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Leader 29 Ottobre, 2020 @ 2:30

Chi è Laura Marsi, la top manager italiana di Allianz

di Alessandra Mattanza

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Laura Marsi, top manager Allianz
Laura Marsi

“Per me l’importante è rimanere fedeli a se stessi. La vita è un’opportunità per collezionare esperienze, si deve lavorare, ma lo si può fare anche divertendosi” dice Laura Marsi. Occhi attenti e percettivi, Laura è stata per anni la Global Head of HR & Organizational Change a Allianz Technology e a ottobre 2020 è stata promossa ad Allianz SE in un ruolo strategico dirigenziale ancora più alto. Possiede un forte carisma, che sprigiona una contagiosa energia all’azione. Italiana di Trieste, parla benissimo tedesco, inglese, spagnolo e se la cava molto bene in francese. “Viaggiare mi ha da sempre appassionato moltissimo al fine di esplorare culture diverse” confida. La sua carriera cominciò quando, dopo una laurea in economia e commercio, entrò in Allianz in Italia, con la speranza di lavorare all’estero. “Quando scoprii che ciò non era possibile, mi licenziai, a 27 anni, per entrare nel reparto finanze di Monaco di Baviera” spiega.

Cosa ricorda di quel periodo in Germania?

In principio devo confessare che non fu facile… Ero quasi l’unica persona non tedesca e mi sentivo diversa, come se non appartenessi allo stesso mondo, che aveva delle regole più conservatrici. A me, è sempre piaciuto pensare diversamente, fuori dagli schemi, essere creativa, improvvisare, se necessario. In principio, i tedeschi e il loro linguaggio mi sembravano rudi, molto formali, noncuranti delle interazioni personali, ciò mi pesava molto. D’altra parte, la cultura tedesca mi ha insegnato che una comunicazione aperta, onesta e diretta è il modo migliore per agire rapidamente ed evitare incomprensioni. Comunque, mi ci è voluto un po’ per conquistare la fiducia negli altri colleghi. Nel contempo, l’esperienza dei primi anni a Monaco è stata fondamentale per comprendere a fondo, non più solo attraverso i numeri, quello che i clienti si aspettavano da una compagnia di assicurazione come la nostra e cosa significa “customer centricity”. Il mercato interno di Allianz offre innumerevoli opportunità. Dal financial controlling mi buttai sul tema risorse umane e avvertii che la posizione di Head of Talent Management in Allianz SE si addiceva di più alla mia poliedrica personalità e al mio interesse per gli altri e per il loro sviluppo. Decisi di entrare in Allianz Technology con una “mossa” inaspettata, che alcuni miei colleghi considerarono quasi folle… Eppure, io vedevo lì il futuro… Fin dal principio credetti ciecamente nella visione digitale di Allianz e nel ruolo determinante della tecnologia come compagno inseparabile di un nuovo modello di business. Poter gestire un programma di trasformazione aziendale focalizzato sull’attuazione del cambiamento, aiutando colleghi, leader e teams ad adottare nuovi comportamenti e una nuova mentalità, è stata per me la sfida più grande e più appagante che mai potessi immaginare. E poi, unire alla responsabilità della gestione del cambiamento la gestione delle risorse umane come capo del personale di una compagnia globale e innovativa come Allianz Technology è stata la realizzazione di un sogno. Adesso, che torno alla Holding, non vedo l’ora di affrontare ancora sfide più grandi…

Ma perché scelse proprio la Germania? 

La mia convinzione sin da quando ero studente è che più esperienze raccogli, più ricca sarà la tua vita. Attraverso lo studio delle lingue straniere ho maturato sempre più la voglia di conoscere altre culture, altre persone. L’architettura di una lingua dice già tanto su come sono le persone… Basti pensare alla struttura forte, alla precisione e prevedibilità della lingua tedesca rispetto alle eccezioni, rispetto ai modelli irregolari e “creativi” della lingua italiana! Mi sono incuriosita di sperimentare queste differenze! Pertanto, dopo l’università, ho scelto apposta un lavoro in un’azienda che potesse offrirmi opportunità di essere all’estero. La casa madre di Allianz è in Germania e, dato che all’epoca parlavo già tedesco, speravo di iniziare la mia avventura all’estero lì. Inoltre (sorride, n.d.r.), mio padre mi ha sempre detto che sono nata con una personalità “tedesca”, predestinata a un futuro come questo.

