “Ice Cream” insieme a Selena Gomez alla posizione 64. Una collaborazione non casuale, che insieme a quella con Dua Lipa nel 2017 con il brano “Kiss and Make Up” e con Lady Gaga per “Sour Candy” mira a far crescere la popolarità della band anche in Occidente.