Il caffè solidale di Wolverine: Hugh Jackman racconta a Forbes la sua Laughing Man Coffee Company

Hugh Jackman Laughing Man Coffee Company
(foto Joe Scarnici/Getty Images per Laughing Man Coffee)
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“Non avevo intenzione di creare un’azienda di caffè, ma ho visto un’opportunità per fare la differenza nel mondo con un caffè eccezionale che supporta le comunità che lo coltivano”. A raccontare è Hugh Jackman, che nel 2011 ha fondato, assieme a David Steingard, ex assistente procuratore distrettuale, la Laughing Man Coffee Company, società con sede a New York. L’attore fu uno dei primi a investire nella vendita online del caffè, prima dell’acquisizione da parte di Keurig. Anche durante la pandemia, i prodotti della Laughing Man Coffee and Tea Company e i suoi due caffè newyorkesi, a Tribeca e presso Wall Street, sono rimasti molto popolari.

Intanto Jackman, insieme con la moglie, l’attrice Deborra-Lee Furness, continua nella missione di sostenere nuovi visionari. È diventato virale in rete il suo discorso sull’importanza di promuovere artisti indigeni emergenti al G’Day Usa American Australian Association Arts Gala, che quest’anno si è svolto in formato virtuale. Hugh Jackman è molto attivo sia a teatro – sarà a Broadway nel musical The Music Man, che dovrebbe cominciare il 20 dicembre e aprire ufficialmente il 10 febbraio 2022 – sia al cinema: è stato da poco diffuso il trailer del suo nuovo film, Reminiscence, che sarà disponibile in streaming su Hbo Max a settembre. Ha ricevuto ottime recensioni per il suo ultimo film, Bad Education, che racconta una storia di frode scolastica realmente accaduta. Molto popolare per il suo del mutante Wolverine nella saga cinematografica X-Men, Jackman ha saputo distinguersi anche come imprenditore filantropo.

“Quando ero bambino, una sera sedevo accanto a mio padre, un ragioniere, che crebbe me e i miei fratelli in Australia”, ricorda. “Mia madre se n’era andata in Inghilterra, da cui i miei genitori erano emigrati. Vedevamo gli Oscar insieme alla tv. Per noi era un momento difficile e quella cerimonia ci dava un po’ di gioia e leggerezza, tra i mille problemi che dovevamo affrontare. D’improvviso gli dissi convinto: ‘Papà, ce la faremo! Un giorno sarò lì!’. Lui si mise a ridere, ma io ero molto determinato: sapevo che, un giorno, avrei risolto una volta per tutte la nostra precaria situazione finanziaria”.

Hugh studiò giornalismo alla University of Technology di Sydney, per dedicarsi poi alla recitazione e al canto. Incontrò sua moglie sul set della serie tv australiana Correlli. Lei aveva tredici anni più di lui, si sposarono nel 1996 e adottarono due figli. Da allora sono sempre stati molto uniti. Hugh ammette di dovere a suo padre, grande lavoratore e sua “roccia”, come lo chiama affettuosamente, i suoi valori: la famiglia, che viene al primo posto, ma anche la dedizione alla professione e l’intento di investire in progetti che possono aiutare chi è meno fortunato. Al momento, Laughing Man Coffee and Tea Company ha produttori in Etiopia, Colombia e Perù. Hugh Jackman è da lungo tempo sostenitore del microcredito e si è fatto portavoce di Muhammad Yunus, un suo pioniere, vincitore del Nobel per la Pace nel 2006.

Come ha deciso di fondare Laughing Man Coffee Company?

Nel 2009 feci un viaggio di lavoro per World Vision in Etiopia, insieme a mia moglie Deb, e conobbi un giovane contadino e coltivatore di caffè. Si chiamava Dukale e aveva sei figli. Sulla sua storia abbiamo realizzato un documentario, Dukale’s Dream. Stava lavorando per cercare di riscattare la sua famiglia dalla povertà. Compresi subito che desideravo fare qualcosa. Oggi, grazie anche al sistema tecnologico di produzione Keurig, siamo stati in grado di far provare l’eccellenza del caffè di Dukale a milioni di persone. 

Qual è la sua visione?

