Da diva di ghiaccio a produttrice, Nicole Kidman si racconta a Forbes: “Porto sullo schermo il potere delle storie”

(Photo by Leon Bennett/Getty Images)
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(Photo by Leon Bennett/Getty Images)

“Il suo desiderio di essere davvero originale, di dirigere al massimo livello e di intrattenere molte persone”. Così Jennifer Salke, capo di Amazon Studios, definì le caratteristiche che la colpirono di più di Nicole Kidman. Una donna con cui condivide molti principi, a partire dalla dedizione al duro lavoro.

Fin da quando era giovanissima, Nicole ha dato prova di grande spirito imprenditoriale, oltre che di un incredibile talento per la recitazione. Sapeva bene quello che voleva, non si lasciava dominare da registi o produttori e si concentrava sui suoi obiettivi. Forte della volontà di rendersi indipendente il più presto possibile, aveva il preciso intento di dimostrarsi brava e molto intelligente, oltre che bellissima.

Così, nel 2010, Nicole ha fondato la sua casa di produzione cinematografica, la Blossom Films, con cui ha cominciato a produrre film e serie tv di successo. E ha deciso di continuare su questa strada, scegliendo in prima persona le storie, spesso tratte da libri. A gennaio 2021 è andata in onda, su Now Tv e Sky Atlantic, la serie The Undoing, di cui è produttrice esecutiva, oltre che interprete insieme a Hugh Grant. “Recito una donna di successo, una terapista di New York con una famiglia apparentemente perfetta, la cui vita viene sconvolta da eventi inaspettati”, spiega. Subito dopo è stato annunciato che interpreterà Lucille Ball in Being Ricardos, prodotto da Amazon Studios, con Javier Bardem. Ma sono tantissimi i progetti in cantiere, che mirano a sviluppare il suo business a un livello sempre più globale.

Lei ha cominciato la sua carriera quando era ancora una bambina.
A tre anni mi dedicai al balletto, ma mi resi subito conto che non avrei avuto un futuro perché ero troppo alta – adesso supero il metro e ottanta -. Quella prima delusione mi fece rendere conto che dovevo trasformare quella che era una debolezza in quel settore in un punto di forza in un altro campo. Allora mi appassionai alla recitazione: un’attività in cui, in fondo, potevo anche ballare e cantare, se volevo. A quattordici anni lavoravo a tempo pieno e guadagnavo, ormai sono una veterana della mia professione. Il mondo del cinema è duro, ti penti se fai le scelte sbagliate e, se vuoi farcela, devi saperti reinventare. Occorre scegliere progetti, agenti e audizioni per emergere, riconoscere le persone di cui ci si può fidare e il modo migliore per investire il proprio tempo e il proprio talento. Un attore è un po’ imprenditore di se stesso. In generale, penso che si debba soprattutto sapere rischiare. Io, per esempio, ho sempre creduto nel potere delle storie. 

Come mai ha fondato una sua compagnia di produzione cinematografica?

Nicole Kidman Hugh Grant The Undoing
Nicole Kidman e Hugh Grant, co-protagonisti di The Undoing (Emma McIntyre/Getty Images for WarnerMedia)

La fondai più di dieci anni fa per produrre Rabbit Hole, un film tratto da un’opera teatrale che rischiava di essere suicida al cinema. Oggi è sempre più normale vedere star che producono i loro progetti, ma all’epoca pochi attori lo facevano. Già allora ci tenevo a raccontare esperienze al femminile e non temevo di trattare temi scottanti, come, in quel caso, la violenza domestica di cui era vittima il mio personaggio. Quel film non è stato un campione d’incassi (il box office fu di 5,1 milioni di dollari, a fronte di un budget di 3 milioni), ma era un prodotto di alta qualità. Fu apprezzato da pubblico e critica e mi fece ottenere credibilità e fiducia per realizzare altri progetti. 

La serie TV Big Little Lies (secondo Thr, Nicole Kidman, che ha vinto un Emmy e un Golden Globe per il suo ruolo, nella seconda stagione è passata da 350mila a un milione di dollari a episodio solo per il ruolo da attrice, ndr) è stata un successo colossale. Come sceglie, di solito, i progetti su cui investire? 
Ho un ottimo business partner, il produttore Per Saari, con cui ho fondato Blossom Film. Lo chiamo spesso, per scherzo, mio “marito sul lavoro” (Nicole Kidman è sposata con il musicista Keith Urban, secondo matrimonio dopo quello con Tom Cruise, ndr), perché possiamo essere in disaccordo o avere punti di vista differenti, ma, alla fine, abbiamo la stessa visione e condividiamo gli stessi valori. Con lui abbiamo deciso di produrre anche Monte Carlo, con Selena Gomez e Leighton Meester, e The Family Fang con Jason Bateman, che ha lavorato anche come regista e si è rivelato bravissimo. Entrambe queste scelte si sono rivelate vincenti. Big Little Lies, prodotto con Hbo, è un progetto a cui tenevo particolarmente, perché si trattava di una storia tutta al femminile. Nessuno di noi immaginava un successo tale. Ma a volte bisogna seguire il proprio istinto e, come ho detto, sapere rischiare. Non si può sapere veramente come andrà un prodotto fino a quando non lo si lancia. L’esperienza sul campo aiuta, ma serve anche un pizzico di fortuna. 

