Nella top 100 del lusso 22 aziende sono italiane. Ma è la Francia a guidare la crescita

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Lo store Prada all’interno dell’IFS Shopping Center di Chengdu nel Sichuan cinese (Shutterstock)
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Lo store Prada all’interno dell’IFS Shopping Center di Chengdu nel Sichuan cinese (Shutterstock)

Le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato vendite per 281 miliardi di dollari nel 2019, con una crescita di 15 miliardi di dollari rispetto all’anno passato. È quanto emerge dalla settima edizione del Global Powers of Luxury Goods, lo studio annuale di Deloitte, che considera e classifica i 100 top player del settore fashion & luxury a livello globale, sulla base delle vendite consolidate nell’anno fiscale in esame.

Per il terzo anno consecutivo, il quartetto dei migliori player del lusso è composto dai colossi Lvmh (la Francia, con 9 aziende in classifica ha conseguito la migliore crescita nelle vendite di prodotti di lusso), Kering, Estée Lauder e Richemont. Al quinto posto L’Oréal Luxe, che sostituisce Chanel, mentre EssilorLuxottica rimane stabile al settimo posto.  The Swatch group perde infine due posizioni, scendendo al decimo posto.

Come negli anni precedenti, il made in Italy si conferma leader nel settore, posizionando ben 22 aziende tra le 100 che costituiscono la graduatoria. Di queste, circa due terzi operano nel comparto dell’abbigliamento e calzature, mentre il 23% appartiene alla categoria borse e accessori, costituendo di fatto più della metà delle aziende nella categoria.

EssilorLuxottica, il gruppo Prada e Giorgio Armani (che recentemente ha annunciato i suoi progetti per il sociale e per l’ambiente) risultano essere i tre principali player italiani in classifica e, in forma aggregata, rappresentano quasi la metà delle vendite di beni di lusso realizzate nell’anno fiscale del 2019 dalle aziende italiane presenti nel ranking. Complessivamente, è Moncler il brand con la performance migliore nel corso degli anni: ha registrato il terzo net profit margin più alto della top 100, al 22,0%, dopo Vivara (azienda brasiliana) ed Hermès. Anche Ermenegildo Zegna ed Euroitalia hanno registrato una crescita delle vendite a doppia cifra, tanto che quest’ultima è rientrata tra le 10 aziende a crescita più rapida dello scorso anno. Il 2019 è stato inoltre l’anno in cui 6 dei grandi marchi del lusso italiano sono tornati a registrare una crescita positiva: Giorgio Armani, Otb, Dolce & Gabbana, Ferragamo, Ermenegildo Zegna e Twinset.

Pur essendo le più numerose, le aziende italiane della Top 100 realizzano solo il 12,4% dei ricavi totali globali, collocandosi in quarta posizione dopo Francia (28,3%), Stati Uniti (18,3%) e Svizzera (13,2%). E sempre la Francia, con solo nove aziende in classifica, ha anche conseguito la migliore crescita nelle vendite di prodotti di lusso nel FY2019, pari a 15,7%, quasi il doppio della crescita dell’intera Top 100. Ricordiamo che alcune delle più grandi società di beni di lusso del mondo hanno sede in Francia, in primis Lvmh, Kering e L’Oréal Luxe – e tutte si collocano nella Top 5. Quando si parla di net profit margin, è la Svizzera che con il 16,2% registra il risultato migliore rispetto agli altri paesi rappresentati in classifica, seguita dalla Francia con il 15%. L’Italia, con 5,6%, si colloca all’ultimo posto.

“Il percorso che si sta delineando negli ultimi anni è una forte concentrazione del mercato dettata dalle strategie espansive delle aziende, focalizzate su acquisizioni per differenziare i propri portfolio, entrare in nuovi segmenti di mercato e diversificare la produzione. Per quanto riguarda il nostro paese, ancora una volta le aziende italiane presenti nella top 100 sono le più numerose, a riconferma del peso dell’Italia nel mondo del lusso”, ha commentato Patrizia Arienti, Deloitte Emea fashion & luxury leader. “Guardando al futuro, la maggiore sfida che le aziende del lusso italiane saranno chiamate ad affrontare nel post-Covid sarà quella di essere pronte a fronteggiare il cambiamento. Tradizione e reattività, due elementi che da sempre caratterizzano le aziende Made in Italy, coniugati con modelli di business innovativi e sostenibili, saranno elementi necessari per affrontare le grandi sfide nell’era post-Covid”.