Tutti pazzi per le obbligazioni sostenibili: così il green sta conquistando anche la finanza

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(Getty Images)
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di Enzo Argante

Non è più una visione culturale. La sostenibilità è mercato. Anzi di più: è finanza.Secondo le ultime previsioni di Moody’s Investors Service, le emissioni di obbligazioni verdi, sociali e sostenibili quest’anno si avvicineranno alla cifra record di 300 miliardi di dollari. È la conferma che la finanza verde non è un fuoco di paglia alimentato dall’immaginario collettivo travolto dalla pandemia, ma una strada virtuosa imboccata con decisione e concretezza. Sano profitto per tutti i protagonisti della filiera.

Le previsioni 2021 sono di un aumento di quasi il 30% rispetto allo scorso anno, quando l’emissione di obbligazioni verdi, sociali e di sostenibilità ammontava comunque a 225 miliardi di dollari, pur essendo fortemente condizionata dalla pandemia. In questi primi mesi – anche grazie alla mobilitazione istituzionale e politica globale – si è generata una forte domanda da parte degli investitori incoraggiati dalle misure politiche e dalla standardizzazione delle normative che accredita una forte crescita degli investimenti. “Ci aspettiamo che l’emissione di obbligazioni sostenibili basate sull’utilizzo dei proventi da parte delle istituzioni finanziarie raggiunga un nuovo record quest’anno, aiutata da una crescente attenzione normativa sui fattori Esg che incoraggia più istituzioni finanziarie a emettere obbligazioni sostenibili“, è stato il commento ufficiale di Carola Schuler, amministratore delegato presso Moody’s Investors Service.

A livello regionale, l’Europa continua a guidare il mercato delle obbligazioni verdi, rappresentando il 49% del totale del 2020 con 50,1 miliardi di dollari di emissioni. La quota di mercato globale del continente è aumentata ogni anno dal 2016, quando rappresentava solo il 22% del totale. Questo perché investire nella finanza verde in Unione Europa è diventato più semplice e rassicurante dopo la pubblicazione del Report Finale sulla Tassonomia Ue che definisce un sistema unico di classificazione delle attività economiche definibili “sostenibili” e stabilisce quindi riferimenti per gli stakeholder in linea con gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima. 

Anche il nostro Paese prova a tracciare corsie di accelerazione con i green bond italiani, i Btp Green, Buoni del Tesoro poliennali. Le spese potenzialmente rendicontabili per essere finanziate dal Btp green sono di circa 35 miliardi: il 50% indirizzato sui trasporti, il resto su efficientamento.  energetico, incentivi alle rinnovabili, economia circolare, protezione ambientale e ricerca.

Il pubblico ha decisamente alzato l’asticella, come si dice. Ma anche il privato che ha innestato decisamente una marcia in più. In quale direzione vanno gli investimenti e in quali settori vanno le scelte delle società di gestione? Le linee guida sono ovviamente i 17 goals Esg indicati dagli Esg che coprono l’intero arco del concetto sostenibilità in termini di impatto ambientale, sociale e delle governance. L’azione si diversifica e verticalizza in maniera sorprendente non solo nella parte obbligazionaria ma anche in quella azionaria. La finanza mette il ditino su molte piaghe, alcuni esempi fra i tanti possibili: Candriam ha lanciato il Sustainable Equity Climate actionSri Equity Climate Action, fondo impact che investe in società globali che offrono soluzioni a lungo termine per il cambiamento climatico; Nordea Asset Management  ‘premia’ anche le imprese attente alla tutela delle diversity con il Global Diversity&Inclusion Fund; Robeco con il Global Consumer Trends punta a rendimenti che incoraggino la trasformazione digitale del consumo e sulla salute e benessere; Pictet Nutrition a migliorare la produttività agricola, incrementare l’efficienza nel trasporto e nella trasformazione degli alimenti e massimizzare le proprietà nutrizionali del cibo.

Per non parlare del settore assicurativo. Un esempio per tutti: Premiums4Good è un programma di Qbe Italia che permette di gestire fino al 25% dei premi dei clienti in operazioni d’investimento con impatto sociale e ambientale (a fine 2020, il portafoglio ha raggiunto 1,1 miliardo di dollari, con l’obiettivo di raggiungere i 2 miliardi entro il 2025!). E ancora: quello bancario con aziende (Flowe, Gruppo Mediolanum) che si propongono al mercato ’native sostenibili’ senza mezzi termini, anteponendo il fine green all’azione finanziaria vera e propria.

E poi c’è Blackrock che svetta per volume e vigore. La più grande società d’investimento al mondo con il suo portafogli da quasi 9mila miliardi di dollari, punta il mirino sulle compagnie a ‘trazione’ fossile intimando una vera e propria roadmap per l’inversione di rotta verso la carbon neutrality. Con Larry Fink che parla ai ceo delle aziende in cui investe decine di miliardi senza mezzi termini: “Chiediamo alle aziende di divulgare un piano relativo alla compatibilità del proprio modello di business con un’economia a zero emissioni nette”.

L’azione è corale, insomma. L’elenco dei protagonisti è sempre più lungo e decisamente potente: non stiamo parlando di responsabilità sociale ma di un ruolo attivo nello sviluppo sostenibile. Con un occhio critico a chi fa green washing ovviamente, per evitare vicoli ciechi. Godiamoci perciò il mese di aprile e la Giornata della Terra: questa volta non sono parole al vento.