La lingua ufficiale di Allianz è l’inglese. E, in questo periodo di pandemia la compagnia ha maturato un motto: “If you can’t go outside, go inside”…

Il Covid-19 è stato un terremoto personale inaspettato per tutti. In Germania il blocco non è stato così drammatico, ma in Italia le persone sono state costrette a restare a casa e non hanno potuto uscire per molto tempo. In Allianz Technology abbiamo colto l’opportunità per diffondere a livello globale la pratica della consapevolezza. Abbiamo offerto tramite webex a tutti i dipendenti 15 minuti “consapevoli” ogni mattina per gestire, tramite meditazione e rilassamento, l’aumento dello stress quotidiano dovuto alla situazione. Questo modo di “viaggiare dentro” è divenuto per me una pratica molto utile. Mi aiuta a sentirmi più calma, più consapevole di me stessa, a creare uno spazio tra stimolo e risposta.

Lei ha dimostrato grande esperienza nelle strategie nel settore risorse umane. Quali sono le “armi” vincenti per fare carriera e avere successo oggi?

Adattabilità e consapevolezza di sé, oltre al focus sul risultato. Imparare dai rovesci e andare avanti rapidamente senza prenderli sul personale. Ho imparato a paragonare la mia vita frenetica nella mia organizzazione ad un videogioco … Le priorità mutevoli, i respingimenti e le situazioni inaspettate sono come i meteoriti che devi evitare in Pac man. Allo stesso tempo, più frutti raccogli, che per me in azienda sono apprendimenti, più “punti” guadagni per diventare più resiliente e più intelligente, livello dopo livello.

Quali sono le qualità come buon manager e leader che l’hanno portata qui?

Ascoltare, essere autentici, aperti ad ammettere i propri errori, capire che ogni individuo è diverso e richiede diverse leve motivazionali; essere pronti a svolgere il ruolo di un allenatore che rimane dietro le quinte e lascia che la squadra faccia il proprio gioco.

Ha fatto un breve periodo di formazione all’Università di Harvard. Lei è servito nel suo percorso professionale? 

Sono andata ad Harvard in una fase piuttosto avanzata della mia carriera, per confrontarmi con un gruppo di “superdonne”… Mi sono resa conto di non essere così male (sorride, n.d.r.). Ho ricevuto feedback positivi sulle mie capacità. Ad Harvard ho confermato la mia convinzione che saper comunicare, sfruttare le reti ed essere sicuro di sé senza essere arroganti ti aiuteranno sempre nella vita. Ho anche imparato che, se non sai bene dove vuoi andare, è meglio che tu prenda una decisione prima di iniziare il viaggio. Questo è il nocciolo dell’ambizione, e l’ambizione deve essere percepita se vuoi fare carriera. Ciò non significa che devi perseguire una sola via possibile, al contrario. Devi essere in grado di adattarti e cambiare velocemente, ma devi avere scenari chiari. Quello che Harvard mi ha aiutato a riconsiderare è che… Ci sono molte opportunità là fuori: tenersi sempre informati e aperti a scambi, idee e prospettive diverse è la chiave per essere preparati a qualunque cosa possa accadere.