Moulin Rouge
Nicole Kidman e Ewan McGregor in Moulin Rouge! (imdb.com)

Esiste, a suo avviso, un segreto per il successo?
In qualsiasi impresa si deve rimanere fedeli alla propria visione. Io e Per ci siamo prefissati, fin dal principio, di puntare sulla qualità, di scegliere solo progetti in cui crediamo. Non vogliamo conquistare il mondo, ma cerchiamo di fare il meglio di quello che possiamo, tenendo presente il lato finanziario e restando nel budget. Sappiamo essere critici l’uno con l’altro, ci confrontiamo senza timori. Sappiamo perfino prenderci in giro, se necessario, ma soprattutto ci siamo resi conto di avere una simbiosi che ci porta a fare le scelte migliori. Io sono più emozionale, lui è più pratico e razionale. Per questo siamo una buona combinazione. 

Come vi siete conosciuti?
A una festa nel 2004, durante una cena. Cominciammo a parlare e ci rendemmo conto che entrambi amavamo il cinema e certi film classici degli anni ’60 e ’70. Allora lui stava lavorando con Robert Redford come produttore esecutivo per la sua società, Wildwood. Io ero reduce da grandi successi come Mouline Rouge! e The Others. Era da tempo che volevo avere un mio business e stavo aspettando il momento giusto. Quella sera lo colsi al volo. Decidemmo di creare una compagnia di produzione con il principio di fare buoni film. Da qui è venuta l’idea di blossomed, sbocciato: Blossom Films. Da Per ho imparato a valutare che ogni cent conta, quando si gira. E ho sempre creduto che per un artista – come per chiunque svolga una professione altrettanto creativa – non debba dimenticare mai la propria responsabilità finanziaria. Altrimenti si finisce per perdere il contatto con la realtà. 

Quali sono le storie del momento?
Io e Per siamo avidi lettori e ci sono libri straordinari, tanti best seller, biografie e materiale nuovo e originale. Molte delle più belle storie per film e tv vengono da lì. Stanley Kubrick, con cui ho girato Eyes Wide Shut, mi ha insegnato anche che è importante leggere una sceneggiatura – ma anche un libro, una lettera, il riassunto o la proposta di una storia -, dal principio alla fine, senza distrarsi. Solo così si può avere un’idea chiara. 

Nicole Kidman Oscar
Nicole Kidman con l’Oscar vinto per The Hours (Frank Micelotta/Getty Images)

Che progetti ha in corso al momento?
Oggi siamo in fase di espansione. Fin dal principio abbiamo puntato sulle piattaforme digitali, che rappresentano un modo ancora più accessibile per raggiungere una vasta audience in tutto il mondo. La nuova tecnologia ha rivoluzionato il modo di fare cinema. Nel 2018 abbiamo firmato con Amazon Studios, pensando che fosse lì il futuro. Ci siamo impegnati con loro a realizzare film, serie tv e contenuti digitali, ma anche prodotti da lanciare al cinema. La pandemia ha limitato gravemente l’accesso alle sale cinematografiche, quindi in questo periodo ci siamo dedicati ancora di più alle possibilità della rete. Nel 2021 sarò interprete e produttrice esecutiva nella miniserie di Hulu Nine Perfect Strangers (le riprese sono cominciate già a luglio in Australia, seguendo tutte le restrizioni sanitarie, tra cui quarantene di 14 giorni e test obbligatori per attori e troupe, ma la Kidman ha annunciato a dicembre di aver concluso il progetto, ndr). E ho diversi progetti con Amazon: sarò nella miniserie thriller Pretty Things, nella serie drammatica Things I Know to Be True e nella serie The Expatriates. E queste sono solo alcune collaborazioni di cui posso parlare. Inoltre, mi sono prefissata, dopo una lunga carriera, di diventare mentore di altri artisti o imprenditori, specialmente donne e talenti emergenti. Lo avverto come una responsabilità e io e Per siamo aperti a idee e progetti di diverso tipo, da tutto il mondo. 

Chi l’ha ispirata maggiormente nel suo lavoro?
Prima di tutto mia madre. Sono nata alle Hawaii anche se vi ho passato solo i primi due anni della mia vita. Eravamo lì perché mio padre era biochimico, psicologo e professore universitario. Accettò successivamente un lavoro a Sydney, in Australia. Quando nacqui, però, era ancora uno studente che si occupava di ricerche per cure contro il cancro. Mia madre era un’insegnante, attivista e intellettuale, si occupava anche di infermieristica. Erano molto uniti, ma soprattutto lei ci teneva a crescere me e mia sorella Antonia, che ora è giornalista e avvocato, consapevoli dei nostri diritti, forti e determinate. Ci ha instillato un certo stoicismo e a plasmare la nostra natura più sensibile ed emotiva. Ancora oggi sono molto passionale, ma so fermarmi a pensare ed essere più razionale, quando serve. Un mio mentore è stata Jane Campion, la regista che mi scoprì in Australia, quando ero ancora una ragazzina alla scuola di teatro. Fu lei a darmi fiducia e coraggio, a farmi crescere come donna, artista e imprenditrice, dicendomi che avrei potuto fare qualsiasi cosa avessi voluto, molto prima che a Hollywood si parlasse di rivoluzione femminista. Aveva etica e dedizione per il lavoro: un valore in cui ho sempre creduto.

Che cosa consiglia ai giovani che iniziano oggi la loro carriera?
Consiglio, prima di tutto, di non lasciarsi abbattere dalle delusioni. Come attrice penso di averne subite molte, le audizioni possono essere umilianti come poche altre cose. Negli anni ho imparato a non scoraggiarmi, a non perdere tempo a piangere o a commiserarmi, anche di fronte a un fallimento. Guardo avanti, dimentico o imparo e mi focalizzo sul prossimo obiettivo. E penso che sia molto importante anche trovare un buon equilibrio tra lavoro e famiglia.