La nostra missione è di fornire caffè di alta qualità e sostenere i contadini che lo producono. Vogliamo inoltre responsabilizzare le comunità di coltivatori di caffè attraverso il commercio equo e solidale, portando al miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Il nome della mia azienda fu ispirato dalla risata contagiosa e dall’ottimismo senza fine di Dukale, che, nonostante avesse davvero molto poco, era capace di godere delle piccole gioie della vita, di restare positivo, di cercare soluzioni e continuare a lottare, invece di abbattersi. Ogni acquisto dei nostri prodotti, come il 100% dei miei profitti, contribuisce alla Laughing Man Foundation, che aiuta le comunità globali di agricoltori, finanzia programmi di educazione per bambini e giovani e lo sviluppo delle comunità, oltre a sostenere imprenditori sociali in tutto il mondo. 

Lei ci tiene in modo particolare che il suo business sia anche, prima di tutto, sostenibile.

I nostri caffè garantiscono agli agricoltori un equo compenso per l’eccellente prodotto che portano sul mercato. Allo stesso tempo, promuovono pratiche agricole che proteggono la terra e la crescita sostenibile. Il nostro caffè biologico fa parte del nostro impegno per garantire la salute delle persone e del pianeta e per promuovere uno stile di vita sostenibile in tutto il mondo. Siamo stati perfino tra i primi a creare baccelli totalmente riciclabili: un traguardo incredibile che illustrammo in un incontro al Sxsw di Austin nel 2018.

Cosa ha appreso nel suo lavoro di imprenditore?

So di avere il potere della notorietà per fare la differenza, ma so anche di non potercela fare da solo. Il vero cambiamento avviene grazie al contributo di tutti e richiede un buon team, che condivide gli stessi valori. Sono poi, di natura, molto competitivo: ci tenevo a creare qualcosa di innovativo che piacesse alla gente. Sapevo che il mio nome non sarebbe bastato, ma che il prodotto doveva essere buono e di massima qualità, oltre che in grado di poter creare un impatto positivo sui lavoratori, sulla condizione del mondo e sulla tutela ambientale.

Ha trovato difficoltà in principio?

Decidemmo che dovevamo partire in piccolo ed espanderci solo successivamente, se il business fosse andato bene. Ci è voluto tempo per trovare la nostra strada. L’economia mi ha sempre interessato, da quando ero ragazzo, e mi sono dedicato a ricerche di mercato, marketing, pubblicità, distribuzione. Ho cercato la consulenza e i consigli di chi aveva più esperienza di me in questo campo. E sapevo che il caffè doveva essere buono, anzi ottimo, o non saremmo sopravvissuti a New York. Volevo un posto speciale: scelsi un caffè prediletto da tanti attori quando ancora non erano famosi, come Robert De Niro e Meryl Streep. Il locale aveva chiuso ed era piccolissimo, una stanza. Lo rilevammo e puntammo tanto pure sul servizio, che doveva essere pieno di energia positiva. 

Come vede l’evoluzione del business, in base all’esperienza che ha accumulato?

Le scelte vincenti saranno quelle che si baseranno su tecnologia innovativa e scelte eco-sostenibili. La gente tiene sempre più a sapere da dove viene quello che acquista e che mangia, come quello che indossa e che consuma, e in che modo viene prodotto. Sono convinto che le aziende debbano offrire totale trasparenza e responsabilità sociale per essere credibili e affidabili.

Quali sono i suoi consigli per arrivare al successo?

È fondamentale avere costanza e non lasciarsi scoraggiare da rifiuti e delusioni. Persistenza, concentrazione e disciplina nel perseguire i propri obiettivi e portarli a termine sono altrettanto importanti. Chiunque abbia un’idea dovrebbe cercare di concretizzarla. Bisogna abbandonate le insicurezze: non importa se avete diciotto o settant’anni, dovete credere in voi stessi. Adesso, in modo particolare, i social media e le piattaforme digitali offrono tantissime opportunità in più. E se anche doveste fallire, saprete di averci provato e, soprattutto, avrete imparato qualcosa. Nella vita ogni esperienza conta e bisogna farne tesoro. Un altro principio in cui credo è apprezzare ciò che si ha. Sono grato di avere avuto successo come attore, ma, nella stessa misura, di essere cresciuto in Australia: ho avuto assistenza medica, istruzione e acqua potabile gratuiti. Possono sembrare cose scontate, ma molti non le hanno. È importante non dimenticarlo mai. Io lo compresi quando, da ragazzo di città di Sydney, passai tre mesi a lavorare con le comunità aborigene, con cui continuo a essere in contatto. Fu un viaggio che mi cambiò la vita. Io e mia moglie cerchiamo di ricordarlo sempre ai nostri figli, perché ci teniamo che crescano consapevoli. In fondo, sono loro il nostro futuro.