Avrebbe potuto lavorare in America, ma ha deciso di rimanere in Europa…

Sono stata 14 volte negli Stati Uniti, ci ho passato anche un mese intero quando ero studente al liceo classico. Adoro visitare gli Stati Uniti, ma non credo che sia meglio vivere o lavorare lì che in Europa. Negli Stati Uniti, se vuoi avere una carriera interessante, dovresti probabilmente vivere a New York, che trovo troppo stressante, non sicura, o a San Francisco… una città bella, ma non altrettanto cosmopolita. Sono una persona piena di energia e pertanto mi piace vivere in un posto che mi offra opportunità professionali molto stimolanti, ma che contemporaneamente mi assicuri un’alta qualità di vita e tranquillità. Questo aspetto è particolarmente prezioso quando si hanno bambini, come me che ho una figlia. Monaco offre tutto questo e la adoro. Infine non ho mai dovuto scegliere di spostarmi, perché, ricoprendo diverse posizioni in Allianz, che è un gruppo globale, ho lavorato a stretto contatto con colleghi di altri paesi e ho anche trascorso dei periodi all’estero, in particolare in Spagna e in India.

Tornerebbe a lavorare in Italia?

Un ambiente internazionale mi piace molto più di uno nazionale, non importa di quale Paese parliamo, ma ovviamente dipende dal lavoro, dalle sfide e dal tipo di responsabilità. Di sicuro non respingerei una buona opportunità o idea. Proprio di recente, considerando che la risposta del sistema scolastico in Italia al Covid-19 è stata molto migliore che qui in Baviera, ho seriamente pensato di tornare in Italia, per far sì che mia figlia non avesse alcuno svantaggio nella sua educazione. Sfortunatamente mio marito non è così flessibile professionalmente.

Quali possibilità vede per talenti italiani in Germania?

Il mondo è cambiato così tanto da quando mi sono trasferita in Germania, quasi 25 anni fa. A quel tempo gli italiani che “emigravano” in Germania di regola non erano percepiti come professionisti seri in grado di ottenere risultati elevati. Troppo spesso ci si doveva confrontare con sgradevoli stereotipi a proposito degli italiani: si diceva che fossimo rumorosi, che mangiassimo pasta e pizza, che fossimo totalmente privi di struttura e non affidabili. Ciò, non solo, ovviamente, non è vero o è… relativo (sorride, n.d.r.), ma, 20 anni fa, probabilmente, andava bene essere bravi a seguire regole, eseguire degli incarichi senza discutere troppo o concentrarsi su soluzioni perfette e di alta qualità, anche se la loro elaborazione richiedeva molto tempo. Ora il mondo è così complesso che la prontezza e la velocità nel produrre soluzioni e la collaborazione in contesti agili sono diventati i fattori vincenti. Questa è la forza degli italiani. Ci sono molti italiani in Allianz e in Allianz Technology. Due membri del consiglio di amministrazione di Allianz Technology e due del cda di Allianz Holding sono italiani. Ho anche molti colleghi di diverse regioni italiane che sono saliti molto in alto di grado. Questo mi fa sentire davvero orgogliosa.

Nel tempo libero è anche stata parte di una band come cantante e pratica la zumba e altri tipi di danza. Questa sua incredibile creatività artistica è stata pure utile nella sua carriera? 

Frequentare tanti musicisti, che alle volte non riuscivano ad arrivare a fine mese con i soldi guadagnati, mi ha aiutato a riconoscere ogni giorno quanto sono fortunata e a sentirmi grata per quello che ho e ho raggiunto. Non mi ha fatto adagiare mai. La zumba, la corsa, che pratico molto, e la musica, perfino il karaoke nel mio seminterrato dopo il lavoro, mi danno gioia, mi fanno ricaricare le batterie e nutrono la mia anima „crazy“ e iconoclasta che mi ispira a pensare „out of the box“ e a generare idee creative. Quando ero in India ho scoperto che Allianz Technology organizza regolarmente corsi di zumba di 15 minuti durante la pausa pranzo… Mi sono unita a loro e ora sto pianificando di connettere diversi colleghi appassionati del genere in tutto il mondo con sessioni di zumba virtuali! Anche questo è un modo per divertirsi e incrementare allo stesso tempo i risultati-professionali…

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