L’azienda italiana che con i suoi impianti fotovoltaici sta ripulendo l’aria in Giappone

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Articolo tratto dal numero di gennaio 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Il terremoto, una scossa di magnitudo 9 al largo della regione di Tohoku. L’onda alta 13 metri, tre in più della diga che proteggeva la centrale e i suoi reattori. Poi le crisi nucleari, le esplosioni, il rilascio di materiale radioattivo. A marzo, il Giappone ricorderà i dieci anni dal disastro di Fukushima, il più grave del dopo-Chernobyl. Pochi mesi più tardi, il Fukushima Azuma Baseball Stadium ospiterà le partite inaugurali dei tornei di baseball e softball dei Giochi olimpici di Tokyo: una delle tante iniziative per far ripartire la città e l’omonima prefettura, dove gli sfollati furono centinaia di migliaia.

Uno dei progetti decisivi per la ripresa economica della regione sta prendendo forma una quarantina di chilometri a nord-ovest del sito della centrale. Sulle colline intorno a Iitate, uno dei borghi più belli del Giappone, sorgerà infatti un impianto fotovoltaico da 4,4 mw di picco, dislocato su una superficie di otto ettari. E a costruirlo sarà un’azienda italiana: la società di progetto Solar Spv G. K. è infatti al 100% di Infrastrutture, fondata nel 1994 da Pier Francesco Rimbotti.

Rimbotti, classe 1960, è un ingegnere chimico fiorentino che oggi vive e lavora anche in Germania, Francia e Spagna. Si laureò a 22 anni all’Imperial College di Londra sotto la guida del fisico di origine cecoslovacca Felix Weinberg, luminare delle scienze dell’energia sopravvissuto a cinque campi di concentramento. Vittorio Emanuele Rimbotti, padre di Pier Francesco, fondò nel 1963 Sepro, la società dalla quale Infrastrutture è nata negli anni ’90, con un’operazione di rebranding. L’azienda si occupa degli aspetti legali, finanziari, ingegneristici e industriali dei progetti: dai permessi alla ricerca dei terreni, dagli studi di fattibilità alla pianificazione. Ha contribuito fino a oggi alla produzione di energia per 15.000 mw.

Negli anni ’90, il focus di Infrastrutture si è spostato da petrolio, gas e carbone alle fonti rinnovabili. Ha contribuito fino a oggi alla produzione di 400 mw di energia pulita, con altri 2.000 mw in fase di sviluppo. Secondo uno studio realizzato nella scorsa primavera, ha contribuito a prevenire l’emissione di tre milioni di tonnellate di anidride carbonica e a risparmiare cinque milioni di metri cubi d’acqua.

“Sepro”, ricorda Rimbotti, “ha avuto un ruolo importante nella formazione del sistema elettrico nazionale in Italia e in altri paesi. Una caratteristica della società è sempre stata l’attenzione ai cambiamenti nel modo di realizzare le centrali”. La stessa che ha spinto l’azienda verso le rinnovabili. “Già negli anni ’90 erano disponibili studi che avvertivano sui cambiamenti climatici in corso. L’aumento di eventi estremi come alluvioni, cicloni e siccità, per esempio, era già prevedibile allora. E da vent’anni ribadiamo che il 90% dei costi di una centrale sui vent’anni di vita viene speso nel Paese e crea impatto occupazionale. Per una centrale a combustibile fossile la spesa, per un Paese importatore come il nostro, è invece per il 90% all’estero”.

A metà degli anni ’70, Rimbotti percorse circa 4.000 chilometri su un Boxer Piaggio da Firenze a Capo Nord, in compagnia del fratello e di due amici. Quasi quarant’anni più tardi si è lanciato nell’equivalente imprenditoriale di quella avventura: portare Infrastrutture in Giappone.

Pier Francesco Rimbotti, ceo di Infrastrutture
Pier Francesco Rimbotti, ceo di Infrastrutture

“Abbiamo deciso di tentare perché abbiamo riconosciuto nel Giappone alcuni degli elementi che hanno spinto anche l’Italia verso le rinnovabili”, spiega oggi Rimbotti. “È un’isola con scarsissime risorse endogene di petrolio, gas e carbone ed è circondato da paesi con i quali ha avuto spesso relazioni tese, come Corea, Russia e Cina. L’autosufficienza energetica è perciò particolarmente preziosa. Si tratta poi della terza economia mondiale, nonché di un Paese con uno straordinario livello di civiltà. Gli sforzi profusi da aziende preparate e professionali trovano qui riconoscimento e approvazione. Gli investimenti in Giappone rimangono tra i più sicuri, nonostante non sia facile conquistarsi una posizione”.

Il progetto di Iitate è infatti il coronamento di un percorso lungo quasi un decennio. Cominciato nel 2012, con l’apertura degli uffici a Tokyo, e giunto a una svolta l’anno successivo, quando Infrastrutture divenne la prima azienda straniera a vincere un bando pubblico in Giappone. Un Paese che intende azzerare l’uso di combustibili fossili entro il 2050 e rappresenta oggi il terzo mercato al mondo nel fotovoltaico, con una capacità di produzione di energia solare di 63 gw. La storia di Infrastrutture in Giappone è quella di una crescita graduale, ma senza interruzioni”, racconta Rimbotti. “I primi passi sono stati i più complicati: già individuare il luogo adatto a ospitare la sede è stato difficile. Il sostegno dell’ambasciata italiana è stato prezioso e il Giappone ci ha aiutati tramite Jetro, la Japan export trade organization. Lo stesso organo che anni dopo ci ha chiesto addirittura di raccontare la nostra esperienza in Europa, perché ha visto in noi un modello per attrarre nuovi grandi investitori”.

L’attenzione all’ambiente è stata centrale anche nell’altra operazione intercontinentale di Infrastrutture: lo sbarco in America Latina. Le analisi dell’azienda suggeriscono infatti che i cambiamenti climatici in corso metteranno in crisi la dipendenza della zona dalle centrali idroelettriche. “Per esempio ‘El Niño’, il fenomeno che causa il riscaldamento periodico delle acque del Pacifico, comporta periodi di siccità prolungati, che stressano la flessibilità idroelettrica”, spiega Rimbotti. “L’altra considerazione che ci ha portati in America Latina è che la regione ha un’enorme necessità di crescita del consumo, dovuto all’incremento demografico e all’innalzamento degli standard di vita”.

Tra i mercati più ostici, paradossalmente, c’è quello italiano. I progetti nel solare, nell’eolico e nel biometano sono molti, ma spesso frenati dalla burocrazia. “Le amministrazioni”, denuncia Rimbotti, “sembrano incapaci o non desiderose di vagliare i progetti di energia sostenibile, che pure il Piano nazionale energetico e l’Europa richiedono”.

Nel frattempo, la società sta completando acquisizioni all’estero, in particolare in Spagna. “Il nostro obiettivo”, precisa Rimbotti, “è di costruire un portafoglio di progetti da quasi tre gw. Per i prossimi cinque anni abbiamo programmato un investimento totale da 2,5 miliardi di euro in esercizio o in costruzione”.